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Lo spazio aereo di Roma è facilmente vulnerabile ad azioni terroristiche

Nel marzo di quest’anno su queste stessa edizione digitale, in due diversi interventi, rispettivamente del 26 e  del 27 marzo , ho sostenuto la necessità di un coordinamento europeo dei Servizi di Sicurezza e un loro diretto coinvolgimento  nella selezione e nella vita privata dei piloti d’aereomobile nell’articolo del.
Infatti, dal settembre 2001 è apparso del tutto evidente come un aeromobile possa essere utilizzato come un’efficace arma terroristica per destabilizzare un’intera nazione, con effetti non solo sul piano psicologico della popolazione ma anche sui mercati finanziari globali.
I servizi europei e statunitensi, in questi tre lustri passati, hanno più volte allertato lo Stato del Vaticano per possibili e concreti rischi di attacco terroristico. Rischi ancora più attuali se si considerano le minacce rivolte alla Santa Sede da esponenti dell’ISIS (Islamic State of Iraq and Siria) e dal suo autoproclamato califfato.

Se si considera l’apparato organizzativo, di analisi e di prevenzione antiterroristica, che già è stato messo in piedi dall’annuncio dell’Anno Giubilare (che si aprirà il prossimo 8 dicembre per protrarsi per tutto il 2016), proprio in funzione dell’enorme flusso turistico straniero che il Giubileo eliciterà, gli scenari previsionali di ipotetici attacchi sono molto importanti per capire le falle nei sistemi di sicurezza già resi operativi.

Orbene, quanto avvenuto giorni fa nei cieli di Roma (in un quartiere di periferia) durante la commemorazione privata riguardante le esequie di un boss del clan Casamonica, lascia perplessi sulla capacità organizzativa di un sistema di sicurezza antiterroristica che inibisca effettivamente eventuali attacchi aerei.
Infatti, nell’evento appena citato, un elicottero privato civile, partito da Napoli, ha deviato il proprio percorso (delineato nel piano di volo prestabilito e autorizzato) con tutta tranquillità e ha lasciato cadere a bassa quota una miriade di petali di rose sulla piazza gremita attorno al feretro, ed è tornato alla base di Napoli senza alcun impedimento.

Di fatto, nessuno degli Organismi preposti alla vigilanza e alla sicurezza del traffico aereo è intervenuto.
Peraltro, le perplessità sui vigenti sistemi di sicurezza contro le intrusioni aeree aumentano se si considera il fatto che poco distante dalla chiesa, in cui si sono svolte le esequie, vi è una base militare, che rappresenta teoricamente un obiettivo sensibile da dover comunque essere ben difeso, in quanto potenziale obiettivo secondario rispetto ad obiettivi primari falliti. In detta base militare ha sede il comando operativo del vertice interforze, che offre sostegno militare e logistico di primaria importanza alle attività militari di terra.
Dunque, nonostante tutto il traffico aereo sia costantemente monitorato dai controllori di volo (nel caso di specie di stanza a Ciampino, distante in linea d’aria un chilometro), nessuna allerta è stata elevata né dal personale civile né da quello militare (quest’ultimo di stanza nelle basi che dovrebbero monitorizzare tutto il traffico aereo e che hanno il comando diretto dei caccia militari in caso di un’azione di ‘scramble’).
La cosa più sconcertante, però, è il fatto che i vertici dell’Areonautica Militare hanno comunicato che gli attuali apparati in dotazione “non sono in grado di controllare un oggetto non identificato che si alza in volo a 300 metri di altezza”. Per far partire un’azione di ‘scramble’ con i caccia militari, infatti, le operazioni di identificazione sono particolarmente complesse. Ma rimane il dato di fatto che un elicottero può non essere visto dai radar in dotazione.

Pertanto, l’elicottero in questione che ha sorvolato Roma, sia con il trasponder attivo o volutamente disattivato dallo stesso pilota, poteva non essere inibito da un’azione terroristica intrapresa attraverso una rotta completamente arbitraria da parte del pilota e nessun sistema avrebbe potuto abbatterlo, né prima né dopo l’azione di commando messa in atto.

In tal senso, la minaccia dell’ISIS al Vaticano rimane ancora più concreta, se si pensa che anche l’istituzione di un allargamento della ‘no fly zone’ per i veicoli privati (già operativa intorno alla Città del Vaticano), è del tutto ininfluente rispetto a potenziali attacchi intrapresi da elicotteri privati che sfuggono al controllo e al monitoraggio delle torri di controllo che non possono inibire la loro attività, allorquando deviano dalla rotta stabilita nel piano di volo autorizzato, avendo tutto il tempo di completare l’eventuale attività di commando intrapresa.
Infine, lascia ancora più sconcertati il fatto che il predetto elicottero civile, dopo l’attività aberrante svolta (rispetto al piano di volo prestabilito), abbia fatto ritorno tranquillamente alla base di partenza di Napoli, e non sia stato fatto atterrare immediatamente all’aeroporto più vicino (quello appunto di Ciampino, distante un chilometro) per permettere immediati accertamenti, controlli e inibizioni da parte delle Autorità preposte alla vigilanza del traffico aereo.

Quanto avvenuto, quindi, nei cieli di Roma, durante le esequie del boss dei Casamonica, dimostra che qualsiasi organizzazione dotata di finanziamenti adeguati può con facilmente penetrare con un elicottero nei cieli della capitale e diventare una seria minaccia terroristica.
L’Italia, nonostante tutte le spese militari sostenute e programmate, nonostante tutti gli Organi militari di analisi strategica in funzione antiterroristica (istituiti dopo l’attacco alle Twin Tower del 2001), ancora non è in grado di difendere adeguatamente la propria capitale da eventuali attacchi terroristici aerei, rendendo lo spazio aereo impenetrabile sia a quegli oggetti volanti non identificati (con transponder spento) e sia a quegli aeromobili che cambiano improvvisamente la propria rotta rispetto al piano di volo autorizzato.

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Bruno Calabrese

Psicologo clinico, Psicodiagnosta, Criminologo Esperto nella Valutazione Psicologica Perito, Consulente Tecnico Civile e Penale in Psicologia Forense già Giudice Onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

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