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Mafia Capitale, Cara di Mineo: il sistema Odevaine nelle carte del Tribunale di Roma

Le 425 pagine dell’ordinanza con cui ieri il Tribunale di Roma (il Gip è la dottoressa Flavia Costantini) ha avviato la “fase 2” dell’inchiesta Mafia Capitale fanno cadere il velo sul complesso schema d’indagine degli inquirenti capitolini. Dalle carte emerge più chiaramente il quadro del filone siciliano dell’inchiesta, che riguarda soprattutto la gestione del Cara di Mineo, e al centro del quale spicca la figura di Luca Odevaine. Secondo l’accusa, il membro del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale – per altro componente delle tre commissioni aggiudicatrici – si era messo a disposizione del gruppo imprenditoriale La Cascina per orientare le gare d’appalto riguardante i servizi del C.A.R.A. In cambio di uno “stipendio” mensile da 10.000 euro, aumentato a 20.000 dopo l’aggiudicazione della gara del 7 aprile 2014.

Questo spezzone dell’indagine vede indagati lo stesso Odevaine, i suoi collaboratori Tommaso e Gerardo Addeo, Stefano Bravo e Marco Bruera ed i dirigenti de La Cascina Domenico Cammisa, Francesco Ferrara, Carmelo Parabita e Salvatore Menolascina, a vario titolo, per corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c. p.), corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (319 c. p.), turbata libertà degli incanti (353 c. p.), concorso formale in reato continuato (81 c. p.) e reato in concorso (art. 110 c. p.). A suffragare le tesi dell’Accusa ci sono decine e decine di intercettazioni ambientali.

In una conversazione tra Odevaine, Cammisa (amministratore delegato della coop La Cascina) e Parabita (membro del cda di La Cascina Global Service srl) captata il 6 marzo 2014 negli uffici della Fondazione Integra/Azione, Odevaine dichiara: “questa volta … una volta nella vita …vorrei … quantomeno … non … non … regalare le cose insomma … almeno io da questa roba qua … visto anche che … sto finendo di lavorare … in … in Provincia e quant’altro almeno ce vorrei guadagnà uno stipendio pure pe me … quantomeno … se proprio … poi dopo la cosa è andà … ha preso altri sviluppi … c’è una parte che all’inizio appunto erano 5 mila Euro, poi so diventati 10 mila Euro”.

Quattro giorni dopo, il 10 marzo 2014, a colloquio con i suoi collaboratori Odevaine sembra agganciare la determinazione dello “stipendio” al numero di migranti presenti a Mineo: “su Mineo devono alzare la quota, non dico raddoppiarla ma almeno insomma il 50% in più perché l’accordo su 10.000 era quando erano 2.000, …..per cui su quella ce l’ho, insomma la devo almeno ritoccare, rialzare almeno a 15”. Secondo la Procura di Roma, la quota salirà fino a 20000 euro mensili dopo la gara svolta il 7 aprile 2014. Il 14 marzo 2014, Odevaine forniva ai suoi collaboratori ulteriori dettagli sull’accordo raggiunto con La Cascina, ipotizzando le possibili modalità di pagamento (subappalti, sovrafatturazioni o gestione di un centro d’accoglienza) e fissa il famigerato tariffario: “LA CASCINA che va da 80 a 1 euro e mezzo calcoliamo facciamo un pò… di media è questa qui, quindi saranno diciamo che alla fine comunque 15-20.000 euro tranquilli, in ogni caso, poi si tirano fuori… intorno al minimo indispensabile”. Da 0,80 centesimi a 1,50 euro per ogni immigrati gestito. In media, 1 euro per migrante.

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