fbpx
CronacheNews

Italiani, campioni indiscussi di linciaggio social

“Quando l’opinione pubblica appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario – divisa in “innocentisti” e “colpevolisti” – in effetti la divisione non avviene sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell’imputato o a suo favore, ma per impressioni di simpatia o antipatia. Come uno scommettere su una partita di calcio o su una corsa di cavalli. Il caso Tortora è in questo senso esemplare: coloro che detestavano i programmi televisivi condotti da lui, desideravano fosse condannato; coloro che invece a quei programmi erano affezionati, lo volevano assolto.”
(Leonardo Sciascia)

Altro che popolo di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori e di trasmigratori. L’Italia è il più grande tribunale esistente al mondo. Un collegio inquisitorio di circa sessanta milioni di togati, tutti assiepati in un’aula bella ma forse troppo piccola e chiassosa. Tutti spietati ed incappucciati come il celebre boia Mastro Titta, tutti eccitati davanti un patibolo sempre caldo ed oleato. Un paradosso in un Paese dove la giustizia fa acqua da tutte le parti, l’ormai celebre processo telematico arranca vergognosamente ed il garantismo puro e duro è chiamato in causa solo per familiari, per amici e per se stessi.
Solitamente, nel Bel Paese, la prassi è questa: i media cucinano un osso di cronaca nera o politica, lo speziano a proprio piacimento e lo danno in pasto all’italiano medio che, non domandandosi cosa scricchiola tra le proprie fauci, lo mastica rabbiosamente senza nemmeno tastarne bene il gusto.
L’esito è un sonoro e volgare sputo dinnanzi al successivo boccone offerto, davanti la successiva ciotola propinata dalla puntuale edizione di un tg nazionale. Così giudica l’italiano. E’ prassi ormai.
Il caso Tortora è il classico esempio (uno su mille!) di deriva forcaiola tutta calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero. Dimostrazione di come la vera vittima, ancora una volta, non sia il processato ma l’italiano, passivo, annichilito, stuprato, svuotato e rincoglionito davanti al bombardamento terroristico televisivo.
Una giostra piena di funerali mediatici, colonne sonore strappa lacrime, sensi di colpa gratuiti, parole ben ponderate e scagliate e subdoli diktat su cosa è buono e cosa è cattivo, su cosa è bello e cosa è brutto, su cosa è open minded e cosa è primitivo.
A tutto ciò, però, oggi si aggiunge un ulteriore passaggio, il più anarchico ed animalesco, divenuto ormai essenziale nella morbosa catena del processo popolare: l’anarchica arringa social dalla quale nessuno può esimersi. La nuova versione della tronfia mitragliata del saputello del gruppo che al bar sfoggia l’opinione delle opinioni. L’evoluzione del suffragio universale mista alla premonizione “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti” di Andy Warhol. Insomma un mix esplosivo: opinione più fama.
Perché? Probabilmente perché i media oggi, nella meno maliziosa delle ipotesi, non provocano, non sono audaci e non approfondiscono ma anzi alimentano una vera e propria patologia e perchè tutti hanno il diritto (anche a torto, anche indebitamente) di fingersi emancipati culturalmente, di ciarlare comunque.
Pochi i giornalisti stimolano curiosità, pochissimi coloro che azzardano uscendo dal coro, quasi nessuno rischia di perdere il posto di lavoro.
Moltissimi “giornalai” lasciano addirittura spesso trasparire una sfacciata e mistificante “linea editoriale” comoda a pochi, altri si celano dietro raffinatissime congetture pur di giustificare opinioni quanto meno discutibili ma certamente allineate.
L’italiano però non se ne cura ed abbocca come la sardina più stupida. Al diavolo la nuova legge sfornata dal parlamento, nessun interesse per l’ennesimo scandalo del ministro col vizio del nepotismo sfrenato, perchè approfondire i programmi politici di quel candidato se c’è già qualcuno che lo etichetta come guerrafondaio, ignorante, incompetente, corrotto e razzista? Perchè informarmi sull’ennesimo movimento politico emergente in Europa se il tg lo descrive come “populista“, “estremo” e “xenofobo“? Perchè la guerra in Siria dovrebbe essere affar mio? Perchè leggere saggi storici  o politici se a scuola mi hanno detto tutto ciò che c’era da sapere?

