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La ricerca del proprio centro nel romanzo di Roberto Russo – L’intervista

"Quando il sole si nasconde" si scaglia contro le ipocrisie.

Si è tenuta domenica 13 gennaio presso La casa degli originali talenti a Sant’Agata Li Battiati in provincia di Catania, la prima nazionale del primo romanzo di Roberto Russo. “Quando il sole si nasconde” pubblicato per Algra editore, è si un esordio, ma non tout-court. Russo è al primo romanzo, ma nell’editoria è conosciutissimo per le sue antologie di racconti e per la sua professione di insegnante di scrittura creativa. 

Come accaduto anche nell’estate del 2017, hai sorpreso il pubblico. Fai breccia nella mente del lettore spingendolo alla riflessione. Tratti temi scottanti con una certa durezza, omosessualità, abuso sui minori, drammi post abuso. Temi che l’ipocrita dominante fa credere superati: così non è e tu lo dichiari con forza e determinazione, al fine di ridare dignità ontologica. Cosa ti spinge a scrivere di ciò?

«A dire il vero non saprei. Credo che la mia scrittura risponde ad un bisogno, a qualcosa che sta nelle mie corde, è parte integrante di me. Ho sempre pensato nei termini in cui scrivo, a volte maciullandomi il cervello e non solo, ma a mio avviso solo così si può comprendere, e solo in parte, la direzione verso cui andiamo».

Il taglio psicologico è sovente presente nei tuoi libri. Anche quelle che un tempo erano azioni viste come vizio (paradosso: da chi le subiva!!!), le ripresenti, ma dando all’elemento la giusta connotazione, quale necessità di far tanta chiarezza, con altrettanta durezza?

«Mi piace l’idea di mettere in risalto come gli insegnamenti e i condizionamenti ricevuti in famiglia o più in generale nella società in cui viviamo, possano influire pesantemente sulle nostre scelte. Essere ad un bivio e scegliere che direzione prendere, può portarci in luoghi altrimenti insondabili».

 

 

Cosa ti restituisce il pubblico quando sai di aver centrato l’obiettivo al fine di muovere dentro, di toccare l’animus?

«L’animus come il lato maschile inconscio di una donna?  – Sorride e incalza -: Scrivere e pubblicare dei libri mi offre una possibilità enorme, quella di raccontare la mia visione del mondo. Considero un privilegio essere letto e quando dall’altra parte trovo l’ascolto attivo è come se il cerchio si chiudesse».

Percorsi, cambiamenti, “solo lo stolto non cambia” recita un proverbio armeno di non identificata paternità. Frattanto in “Quando il sole si nasconde” tu racconti di un ragazzino che non cambia per stupidaggine, ma per abuso. La sua strada imboccherà la gioia e il dolore. Credi in alchimie che facciano incontrare aspetti, considerazioni ed evoluzioni in ogni essere umano?

«Io provo a raccontare un percorso che al di là dell’abuso cerca di percorrere quel “viaggio” con lo spirito e l’ingenuità di un ragazzo molto giovane che si affaccia alla vita. Una , di cosa facciamo e perché no,  del piacere come appagamento del sé».

Esco fuori tema. La politica nazionale, “finalmente” nazionalista e patriottica, terribilmente disumana… o realmente avanguardista a riordinare il nostro influsso socio-economico?

«La politica o almeno la politica a cui assisto e in cui tutti dicono il contrario di tutto, in cui si è perennemente in conflitto e dove la dialettica è fatta di aggressività e arroganza, prevaricazione e malcostume non mi appassiona».

Cosa ti aspetti da questa nuova pubblicazione e quando e dove ti  rivedremo?

«Mi aspetto che siano in tanti a leggermi, che una storia di cui difficilmente si sente parlare per i suoi contenuti ancora oggi un pò tabù, possa rivelarsi un argomento alla portata di tutti senza suscitare clamore, ma semmai, piuttosto, riflessione.
Potremo rivederci ancora in giro per l’Italia per le future presentazioni e sempre qui a Catania ai miei corsi di scrittura creativa, professionale e del sé».
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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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