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L’ombra delle tangenti sul Cara

L’appalto in questione è quello sulla gestione del Cara di Mineo, e a sostenere questa tesi, in diverse conversazioni intercettate, è Luca Odevaine, l’uomo di riferimento di Salvatore Buzzi, il re delle cooperative sociali finito agli arresti a Roma nell’indagine “Mafia capitale” per i suoi rapporti con Massimo Carminati, al vertice della “Cupola nera”.

Nelle migliaia di pagine allegate all’ordinanza di arresto firmata dai procuratori romani il Centro di accoglienza di Mineo compare spesso. La versione di Odevaine, se confermata, alza il velo su quello che è stato forse il più grande affare nella gestione dei migranti. Soltanto l’ultima gara bandita nel luglio scorso aveva un valore di 100 milioni di euro. Ed è Odevaine a spiegare, nelle telefonate intercettate, come è stata bandita e chi l’avrebbe vinta. Dalle indagini dei carabinieri emergono i contatti tra Odevaine, che era componente della commissione aggiudicatrice, il direttore del Consorzio calatino che raggruppa i Comuni del Catanese diventati “soggetti attuatori” del Cara dopo la Provincia, e i manager della Cascina, azienda di riferimento di Comunione e liberazione che fa parte della cordata che vinse poi il bando ma che già dal 2011 gestiva alcuni servizi nel Cara.

In un dialogo Odevaine dice al suo commercialista, riferendosi al bando di Mineo del luglio scorso: “Dobbiamo fare la gara adesso… pubblichiamo il bando, poi tornerò per la commissione per aggiudicarlo, però diciamo che è abbastanza blindato insomma… sarà difficile che se lo possa aggiudicare qualcun altro, no vabbè, dai, è quasi impossibile”.
Ad aggiudicarsi il mega-appalto è la cordata di gestione uscente, composta, oltre che dalla Cascina, anche dalla Sisifo, che fa riferimento alla Lega delle cooperative, dalla Casa della solidarietà dell’Arciconfraternita di San Trifone guidata da Tiziano Zuccolo (che in un’altra intercettazione sembra spartirsi alcuni affari con Buzzi a Roma), dalla Senis Hospes e da Sol Calatino. In una conversazione con il suo commercialista, Odevaine spiega anche come sia stata gestita la prima gara, nel 2011. E qui cita l’ex presidente della Provincia Giuseppe Castiglione, nominato allora “soggetto attuatore ” del Cara di Mineo dal ministro Roberto Maroni.

È Castiglione, in qualità di presidente dell’Upi, che indica Odevaine al tavolo nazionale sull’immigrazione e gli dà il ruolo di consulente per il Cara: due poltrone chiave, secondo gli inquirenti, per quello che definiscono “il sistema Odevaine”. Il consulente dice al suo commercialista, riferendosi alla prima gara per la gestione del Cara: “Castiglione, quando io ero andato giù, mi è venuto a prendere all’aeroporto. Mi ha portato a pranzo e arrivato al tavolo c’era pure un’altra sedia vuota… e capii che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”.

Gli inquirenti non sanno a chi si stia riferendo Odevaine. Ma in un’altra conversazione il superconsulente arrestato racconta come è nato il “sistema” nel 2011: “Gli dico (a Castiglione, ndr) noi dobbiamo creare un gruppo forte… già ne parlo con questi dell’Arciconfraternita a Roma e loro si erano nel frattempo fusi con la Cascina… per cui gliel’ho presentati a Castiglione e poi è nato questo”. E ancora: “Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e liberazione… Comunione e liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del centrodestra “. Odevaine sostiene anche di ricevere compensi per questo suo ruolo e per aver fatto arrivare al Cara di Mineo la Cascina: “Loro mi davano su Mineo 10 mila euro al mese come… diciamo così, contributo”. E visto che nel frattempo le presenze al Cara di Mineo erano raddoppiate, da 2 mila migranti a 4 mila, aggiunge: “No, non può essere lo stesso importo… e quindi siamo passati a 20 mila euro”.

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Redazione

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