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L’Europa è facilmente vulnerabile ad attacchi terroristici di cellule di Al-Qaeda e dell’Isis

La vulnerabilità è dovuta alla mancata identificazione dei migranti alle frontiere europee.

Il rapporto statistico che il Ministero dell’Interno, annualmente a ferragosto, pubblica sull’attività di contrasto svolta, per quanto riguarda la sicurezza e l’immigrazione evidenzia i seguenti dati ufficiali, a mio avviso preoccupanti.

Nell’anno trascorso (durante il periodo che va dal 1/8/2014 al 31/07/2015) nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale sono stati effettuati 36 arresti, 50 espulsioni e 6.409 siti web oscurati (tutti legati all’attività di contrasto ad organizzazioni terroristiche o di propaganda jihadiste in generale, ad Al-Qaeda e Isis in particolare).

Nell’ambito della salvaguardia dei diritti umani e immigrazione sono stati registrati un numero di 175.029 migranti sbarcati (assistiti in mare o individuati sul territorio una volta sbarcati autonomamente) e di 783 scafisti arrestati. Le domande esaminate riguardanti le richieste di protezione internazionale sono state 43.076, di cui la metà (precisamente 22.167) sono esitate con provvedimento di diniego.

Le statistiche del Viminale segnalano, tra l’altro, che nell’anno precedente i migranti sono sbarcati prevalentemente in Sicilia (circa il 66% del totale) e in Calabria (circa il 20% del totale).

Al 31 luglio 2015 gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia ammontano a 4.010.992, di cui 851.082 minori.

Nonostante le stime ufficiali siano sottostimate, per la mancanza di copertura totale del controllo delle nostre coste, per cui molti clandestini raggiungono le coste senza essere effettivamente intercettati (prevalentemente vengono intercettati in mare aperto i natanti che lanciano l’S.O.S. o quelli che superano una certa stazza le cui tracce sono ben visibili ai radar), i numeri sono impressionanti: in un solo anno sono sbarcati sul territorio italiano circa 200.000 migranti non autorizzati.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, a luglio 2015 il numero di migranti giunti è più che triplicato rispetto allo stesso mese del 2014. I dati ufficiali forniti da Frontex (l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea, il cui centro direzionale è a Varsavia) evidenziano che si è arrivati a quota 107.500 sbarchi ed è la prima volta che si superano i centomila arrivi mensili da quando l’operazione è iniziata, nel 2008.

Questa situazione è destinata ad aggravarsi e pone le Autorità italiane ed europee di fronte ad un grave problema, come vedremo, di controllo dei flussi migratori almeno per i semplici motivi di sicurezza, di prevenzione della criminalità e di contrasto al terrorismo internazionale.

In questo mese la Francia ha potuto constatare quanto sia reale e stringente la necessità di un controllo accurato delle identità dei migranti, allorquando i Servizi di Sicurezza francesi non sono stati in grado (nonostante riescano a fronteggiare giornalmente diverse situazioni di potenziali attacchi terroristici) di bloccare l’attacco di Ayoub al-Qahzzani, il marocchino di 26 anni che, armato di kalashnikov, il 21 agosto ha tentato di portare a termine un attentato sul treno Amsterdam-Parigi. L’attentato è stato sventato per un puro caso grazie all’intervento di tre marines in vacanza che si trovavano sul treno. Il giovane attentatore, nonostante fosse già schedato e incluso nella lista dei potenziali fiancheggiatori dell’Isis (in quanto vicino agli ambienti dell’islam radicale e perché aveva trascorso un lungo periodo in Siria nel 2014) non era stato segnalato sul territorio francese. Il giovane marocchino, dopo aver vissuto in Spagna (per cui le Autorità spagnole ne avevano notiziato a quelle di sicurezza francesi), aveva fatto perdere le sue tracce.

