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Le opposizioni portano il Muos nei parlamenti

A fermare i lavori illegittimi del Muos, dopo la sentenza del Tar e nelle more della dovuta risposta politica, ha dovuto provvedere la magistratura, apponendo i sigilli all’impianto di telecomunicazioni satellitari Usa di Niscemi. Ma se i politici di governo restano con le mani in mano, le opposizioni non stanno a guardare e la sentenza del Tar di Palermo (n. 461/2015) che azzera le autorizzazioni alla realizzazione del Muos approda nelle assemblee elettive, investendo la Giunta regionale, il Governo nazionale e la Commissione europea, grazie a diversi atti ispettivi presentati all’Ars, alla Camera dei deputati e al Parlamento europeo.

Se Eleonora Forenza, parlamentare del Gruppo Gue (lista Tsipras) al Parlamento europeo rivolge la sua interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione europea, il Movimento cinque stelle sceglie come interlocutore il Parlamento siciliano con una mozione di Giampiero Trizzino e la Camera con una interrogazione a risposta scritta dei deputati Castelli, D’Uva, Mannino, Di Vita, Rizzo, Cancelleri, Lorefice e Marzana indirizzata al ministro della Salute e a quello dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Forenza chiede una verifica dell’esistenza di evenutali «condizioni per sanzionare lo Stato Italiano e la Regione Sicilia» in merito alla nocività delle onde elettromagnetiche e all’avvelenamento delle acque e violazione delle norme comunitarie da parte del Muos e dell’impianto NRTF oltre che del rischio che «la mancanza di autorizzazione delle opere edilizie di completamento del Muos in una area SIC non configuri un ulteriore e palese violazione delle normative comunitarie a tutala dell’ambiente e del territorio», vuole sapere la parlamentare europea eletta nella lista Tsipras.

L’interrogazione a risposta scritta del M5S nazionale – in continuità con la mozione presentata da Trizzino all’Ars – pone l’accento sulle azioni che il Governo vorrà mettere in atto per la limitazione dei danni già causati e non. I promotori chiedono infatti «se il Governo intenda porre in essere ogni azione utile e scrupolosa di competenza al fine di rimuovere il danno già determinatosi, nonché per conseguire il blocco dei lavori del Muos e lo spegnimento delle antenne NRTF esistenti, richiedendo il monitoraggio costante e continuo del sito sui limiti delle emissioni elettromagnetiche» oltre a «sostenere la nascita di un progetto per lo studio e l’approfondimento delle problematiche legate agli effetti dell’elettromagnetismo in un Centro di ricerca di eccellenza a Niscemi, sotto l’egida del CNR, ovvero in un centro già esistente, posto che il territorio di Niscemi e il suo ecosistema hanno comunque ricevuto nocumento per l’impatto determinato dalla presenza di questi impianti, e che questa, non sarebbe una semplice proposta compensativa per il danno subito fin dal 1991, ma il riconoscimento ad un territorio martoriato di un’opportunità anche di creazione di posti di lavoro e di collocazione di tante intelligenze locali, oggi costrette ad emigrare».

Intanto, mentre si attendono i pronunciamenti politici, a Niscemi fervono i preparativi per la manifestazione nazionale No Muos di sabato 4 aprile, anch’essa conseguenza della sentenza del Tar dello scorso 13 febbraio e culmine di una lunga serie di iniziative promosse su tutto il territorio siciliano dai comitati No Muos in questi cinquanta giorni, per riportare al centro dell’attenzione l’illegittimità del sistema di telecomunicazioni satellitari statunitense. Illegittimità sancita dalla sentenza del Tribunale amministrativo.

(ph. Fabio D’Alessandro)

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Redazione

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