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Legambiente: Sicilia agli ultimi posti per la qualità ambientale

La Sicilia mai così in basso, almeno per quello che riguarda la qualità ambientale dei comuni. E’ il risultato del XXIII Rapporto sulla qualità ambientale dei comuni capoluogo di provincia realizzato da Legambiente in col­laborazione con l’Istituto di ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore.

Nell’analisi del report Ecosistema Urbano 2016, le province siciliane si collocano tutti nei bassifondi della classifica nazionale. A metà classifica possiamo trovare solo Enna (46esimo posto) e Ragusa (53esimo posto); seguono Trapani (57°), Caltanissetta (69°); chiudono Messina (90°), Catania (97°), Agrigento (98°), Siracusa (100°) e Palermo (102°).

Se da un lato città come Enna e Messina salgono di netto nella classifica generale, altre non registrano alcun progresso rispetto alle precedenti rilevazioni, anzi ne si rileva un peggioramento.

La città di Catania avanza di pochi punti. Lo scorso anno, infatti, si era posizionata al 100esimo posto.

Alcuni parametri considerati, secondo Legambiente, destano particolare preoccupazione sulla gestione della città.

In particolare per la capacità di depurazione (% popolazione residente servita da rete fognaria) Catania si colloca all’ultimo posto con poco metà della popolazione servita [56%] da depurazione. Appare evidente come la mancata depurazione si trasformi in un inquinamento delle acque marine costiere.

Per quanto riguarda le perdite di acqua dalla rete acquedottistica si registra un 33,4%.

Gravissima appare la situazione dei rifiuti: Catania è una città delle città che produce più rifiuti in Italia (680 kg/ab./anno) e ha una delle percentuali più basse di raccolta differenziata (10,9%).

In merito al trasporto pubblico a Catania non si raggiungono ancora i 50 viaggi/ab annui e si registra un preoccupante progressivo decremento dai 70 del 2011 ai 44 del 2015.
Conseguentemente è molto elevata (60%) la percentuale di spostamenti privati motorizzati [auto e moto] e il tasso di motorizzazione (68 auto ogni 100 abitanti).
L’incidentalità stradale [numero vittime – morti+feriti – ogni 1.000 abitanti] è, invece, tra le più basse in Italia: 1,03.

Le isole pedonali continuano ad essere scarse: 0,16 m2/ab. Similmente, anche le piste ciclabili risultano poco significative (meno di 12 km).
Discreto risultato per le aree verdi totali grazie alla presenza della riserva naturale Oasi del Simeto che innalza in maniera significativa la superficie a verde, mentre per le alberature si registrano solo 5 alberi ogni 100 abitanti, nonostante le leggi che imporrebbero la piantumazione di nuovi alberi.

Legambiente Catania evidenzia che gli indicatori oggettivi utilizzati dalla ricerca non appaiono in grado di descrivere integralmente la situazione ambientale della città. L’analisi oggettiva, infatti, non tiene conto di valutazioni che, probabilmente, accentuerebbero il divario tra Catania e altre città italiane quali, ad esempio, lo stato di pulizia delle strade o la presenza di discariche abusive nel territorio, l’effettiva tutela delle aree di verde pubblico o il mancato rispetto delle zone a traffico limitato e delle aree pedonali.

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Redazione

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