La Francia scopre quanto sia vulnerabile ad attentati, soprattutto in virtù del fatto che i flussi migratori clandestini (soprattutto quelli che sbarcano sulle coste italiane e greche) sono un facile strumento di penetrazione di militanti terroristi (di nazionalità europea), i quali, dopo aver ricevuto un congruo addestramento in Siria, non rientrano in Patria attraverso i voli di linea perchè sanno di essere già segnalati e monitorati dai Servizi di Sicurezza.

Questo problema colpisce anche la Germania che, secondo Frontex, si ritroverà a gestire quest’anno circa 800.000 nuove richieste di asilo.

Ecco perché subito dopo l’attacco sventato al treno Amsterdam-Parigi dello scorso agosto, in un vertice straordinario tenutosi a Berlino il 24 agosto scorso, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande hanno concordemente chiesto a Italia e Grecia di attivare al più presto possibile i centri di registrazione per i migranti richiedenti asilo. Addirittura la Merkel ha affermato che i centri di registrazione “devono essere aperti quest’anno, senza ritardi“; affermazione che è apparsa un diktat alle orecchie del nostro governo che ha accennato ad una timida reazione nei termini che l’Italia non accetta lezioni da nessuno.

Al di là delle schermaglie diplomatiche e politiche, rimane il fatto certo che a tutt’oggi, in Italia e in Grecia, per i richiedenti il diritto di asilo non viene garantita la registrazione e l’identificazione secondo gli standard minimi richiesti dalla Commissione UE.

Quindi, a distanza di ben 14 anni dagli attentati alle Twin Tower di New York, che rappresentano uno spartiacque nell’organizzazione della sicurezza interna che uno Stato deve adottare, l’Italia raramente (ovvero per niente) ha effettuato il “fotosegnalamento” dei numerosi migranti che, dopo essere giunti in Italia, proseguono il viaggio verso i Paesi del nord Europa. Il fotosegnalamento non è stato eseguito né direttamente nei luoghi di sbarco e né in altri centri in cui successivamente i migranti sono stati poi trasferiti.

E ciò sul piano della vulnerabilità ad attività terroristica pone rilevanti problemi connessi alla sicurezza interna.

Prevalentemente, ai migranti è stata fatta una semplice acquisizione delle generalità (nome, cognome, giorno, mese ed anno di nascita) acquisite nel corso di una breve intervista, effettuata con l’assistenza di un mediatore linguistico-culturale. Ciò appare molto suggestivo se si pensa che molti migranti sbarcano più volte sulle coste italiane presentandosi con degli alias (altri diversi nomi) per nascondere la propria vera identità.

E’ evidente che il fotosegnalamento, effettuato dalla Polizia, consistente nell’acquisizione delle fotografie del volto e delle impronte digitali delle dita delle mani, potrebbe permettere una facile individuazione di quegli elementi già transitati più di una volta e di monitorare quelli già segnalati dai Servizi di Sicurezza stranieri.

Pertanto, nonostante l’efficacia di un sistema di “schedatura” attraverso il rilevamento delle impronte digitali non venga mai in discussione, sia tra i politici che tra gli addetti ai lavori, a distanza di un decennio non si è ancora passati alla fase operativa, rendendo così di fatto tutta l’Europa vulnerabile ad attacchi terroristici.

Si pensi che pur essendo stata varata tutta una legislazione (ultima dei quali, in Italia, il DL n.54 del 23/4/15) per l’applicazione della Decisione Quadro 2006/960/GAI del Consiglio del 18/12/2006, relativa alla semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le Autorità degli Stati membri dell’Unione europea, è mancato effettivamente un piano organizzativo e normativo per effettuare concretamente la schedatura di tutti i migranti richiedenti asilo, le cui domande al 50% sono attualmente respinte dopo una lunga istruttoria.

Tutto quanto sopra deve suonare come una grave falla nel sistema di sicurezza nazionale ed europeo, ancora più grave se si pensa che i servizi occidentali hanno avuto di recente conferma che in Siria c’è un centro di reclutamento che seleziona, addestra ragazzi europei e li rimanda in patria pronti a fare delle stragi.