Ma quali sono le tendenze d’oggigiorno? Qual è la nuova collezione autunno-estate?
Posto che le mete sono quasi sempre il linciaggio, la condanna a priori, lo stupido parteggiare, lo sdegno addolorato da soap opera ed il pollice verso delle arene romane, di volta in volta, però, qualcuno in sala regia ruota il riflettore verso altri argomenti. Tanto per non annoiare.
Ebbene, se qualche anno fa, l’epiteto “mafioso” andava per la maggiore, oggi sono parole come “razzista”, “fascista” ed “omofobo” a conquistare il lessico dei novelli censori cibernetici.
A Fermo, ad esempio, un “ultrà di destra” (si noti come l’uso di certe espressioni è assolutamente funzionale al terrorismo mediatico) uccide un nigeriano. Cosi qualcuno riporta.
L’assassino italiano – oggetto di svariati e spesso morbosi dossier giornalistici – avrebbe gratuitamente apostrofato il nigeriano con “scimmia” e poi, non contento, lo avrebbe aggredito senza alcuna pietà, fino ad ucciderlo. Fin qui, un deplorevole omicidio a sfondo razzista e condannabile senza mezzi termini nonostante l’odioso ricamo di retorica arcobaleno, puntuale ed inesorabile.
Poi, a sorpresa, nuove dinamiche delle vicenda e testimoni oculari che smentiscono tutto.
Forse una reazione spropositata del nigeriano ed un tentativo di difesa dell’italiano? A nessuno importa, il forcone è impugnato e la folla con le torce accese è già in cammino. E’ razzismo e basta. Il martello ha tuonato! Così deciso, l’udienza è tolta! Da Dante Alighieri a Santi Licheri il passo è brevissimo…

Intanto, però, la giostra gira da un pezzo e molti italiani continuano a grattarsi la testa dopo settimane di indignazione e preoccupazione per un paventato imminente putsch nazista in Italia. Siamo razzisti o no? Bisogna rieducare il popolo o no? C’è intolleranza verso il diverso o no? C’è business dietro il fenomeno migrazione, è possibile aiutare le povere nazioni oggetto di diaspora o urge accogliere l’interno continente africano? Come mai? Come mai? Come mai? Sono i telegiornali o i santoni su facebook a dircelo.
Qualcuno evita di commentare casi di cronaca nera dove a morire magari non è un migrante ma un italiano per mano non italiana, altri gridano allo scandalo per una eco mediatica forse un pò troppo amplificata da sciacalli in malafede, altri ancora ritengono più comodo e spassoso allarmare il prossimo riguardo un imminente ritorno del Fascismo in Italia.

E’ bene pertanto, sin dal primo momento, non lasciarsi trascinare in collettivi linciaggi mediatici ed isterico giustizialismo da social network. Tutto ciò, oltre ad essere infinitamente stupido, è pericoloso e probabilmente si ripercuote persino nei tribunali, quelli veri, rimbombando nelle umanissime menti dei giudici, quelli veri. Le conseguenze alcune volte sono tragiche. Spesso le influenze sono sottovalutate.
Si rischia inoltre di far magre figure come chi abbocca alla solita immondizia fatta di notizie quanto meno false, galleggianti sul web. Come dimenticare, ad esempio, i nuovi fantomatici disegni di legge per costringere gl’italiani ad ospitare un immigrato in casa propria. Notizia spesso data per attendibile dai molti terrorizzati navigatori italiani. E’ un rincoglionimento bipartisan.
Si rischia di ripetere, seppur in forma virtuale, linciaggi bestiali come quello del povero Donato Carretta, convocato in tribunale per una semplice testimonianza, barbaramente massacrato per ore ed infine ucciso dalla folla romana il 18 settembre 1944 per aver questa scambiato il testimone con il processato o quello di Pietro Valpreda, l’anarchico prima accusato anche a seguito di un forte linciaggio mediatico e  poi assolto per la strage di piazza Fontana o , peggio, per casi come la strage della stazione di Bologna o la strage di Via D’Amelio dove la verità è stata consumata, probabilmente in malafede, dai colpi di martello di tanti, troppi giornali non proprio rispettabili, retti ed indipendenti.

 

Mostra di più

B.F.

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button