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Le violenze di Capuana nel silenzio della Curia

«Voglio solo che quei tre rimangano in carcere, non mi interessa altro. Hanno rovinato la vita di mia figlia e non solo». È il grido disperato della madre di una delle vittime del “santone” Pietro Capuana e delle sue proselite Katia Concetta Scarpignato, Fabiola Raciti e Rosaria Giuffrida.

E poi c’è l’appello di questa madre affinché la Curia di Acireale prenda una posizione ufficiale su questa associazione, dichiaratamente laica, ma che evidentemente agisce sotto lo sguardo silenzioso della Chiesa acese.

La vicenda

Pietro Capuana, a capo dell’“Associazione Cattolica Cultura ed ambiente”, di Aci Bonaccorsi (CT), e fondata da un sacerdote, Padre Cavalli, è stato accusato di abuso di minori.

Le indagini sono scattate dopo la denuncia di una madre, la cui figlia, all’epoca minorenne, aveva subito per diversi anni le violenze.

Gli abusi venivano consumati, oltre che all’interno dell’abitazione di Capuana, anche all’interno del cosiddetto “cenacolo”, luogo dove la Comunità si riuniva con cadenza settimanale per riunioni su argomenti religiosi, in occasione delle quali l’uomo faceva delle “locuzioni” religiose, proclamandosi la reincarnazione di un Arcangelo.

Le ragazze venivano reclutate dalle donne per svolgere in qualità di “elette” i servizi a casa di Capuana. Durante questi servizi, le ragazze dovevano soddisfare anche le sue richieste sessuali.

La testimonianza della madre

«C’era differenza tra l’essere “elette” e l’essere “scelte”. Solo le “elette” potevano entrare a casa di Capuana, io non ci sono mai stata» racconta la madre.

In molti hanno parlato del presunto appoggio delle madri nelle violenze di Capuana sulle figlie. «Ma secondo voi è possibile che una madre possa fare una cosa del genere?», si chiede la madre. «Io la mandavo da una amica, sua coetanea». In casa, infatti, dove appunto potevano entrare solo le elette, ci sarebbero state anche la madre dell’amica e la moglie dello stesso Capuana.

Solo in seguito si sarebbe scoperto che i due coniugi erano separati, nonostante lui la presentasse ancora come “sua moglie” nei balli del cenacolo.

Poteva una madre non stare tranquilla?

Una vita spezzata, quella della ragazza, che ha avuto il coraggio di denunciare solo dopo diversi anni che subiva le violenze.

«Mia figlia si è isolata dal mondo, non esce più di casa, non ha più amici – continua la donna – E c’è ancora chi continua a darci delle bugiarde».

Gli screzi con l’avvocato di Capuana

Proprio in questi giorni, l’avvocato Brancato, difensore di Capuana, durante la trasmissione “Storie Italiane” della Rai, ha affermato che c’è una assoluta inconsistenza delle testimonianze. Un complotto per denaro?

«Ma sapete a me quanto interessa dei soldi? C’è chi mi ha chiamata anche ‘arrivista’ ma io, i loro soldi sporchi per l’innocenza di mia figlia, non li voglio. Mi basta che mi assicurino che lui e le tre donne rimangano in carcere», dichiara.

Se da una parte si può ipotizzare la fervida fantasia delle ragazzine come si possono smentire le intercettattazioni effettuate?

La comunità laica benvoluta dalla Chiesa e il silenzio della Curia

La comunità, nonostante sia stata fondata da un sacerdote, è laica di ispirazione cattolica.

Composta da circa 5000 persone, è formalmente dedita alla vendita di prodotti agricoli coltivati dagli stessi adepti e venduti per ricavare fondi di beneficenza.

«Beneficenza che non so mai se è stata realmente fatta» commenta anche la donna. «Solo adesso –  spiega – stanno andando all’esterno, si stanno facendo vedere in giro, con attività che prevedono il dare da mangiare ai ai poveri. Non lo hanno mai fatto».

L’associazione è sempre stata un gruppo a numero chiuso, dove non si entrava se non eri invitato. «Io sono stata coinvolta così, portata da conoscenti, a loro volta invitati. Se vai là, da solo, non ti fanno entrare».

E questo gruppo era decisamente ben visto dalla Chiesa. All’interno dell’associazione gravitava, infatti, la figura di Padre Caputo. Sarebbe stato proprio lui, violando il segreto professionale, ad avvisare delle indagini in corso.

Tanta gente, con la sua presenza e con le diverse visite di Raspanti alla comunità, credeva che fosse una associazione ecclesiastica.

Lettere, appelli, chiamate, richieste di incontri per chiedere perchè la Chiesa non ha ancora preso ufficialmente le distanze da questa associazione.

Più volte la Curia acese ha ricevuto la richiesta di spiegazioni ma il vescovo Raspanti non ha ancora dato una risposta.

 

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