Ormai è acclarato che ci sono ragazzi jihadisti, cittadini europei, addestrati a uccidere e pilotati da lontano per colpire in Europa.

La cellula dell’Isis predisposta per fare ciò è denominata «Servizio 11».

Gli addetti ai lavori avevano già ormai da tempo scartato l’ipotesi dell’esistenza di cani sciolti, di personalità disturbate che potessero entrare in azione all’improvviso in nome della jihad, e che fossero indipendenti da ogni organizzazione. Purtroppo, l’Isis ha creato una precisa organizzazione che fornisce supporto logistico per i giovani Jihadisti europei (fornendo loro armi, soldi, macchine, documenti falsi, telefoni criptati per prendere ordini da un Centro Strategico Operativo in Siria).

Quanto appena detto non è un’ipotesi frutto degli analisti dell’antiterrorismo, ma sono riscontri ricavati nelle varie perquisizioni effettuate dagli investigatori di mezza Europa a seguito di ogni attacco terroristico jihadista.

La sezione «Servizio 11» opera, secondo metodi qualificati di selezione e addestramento, alla frontiera con la Siria. I “candidati” che superano una prima dura selezione ricevono una formazione militare e non (di due o tre settimane) da figure carismatiche del terrorismo Isis.

Alle giovani reclute del terrorismo viene insegnato innanzitutto a usare gli strumenti per le comunicazioni criptate al fine di evitare di essere identificati una volta tornate in patria (ciò per sopperire al fatto che gli aspiranti, prima di arrivare in Siria, sono stati già schedati nei rispettivi Paesi d’origine).

Ormai è acclarato che i giovani jihadisti ricevono chiavi Usb contenenti istruzioni pratiche operative per la fabbricazione di bombe artigianali. Inoltre, gli attentati sono tutti pianificati, secondo precisi ordini inviati, attraverso messaggi criptati, agli attentatori a cui è stato ordinato di non utilizzare le linee aeree per far ritorno a casa, ed evitare  quindi il monitoraggio dei Servizi di Sicurezza europei.

La maggior parte dei giovani jihadisti che rientrano in patria, ricevono l’ordine di vivere nella clandestinità e quindi effettuano l’accesso sul territorio europeo attraverso il flusso continuo dei migranti che chiedono asilo.

Alla luce di tutto quanto sopra è evidente che deve destare un grande allarme il fatto che non venga effettuata la schedatura e la rilevazione dei dati fisiognomici e delle impronte digitali di ogni migrante, perché ciò espone l’intera Europa all’impossibilità concreta da parte dei Servizi di Sicurezza di ogni Paese di prevenire gli attacchi terroristici delle giovani reclute jihadiste votate al martirio.

E’ evidente che i Governi europei devono elaborare strategie comuni per fronteggiare adeguatamente l’emergenza dei continui migranti che si affacciano sulle nostre coste. Ma se si vuole garantire la sicurezza interna, la principale strategia deve passare attraverso un’efficace attività di identificazione di ogni singolo migrante.

E in tal senso, il vertice dei ministri europei che si è tenuto il 29 agosto sulla sicurezza ferroviaria e quello previsto per il 14 settembre prossimo, non saranno risolutivi se non verranno finanziate le nazioni sul “front line” per essere dotate di tutte quelle infrastrutture tecnologiche per il fotorilevamento immediato dei migranti nelle zone di sbarco e l’introduzione in tempo reale dei dati di ogni persona in una banca dati comune, a cui i Servizi potranno attingere per le loro attività istituzionali.

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Bruno Calabrese

Psicologo clinico, Psicodiagnosta, Criminologo Esperto nella Valutazione Psicologica Perito, Consulente Tecnico Civile e Penale in Psicologia Forense già Giudice Onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

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