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Le incongruenze di Barbaro Scionti e Claudio Consoli

Sant’Agata 2019 è l’edizione delle incogruenze

È la festa degli scontri tra il Capovara Claudio Consoli, espressione della chiesa e quindi del parroco Barbaro Scionti, che per la prima volta nella storia della festa divide il cordone dal fercolo agatino. Il cordone rappresenta i devoti. Al di là del merito della decisione sulla salita di Sangiuliano, il fatto è gravissimo. Qualora riconfermato, come farà il prossimo anno a rapportarsi con i devoti Claudio Consoli?

È l’edizione delle incongruenze perché si fanno pubblici proclami che spesso vengono disattesi nella pratica. Ad esempio, Claudio Consoli afferma più volte che è contrario a “correre” durante la processione eppure il 4 febbraio, sotto una pioggia battente con un vasto pubblico presente, effettua la salita dei Cappuccini di corsa. Ad una velocità al di sopra della norma. Qui di seguito il video di Orietta Scardino per La Sicilia.

La mattina del 6 febbraio Consoli vacilla al momento di fare la salita di Sangiuliano. Secondo lui c’è troppa gente tra i cordoni. Ma se si confrontano le foto degli scorsi anni, il numero dei devoti sembra lo stesso se non maggiore.

La salita di Sangiuliano nel 2014. È presente tantissima gente all’interno e all’esterno dei cordoni. Claudio Consoli non è capovara ma responsabile del baiardo di dietro. Qui è ritratto seduto sul lato posteriore del fercolo

Quando piove la processione continua e quando c’è bel tempo il capovara la interrompe

Durante tutta la processione del 4 febbraio i devoti invocano e pregano il capovara affinché la processione si interrompa. Si registrano i primi momenti di tensione quando la Santa, la sera del più estenuante giro esterno, si trova in via Garibaldi. Bagnati fino all’osso, i devoti vorrebbero fare rientro in cattedrale, saltando la pescheria. Claudio Consoli, imperterrito, continua la processione. Anche quando il cordone viene tirato in senso opposto alla direzione da lui indicata in segno di protesta alla sua decisione.

Viene emanato un comunicato della Cattedrale che annuncia il rientro del Fercolo in Basilica “senza alterare il percorso, in tutta sicurezza, accompagnato dai Vigili del Fuoco”. Si tratta di una contraddizione, perché se le condizioni sono sicure non dovrebbe rendersi necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco. Consoli sfida la sicurezza per tutta la processione, eccetto il 6 mattina al momento della salita di Sangiuliano.

Il capovara rende poi ostaggi i devoti quando ancora in via Garibaldi afferma:

Hanno preso acqua tutto il giorno… che è per un’ora?

Non fa niente se i devoti continuano la processione sotto la pioggia.

Con la presenza di Franco ‘U Sceriffo Consoli avrebbe dovuto dimettersi

La più grande incongruenza di questa edizione riguarda la responsabilità dello stesso capovara allorché L’Urlo pubblica la foto che testimonianza la presenza di Franco ‘U Sceriffo al di sotto del Fercolo, appoggiato al baiardo anteriore della vara.

Claudio Consoli lo scorso anno rimuove dal ruolo di responsabile del baiardo anteriore Giuseppe Laudani. Quest’ultimo è ritenuto reo di aver permesso al pregiudicato Antonello La Rosa di seguire la processione da sotto il fercolo. Così La Rosa, noto all’ambiente, viene immortalato in foto. Lo scatto è diffuso dai media.

Il capovara per quest’anno decide di non indicare il dodicesimo responsabile e si assume lui questo compito. Laudani sarà comunque presente al baiardo, come segnalato dall’Urlo. Ma ciò che si rileva è che Consoli, nel momento in cui Franco ‘U Sceriffo segue la festa da così vicino, dovrebbe essere “colpevole” anche lui quanto Laudani l’anno scorso. È la logica dello stesso capovara.

Quando viene pubblicata la foto del noto pregiudicato scappano tutti…

L’Urlo pubblica intorno alle 6 del mattino del 6 febbraio la foto di Francesco Ragusa, appartenente al clan dei Cursoti. Le reazioni sono immediate, anche e soprattutto tra coloro che partecipano alla processione. Tra il cordone, i devoti hanno tutti il cellulare in mano per visualizzare l’articolo. Qualcuno descrive un fuggi fuggi generale. “I delinquenti scappano come topi”, diranno. Ragusa, Franco ‘U Sceriffo, che segue la festa dalla sera prima, ovvero quando viene immortalato in foto, solo intorno alle 8.00 si allontanerà seguito da una corte di persone

“Mi mannaru perchè sugnu mafiusu e c’è ‘a foto”,

commenta Francesco Ragusa andando via dalla processione

(mi hanno mandato via perché sono mafioso e c’è la foto, NdR)

La mancata salita di Sangiuliano serve per passare da eroe e coprire la presenza del pregiudicato?

Alle 9.00 circa del 6 febbraio l’impasse con i devoti. Claudio Consoli invita la gente ad andare via dal cordone. C’è troppa confusione per fare la salita di Sangiuliano. I devoti non accettano l’indicazione che viene dal Maestro del Fercolo. È conflitto, l’ennesimo. Sembra l’occasione giusta, creata appositamente, per stendere un velo e non quello di Sant’Agata, sulla responsabilità di Consoli. Il capovara ha permesso allo sceriffo di partecipare alla processione da sotto il fercolo. Per Consoli tutto si gioca in questa edizione 2019 giacché devono essere rinnovate le cariche.

Dalla Cattedrale gli viene in soccorso Monsignor Barbaro Scionti. È fatto noto che i due sono quasi in simbiosi. Scionti la testa, Consoli il braccio. In costante collaborazione tra di loro. Persino la tipografia, che stampa per la Basilica tutto il copioso materiale di Sant’Agata – programmi, immaginette e quant’altro – è coincidente con quella del suocero del Capovara.

Cari delinquenti, siete soli e isolati. Adesso fate silenzio, che dobbiamo pregare!

Il parroco della Cattedrale si fa carico di questa importante affermazione. Per la prima volta parla di delinquenti. È lo stesso Barbaro Scionti che solo l’anno scorso aveva minimizzato un accaduto inquietante. In riferimento al ragazzo 17 enne pestato per un commento su Sant’Agata il Monsignore dirà

Quando si ama troppo si può andare fuori strada

Fu una pioggia di critiche per Scionti. Nel 2018 non c’erano delinquenti, nel 2019 sì.

Incongruenze su incongruenze.
Oggi Sant’Agata, è l’ottava, tornerà ai devoti e alla sua Catania.

Evviva Sant’Agata

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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