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L’onore dell’on. Firrarello “Trafitto” da uno studente lavoratore?

“Il sindaco sen. Giuseppe Firrarello, condannato nell’aprile del 2007 dalla prima sezione del Tribunale di Catania a due anni di reclusione per corruzione e turbativa d’asta e in rapporto con le famiglie Mangion e Santapaola, ottiene un milione e 350 mila euro per il rifacimento della storicissima piazza Spedalieri e dopo 18 mesi la riconsegna alla cittadina con lo splendido nome di piazza Firrarello. Ma come si fa a togliere al filosofo Nicola Spedalieri la sua piazza per darla ad un politico corrotto?” . In questo modo, secondo il capo d’imputazione, lo “studente-lavoratore” T. L., nemmeno trentenne, avrebbe offeso la reputazione dell’on. Giuseppe Firrarello.

Che da oltre due anni lo fa processare, rifiutando l’ipotesi di rimessione di querela. Eppure, L. ha scritto (si tratta del processo cosidetto “Garibaldi”) facendo riferimento -all’interno del suo post- alle fonti da cui aveva preso l’informazione. Non solo: aveva cancellato lo scritto –presunto diffamatorio-immediatamente dopo la segnalazione della polizia postale.

Eppure, oggi, in udienza, davanti al giudice monocratico della quarta sezione del Tribunale, dott. Grasso, è stato il momento della discussione: il Pm ha chiesto la condanna ad una multa, la parte civile Firrarello il risarcimento del danno! Un danno davvero terribile. Sarà stato un “trauma” tutta questa vicenda?

Di certo, da un lato c’è uno studente-lavoratore che ha scritto, in buona fede, senza doppi fini politici, riportando anche quanto detto da un consigliere comunale. Dall’altro, c’è S.E. il senatore e oggi –solo- sindaco di Bronte Pino Firrarello. Le cui gesta –come sa il grande pubblico- si possono leggere anche nel best-seller “Un contandino Al Senato”, sua “fatica letteraria”, ricca di foto e di massime di saggezza. Con un capitolo anche che parla proprio della vicenda “Garibaldi”.

Per la cronaca, nel febbraio scorso, al processo cosiddetto“Garibaldi”, Firrarello è stato assolto. Ma alla fine, in Cassazione. E sulla sentenza della Suprema Corte ci torneremo presto.

Frattanto, il 10 febbraio ci sarà la sentenza contro lo “studente-lavoratore”: ci saremo, anche noi, in aula.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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