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“Lo scoglio del leone”: al cinema la lotta contro i soprusi siciliani di Rosario Scandura

Le onde del mare, il sorriso del nonno, i primi amori. Ma anche il rumore stridente di una bomba che scoppia, le illusioni e la lotta contro i soprusi radicati nell’Isola ma dinanzi ai quali i siciliani girano dolcemente la testa in attesa che questi vengano inghiottiti dalla sabbia.

“Lo scoglio del leone” di Rosario Scandura è questo e molto altro. Prodotto da Scandura Production e sostenuto da Sector in uscita il 28 gennaio in tutte le sale siciliane e nelle più importanti città italiane, il film racconta il percorso di crescita di Saro, figlio di pescatori, fino alla sua battaglia, da adulto, per contrastare gli sciacallaggi che avvelenano la sua Sicilia.

Ed è proprio il regista, di origini acesi, che ci accompagna in questo viaggio di denuncia ma anche d’amore.

È il tuo primo lavoro cinematografico? E com’è nata questa passione?

«Lo scoglio del leone è il film d’esordio. Il cinema è una passione che coltivo fin da bambino. Un grande amore per la scrittura, per la letteratura e poi correlata con la regia hanno portato alla realizzazione della pellicola indipendente e sostenuta da piccoli sponsor. Avevo scritto la sceneggiatura tempo fa ed quasi per gioco un giorno, parlandone con alcuni amici di Roma che conosco da anni la storia è piaciuta tanto. Così abbiamo iniziato a mettere tutto nero su bianco. Così è nato “Lo scoglio del leone”».

La storia di Saro, nato e cresciuto in un piccolo borgo siciliano, stringe un legame con Rosario Scandura?

«Assolutamente sì. Grande nucleo della storia è una vicenda che ho vissuto in prima persona, quando ero piccolino. Mi riferisco allo scoppio della bomba sott’acqua, uno sciacallaggio di cui si parlava molto tra gli anni ’70 e ’80. I malviventi facevano esplodere tutto e in pochi secondi i pescatori della zona raccoglievano centinaia di chili di pesce in maniera selvaggia. Il film rappresenta il mio modo di esternare il disagio e il vortice di emozioni che ho provato in quel momento ma sempre in maniera delicata. È un atto di denuncia molto forte ma che arriva allo spettatore in maniera velata. Altro punto autobiografico è il forte legame tra il ragazzino e il nonno: un rapporto che mi vede debitore.

Abusivismo edilizio e pesca clandestina: sono due delle grandi accuse che muovi in “Lo scoglio del leone”

«Non a caso, una volta adulto e ormai “fuorisede”, Saro ritorna in Sicilia deciso a combattere i soprusi fatti nel territorio a cui siamo soggetti e coinvolti ogni giorno. Nello specifico, infatti, si vede unico difensore dello scoglio palcoscenico silenzioso della sua infanzia. Un atto di abusivismo edilizio con la costruzione di una struttura alberghiera con l’evidente grave danneggiamento della flora e della fauna. Grazie a questo impegno per l’ambiente, la pellicola ha ricevuto un prestigioso riconoscimento nel corso del Festival del cinema di Roma. Nel mio piccolo volevo raccontare e combattere questi temi e dimostrare come ognuno di poi possa fare qualcosa per fare la differenza. Oggi per fortuna grazie a Greta Thunberg se ne parla tanto e si fa più attenzione».

Il film è girato interamente in Sicilia?

«No ma abbiamo girato 4 settimane in Sicilia, soprattutto nel borgo di Santa Maria La Scala, ad Acireale, Tremestieri, Valverde. Alcune scene importanti inoltre anche all’interno del Campus Don Bosco con bambini e ragazzi come comparse. Ringrazio Luca Licciardello, preside e proprietario della scuola che ci ha concesso interamente la magnifica location».

Qualche aneddoto avvenuto sul set?

« Abbiamo cercato di stimolare l’attenzione di Federico Guglielmino che interpreta Saro da piccolo. Un attore già bravissimo, la cui presenza è stata richiesta anche a Roma nel corso del Festival. Ogni tanto dovevamo giocare sennò addio concentrazione. Di difficile realizzazione anche le scene in notturne. Non è stato facile girare sullo “Scoglio del leone” che è realmente distaccato dalla terra ferma.

Cosa speri che rimanga agli spettatori di “Lo scoglio del leone”?

«Il nocciolo del film è risvegliare la coscienza dei catanesi. A rendere il concetto anche il bravissimo Gino Astorina, cabarettista catanese che interpreta il ruolo del papà di Maria, l’amore adolescenziale di Saro».

 

 

 

 

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