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Librino, il clan faceva pedinare i Carabinieri

L'organizzazione faceva capo a Rosario Ragonese del clan Cappello. Sono 25 gli indagati di cui 16 arrestati.

Un’operazione del Comando dei Carabinieri di Catania ha smantellato una piazza dello spaccio a Librino, quartiere alla periferia del capoluogo etneo. Gli arrestati sono 16, su 25 indagati complessivi. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio delle sostanze stupefacenti con l’aggravante della finalità mafiosa. clan faceva pedinare i Carabinieri

Lo spaccio a Librino fruttava anche 3 mila euro al giorno

A capo dell’organizzazione criminale vi era Rosario Ragonese, noto personaggio di spicco del clan Cappello. Il luogo dello spaccio il complesso residenziale al n°10 di Viale Grimaldi. Il clan teneva sotto stretta sorveglianza la l’area dello spaccio con delle postazioni chiamate Leoni o Leoncini. Da qui il nome in codice dell’operazione odierna “La Fossa dei Leoni”. Erano 5 le vedette per ogni turno, ognuna delle quali veniva pagata dal clan con 50 euro. Alcuni riuscivano a fare in un giorno anche un doppio turno di vedetta riuscendo a percepire dal clan 100 euro al giorno. Sempre 50 euro venivano dati ai padroni di casa che affittavano una stanza come punto di osservazione. I militari hanno anche individuato e segnalato alle Forze dell’Ordine 50 assuntori. Sequestrati anche 9.200 euro nascosti in un freezer a casa di uno degli indagati, Maurizio Girone. Librino clan

L’attività di spaccio fruttava al clan un introito di circa 2-3 mila euro giornalieri. Questi soldi finanziavano altre attività illecite del clan. La Fossa dei Leoni non spacciava solo marijuana, ma anche ingenti quantità di cocaina. L’approvvigionamento della droga veniva effettuato sempre da Librino.

Il clan faceva pedinare i Carabinieri

Il procuratore Carmelo Zuccaro ha spiegato che il clan era molto organizzato e che anche i Carabinieri erano sotto osservazione e pedinamento. Per sfuggire a queste, i militari hanno usato parecchi stratagemmi in modo da occultare i loro movimenti e le indagini in corso. Delle metodologie innovative hanno permesso la conduzione delle indagini in tempi molto brevi, circa sei mesi. Un cambio per due volte del giudice, spiegano dalla Procura, ha allungato i tempi di esecuzione dei provvedimenti.

 

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Salvatore Giuffrida

Classe 70. Giornalista per passione ma nella vita passata chimico e topo di laboratorio. Un buon vino ed un piatto tipico sono sempre ben accetti. Per gli animali un amore sconfinato.

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