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Mafia catanese a Roma Sud: 8 arresti -VIDEO

Il clan Fragalà, nota famiglia mafiosa catanese, aveva iniziano a tessere la propria rete a Roma Sud. Qui, i membri del sodalizio mafioso avevano il controllo su gran parte dei traffici illeciti, arrivando a stringere alleanze con le altre famiglie criminali della zona.

Intimidazioni, estorsioni, minacce e persino attentanti: sono questi alcuni dei reati commessi a danno di commercianti e imprenditori, avvenuti tra Ardea, Pomezia e Torvajanica. Ma gli illeciti dei Fragalà non sono finiti qui: gli affiliati al clan, infatti, gestivano un importante traffico di droga. Le sostanze stupefacenti, quali cocaina, marijuana e hashish importate dalla Colombia e dalla Spagna, arrivavano grazie all’aiuto di campani e siciliani. Inoltre, nel corso dell’operazione, è stato possibile sventare il sequestro di Ignazio Fragalà. Il movente è riconducibile  ad una controversia sorta in merito al pagamento di una partita di stupefacenti tra il clan Fragalà ed esponenti del clan Cappello di Catania. Liberato l’ostaggio e arrestati gli 8 sequestratori. Ad effettuare l’arresto i carabinieri del Ros. 

Le indagini hanno avuto origine a seguito della testimonianza di Sante Fragalà in carcere per scontare una condanna a 26 anni per duplice omicidio. Il pentito ha dichiarato come il clan si sia radicato nella zona Roma Sud da circa 28 anni.

Le figure centrali del clan radicato a Roma Sud

Il clan era così costituito da Alessandro Fragalà di 61 anni, il nipote Salvatore Fragalà di 41 anni e Santo D’Agata di 61 anni. I tre, aventi funzioni direttive, si tenevano in costante contatto con gli ambienti mafiosi catanesi. Tali rapporti servivano sia sia per la gestione dei traffici illeciti, che per il reclutamento di manodopera criminale. Un
ruolo di rilievo era altresì rivestito da Astrid Fragalà, 40 anni, figlia di Alessandro. La donna rappresentava l’elemento di cerniera tra il padre e la vita pubblica pometina. La 40enne aveva il compito di curare le relazioni e i
contatti con esponenti delle professioni, della pubblica amministrazione e della politica locale.

Altro soggetto importante è Francesco D’Agati, 83 anni, di origini palermitane e legato a “Cosa nostra”, già uomo di fiducia a Roma del boss Pippo Calò. L’uomo è già destinatario del provvedimento cautelare in esame per il
reato di concorso esterno nell’associazione mafiosa facente capo al clan Fragalà. D’Agati, pienamente inserito nelle dinamiche mafiose del territorio romano manteneva relazioni di elevato livello anche al di fuori degli ambienti criminali.  Per autorevolezza e prestigio mafioso, l’83enne è intervenuto a tutela e in rappresentanza degli interessi del clan Fragalà nel corso di alcune controversie con altre organizzazioni criminali operanti nella capitale.
Relativamente alle attività illecite perpetrate dal sodalizio, sono stati documentati:

 

E.G.

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Redazione

Quotidiano on-line siciliano

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