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L’ultimo metro di pellicola vince il Premio Cariddi al TaorminaFilmFest

L’epocale passaggio dall’analogico al digitale nel cinema è il tema del premiato documentario L’ultimo metro di pellicola di Elio Sofia, che si è aggiudicato nella giornata conclusiva della 61° edizione del TaorminaFilmFest il Premio Cariddi nella sezione Filmmaker in Sicilia, e che proprio il primo giorno di festival ci raccontava del suo film e dell’emozione per la selezione.

«Sono molto emozionato, perché il TaorminaFilmFest è stato il primo festival in cui sono venuto da spettatore. Ormai più di 10 anni fa partii da Catania in vespa per assistere a una lezione di Giuseppe Tornatore e vedere Nuovo Cinema Paradiso. Quindi sono molto legato a questo festival».FB_IMG_1434885954304
«Tornatore ha raccontato una storia di cinema , io ho voluto dar voce ai protagonisti che fanno il cinema (proiezionisti, proprietari di sale cinematografiche, ecc…) a tutti coloro che hanno a che fare con la pellicola. E il documentario racconta proprio il passaggio dalla pellicola al digitale, – continua il regista – di una storia che finisce e di un’altra che inizia e continua. L’idea di questo documentario nasce da una via di Catania, la via Giuseppe De Felice, che era il luogo di distribuzione delle pellicole in Sicilia e in Calabria. Lo stesso Giuseppe Tornatore quando da ragazzino aveva aperto un cineforum veniva con la corriera da Bagheria proprio in via De Felice a prendere le pellicole, io più semplicemente mi affacciavo dal balcone di casa e vedevo i proprietari delle sale che compravano i film. Proprio negli ultimi anni ho visto le ultime luci della pellicola, ormai quasi del tutto spente. Purtroppo ci rendiamo conto delle bellezze di alcune cose quando stanno già per scomparire. L’ultimo metro di pellicola parla non solo di via De Felice e di Catania, ma soprattutto parla di Cinema e delle storie di uomini e di emozioni».

Alla domanda su cosa si aspettasse dal concorso al TaorminaFilmFest Elio Sofia ci aveva risposto « è già una grande emozione essere qui. Sono già pellicola 1contento del fatto che sia stato selezionato il film, un lavoro autoprodotto durato 3 anni e con dei costi veramente irrisori. A volte la “povertà” può essere un punto di forza. Ho girato usando la sedia a rotelle di mia nonna e con i faretti prestati dal mio maestro di tango, l’importante è non scoraggiarsi. Il film è una scommessa già vinta con la selezione. Provo una sensazione strana, ho tanta voglia di mostrarlo ma mi sento ancora a disagio a entrare nel ruolo del regista».

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Redazione

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