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Little Lamb: la hit estiva che grida all’inclusione dei Babil On Suite

Little Lamb è il nuovo singolo della band siciliana Babil On Suite, terzo estratto dall’album internazionale di inediti PAZ (pace in portoghese). Sposandosi perfettamente con la stagione estiva, il brano debutta in questo caldissimo sabato di giugno, tra sonorità tribali e un video dove l’elemento “acqua” rappresenta il filo conduttore dall’inizio alla fine.

Little Lamb dall’impegno sociale di Joseph Kamaru

Il titolo del brano si ispira ad un canto dell’attivista kenyano Joseph Kamaru. Approfondiamo meglio il suo significato parlandone con Elisa Messina, chitarrista dei Babil On Suite.

« Siamo partiti da un canto di impegno sociale, del noto musicista e attivista keniano Joseph Kamaru. Abbiamo inizialmente preso spunto da lui e dopo riarrangiato il pezzo secondo le nostre corde e sonorità. Lo vediamo proprio come un atto di sensibilizzazione veicolato attraverso l’arte:  queste sonorità viscerali anche adatte al periodo con questo sound molto estivo che fa ballare, è un po’ un inno a guardarsi dentro. Essendo lui un attivista keniano succede che il canto ha una valenza strettamente politica e sociale: per lui gli abitanti del suo paese sono “little lamb” ossia piccoli agnellini, indeboliti dopo aver vissuto nel caos».

«Partendo da questo tema abbiamo allargato il concetto con il video che strizza l’occhio un po’ alla nostra condizione odierna con l’immigrazione. Ma noi non vogliamo parlare di questo. Il nostro è un appello all’umanità: non abbiamo intenti politici né proponiamo soluzioni. L’arte per noi è uno specchio sociale di ciò che ci circonda e abbiamo deciso di farlo proprio attraverso questo pezzo. Non prendere posizione, ma noi come siciliani ci sentiamo di sensibilizzare l’umanità da musicisti, artisti», dichiara la chitarrista.

La purificazione

Un altro elemento importantissimo della canzone, unitamente al video clip che la rappresenta, è la purificazione.

« Il brano parte da una riflessione. Il regista, Daniele Gangemi è riuscito a carpire la nostra idee e trasferirle in immagini. Deve essere un inno a guardarsi dentro, ad affrontare ogni giorno con coraggio in un arco di miglioramento personale. Infatti il video clip  termina con un “battesimo”, un elemento di purificazione dove si intravede l’incontro con una divinità diversa, che rappresenta un pregiudizio mentre la fine del video rivela che è un incontro positivo. L’incontro con l’altro ci giova. Non è un elemento di contrasto con l’estate ma un guardarsi dentro per migliorarsi. Non abbiamo un impegno sociale o politico ma sicuramente i Babil on Suite sono attenti a queste tematiche. Proprio per questo ci tengo tantissimo a ringraziare tutto lo staff e Puntoeacapo», conclude Elisa Messina.

Il videoclip “tribale”

Il videoclip, infatti, ci trascina in un’isola deserta dal sapore defoeiano dove i membri della band naufragano e vengono rapiti da una tribù indigena. La purificazione finale abbatte tutti i pregiudizi. Lo spiega il regista Daniele Gangemi.

«Ho cercato di unire la musica con il cinema. Il video è concepito come un video viaggio, un’esplorazione in un territorio nuovo e un confronto con una realtà che non è la propria. Per me rappresenta più un viaggio alla ricerca di se stessi, dunque un viaggio dell’anima, attraverso un percorso che inizialmente sembra tragico. Ma in realtà quello a cui vanno incontro è un vero e proprio rito di purificazione. L’elemento dell’acqua è fondamentale perché è sia un elemento catartico che anche di rinnovamento. L’ultima scena è proprio come un battesimo che ti prepara ad una vita nuova. Nella realtà, a fine registrazione più un momento di svago dopo un lungo lavoro».

Il peso del messaggio che la canzone veicola non è semplice da rendere in un videoclip.

«I miei lavori non hanno un intento didattico: il pezzo è indubbiamente molto forte. Sapevo che la canzone parlava di impegno civile, sociale e politico però al momento di scrivere la sceneggiatura, ho cercato di capire cosa ci fosse dietro l’uomo che raccontava queste parole, quali fragilità. Un punto fondamentale è il confronto con l’altro e quindi il confronto con il diverso perché in questo caso loro si trovano a confrontarsi con una tribù di indigeni con un background sicuramente diverso. Noi abbiamo cercato di raffigurare un incontro che diventa occasione di riscatto, di rinnovamento e di purificazione. Si può parlare di cose importanti anche con leggerezza, come ogni opera ci sono diverse chiavi di lettura. Grazie al ritmo del brano questo impegno viene raccontato con leggerezza e siamo riusciti nell’intento», commenta il regista.

Adesso, un tour estivo attende i Babil On Suite: la band è composta da Caterina Anastasi Vocal and Choir,
Manola Micalizzi Vocal, Choir, Percussion, Geo Johnson Vocal and Choir, Manuele Doca Drum,Giuseppe Di Stefano Piano, Organ, Elisa Messina Guitar, Marina Latorraca Trumpet and Trombone e Salvo Dub Bass, Synth, Keyboard and Elettronic Drum programming.

 

 

 

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Redazione

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