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L’Ue vuole abolire l’ora legale

L’Unione Europea vorrebbe abolire l’ora legale e la questione è già arrivata in Commissione. La proposta arriva dopo la richiesta dei paesi dell’Est e del Nord, capeggiati da Polonia e Finlandia, secondo cui questo passaggio provoca una sorta di “impigrimento”.

La consultazione

L’UE ha quindi lanciato una consultazione online. Hanno votato 4,6 milioni di persone, di cui l’84% in favore della sua abolizione.

Prossimamente, la Commissione proporrà al Parlamento e al Consiglio europei di abolire la risoluzione che obbliga gli stati a cambiare l’ora due volte all’anno, lasciando quindi a ogni stato la libertà di fare come vuole.

L’Italia è al terzultimo posto con un misero 0,04%.

Le conseguenze

In realtà, le conseguenze non inciderebbero sul risparmio, motivo per cui è nata l’ora legale. Grazie alle tecnologie e alle fonti rinnovabili, l’uso della corrente è sempre più inferiore. Allungare quindi la giornata, secondo gli studi di Terna, servirebbe a risparmiare ancor meno dello 0.2% l’anno.

Il maggior risparmio, infatti, lo si fa proprio all’inizio e alla fine dell’ora legale: aprile e ottobre. In questi due mesi, spostando in avanti le lancette di un’ora si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Al contrario nei mesi estivi, come luglio e agosto, invece, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità.

Il problema nascerebbe nella mancata uniformità degli orari europei. L’autonomia di scegliere l’abolizione o meno dell’ora legale, significherebbe fusi orari diversi all’interno della stessa UE.

Questo danneggerebbe, non solo i viaggiatori afflitti da continui jet leg, ma anche il mercato interno. Secondo la Commissione, ci sarebbero maggiori costi per gli scambi transfrontalieri, inconvenienti nella comunicazione e nei trasporti, e un abbassamento della produttività nel mercato interno.

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Redazione

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