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Lagalla come Macron in Francia?

C’è in atto una rivoluzione globale della politica che è partita dagli USA e per reazione sta attraversando l’Europa, acuendo il populismo. La storia non è finita con Fukuyama, ma secondo la sua ciclicità è ricominciata con Trump. (…)
Il binomio non è più classista fra destra e sinistra su cui già comunque Bobbio aveva ricercato una specificazione, seppure scolastica. Oggi la demarcazione è fra popolo e società: chiusura verso apertura, sovranisti verso globalisti. Ricorrendo alla mitologia classica lo scontro è fra Ulisse che torna alle sue origini ad Itaca ed invece Enea che si spinge oltre fondando un nuovo insediamento, Roma.

Trump e poi La Le Pen in Francia fanno appello al popolo, Macron invece invoca la società. C’è una differenza di fondo fra popolo e società, come fra l’istinto della folla di Elias Canetti e l’arte del governo di Machiavelli.

Davanti alla forza populista della Le Pen, Macron è avanzato in modo deciso, con la capacità di cogliere al volo l’occasione, di rispondere alle sue botte, di sapere navigare nelle acque agitate della politica francese con carattere. Machiavelli avrebbe definito il suo percorso come accompagnato dalla Fortuna “amica dei giovani, perché sono meno respettivi , più feroci e con più audacia comandano”. Macron contro tutte le previsioni è partito da solo con forza di carattere, capacità, visione, background culturale e professionale e ha dialogato direttamente con la società francese, confrontandosi con la sua dinamicità e i suoi interessi per la nazione. Ha girato la Francia in lungo e largo aggregando sul territorio e assistendo nel frattempo all’implosione dei partiti tradizionali. Chi, politico, lo avrebbe voluto divorare, è caduto in forza della sorte. Il cammino di Macron in Francia ci traccia un modello politico fondato sulla audacia accompagnata dalla buona sorte e sulla competenza della persona, nonché sull’autorevolezza della proposta politica contro le categorie classiche di destra e sinistra proprie dei partiti tradizionali. Questi non si trovano più in sintonia con la società interclassista e per questo sono entrati in crisi.

In Sicilia oggi assistiamo alla liquidità della politica regionale. La crisi e la scomposizione del centrodestra insieme al fallimento dell’esperienza di governo Crocetta targato Pd consegnano la forza dell’antipolitica al movimento populista di Grillo che, pero’, non è in grado di dare significato di governo al consenso riscosso. Per il resto, l’ambiente politico non ha fatto emergere “uomini nuovi, stili umani e pubblici nuovi”, per usare la descrizione di Ernesto Galli Della Loggia. Solo il nome in campo di Roberto Lagalla ha già’ messo in crisi gli schieramenti partitici classici.

La sua storia e’ contraddistinta da esperienze manageriali e solo occasionalmente politiche. Roberto Lagalla però dovrà innanzitutto ricercare la sintonia con la società siciliana ormai votata all’antipolitica. E per questo dovrà proporre un grande atto di conciliazione con i siciliani: solo uomini nuovi e nuovi stili umani e pubblici. Seguendo questa priorità, dovrà essere capace di riconfigurare lo scenario politico a partire da una agenda politica che tracci una visione della Sicilia. Le ultime riforme di sistema risalgono al governo di Rino Nicolosi che viene pure ricordato per il ruolo internazionale che seppe dare alla Sicilia. Rino Nicolosi fu infatti l’antesignano del ruolo in politica estera delle Regioni.

Questo nuovo percorso politico offrirebbe a Forza Italia l’occasione irripetibile per riposizionarsi come forza moderata e responsabile di governo. La differenza sarebbe così subito evidente soltanto per la vanità del Pd siciliano che si trova nel guado, fra l’abiura di Crocetta e l’individuazione di un proprio candidato di parte.
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Redazione

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