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Cronache

Le proteste ambientaliste contro la Fast Fashion ma con le Vans

Protestano contro l’industria della moda, si piazzano di fronte ai negozi delle multinazionali con un atteggiamento di sfida, bloccandone il passaggio. Fino a qui sembrerebbe una tante proteste che i giovani sovversivi avviano con la finta speranza di cambiare il mondo e per suscitare qualche pietoso like su Instagram/Facebook.

L’intento è nobile. Il fast fashion effettivamente ha un impatto devastante sull’ambiente. Basti pensare che la produzione di nylon produce ossido di azoto, un gas a effetto serra 300 volte più potente del biossido di carbonio. O come molte fabbriche tessili scarichino nei fiumi rifiuti chimici non trattati. Proprio seguendo questo principio, stamane un gruppo di ragazzi appartenenti al CPO Colapesce hanno ostruito il passaggio dello store H&M in via Etnea sul flusso del corteo per il Friday for Future. Distribuito lungo l’ingresso, l’arsenale di ragazzini teneva in mano cartelli con frasi catastrofiche: “Nessuno deve morire per fare i nostri vestiti” o ” H&M: 2,6 miliardi di profitti e morte”.

Peccato però che i ragazzi che stringevano con forza questi cartoncini, sono gli stessi che indossavano le sneakers del momento: Fila, Vans, Adidas, Converse slavate. Tutte multinazionali che sicuramente non sposano la causa ambientalista tanto portata avanti con fervore.

«L’industria della moda è la seconda in termini di inquinamento prodotto. Siamo qui per dire che boicottare chi fa profitto sulle spalle della terra e sulle nostre vite non è solo giusto, è necessario!», recita la frase che accompagna le foto della “protesta” pubblicate sulla pagina Facebook del centro sociale.

Giubbotti, zaini e vestiti di marca ma in protesta contro la stessa Fast Fashion che alimentano ogni giorno: quando si dice “predicare bene e razzolare male”.

 

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