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Le imprese siciliane muoiono. Milazzo, CNA, “attendiamo gli interventi di Crocetta e Bianco”

Il prelievo pubblico sugli utili dell’imprenditore a Catania è del 71,5%, in pratica da gennaio a metà settembre un’imprenditore lavora per lo Stato.  Andrea Milazzo segretario etneo di Cna disegna lo scenario che fa da sfondo a chi cerca di fare impresa in Sicilia ed in particolare a Catania: la situazione, come è ovvio, non è rosea. Al contrario gli impreditori ci vedono sempre più nero tra la pressione fiscale, una burocrazia ingessante ed una politica inerme che sta solo a guardare.

«Ad ottobre c’è stato un incontro pubblico con il sindaco di Catania Enzo Bianco per esporre la posizione degli imprenditori che rappresentiamo – ha spiegato Milazzo – il sindaco ha accolto con favore le nostre istanze ma ad oggi siamo in attesa.»

Nell’occasione il Cna aveva esposto due problematiche: quella legata all’abusivismo commerciale e l’altra che riguarda il pagamento della Tari.

«A mettere in ginocchio ulteriormente le imprese questo abusivismo dilagante; la regione continua a promuovere corsi di formazione che servono più ai formatori che ai formati ma non si confronta con il rapporto annuale del Ministero sui lavori più ricercati. Faccio un esempio, nel rapporto non si fa assolutamente cenno a parrucchieri ed estetisti eppure la Sicilia continua a fare tantissimi corsi per formare tali figure con l’ulteriore risultato che nascono nuovi parrucchieri ed estetisti che non vengono assunti e che vanno solo ad incrementare il lavoro in nero.»

L’abusivismo dà vita a forme di concorrenza sleale che incrinano maggiormente il mercato. Se la regione, da una parte, ci mette la sua con il risultato ultimo di favorire ancora di più l’abusivismo – con la scusa di mantenere le oltre 10.000 famiglie che ruotano attorno alla formazione siciliana – dall’altra c’è il comune che almeno potrebbe mettere a punto degli interventi.

Il Cna ne ha proposti di semplici ed immediata realizzazione «abbiamo chiesto una task-force composta da organi di controllo anche dalla guardia di finanza, che si riunisca periodicamente. Poi abbiamo consigliato di guardare alle DIAdenuncia di inizio attività in edilizia – per andare a controllare i cantieri che sono a norma, basterebbe solo mettere in comunicazione gli uffici.»

Ad ottobre il Cna si confronta con Bianco anche su un’altra questione: la Tari. È stato chiesto di rivedere il regolamento onde evitare agli imprenditori che già provvedono a loro spese allo smaltimento dei rifiuti speciali di pagare anche la tassa comunale.

A Catania tengono bene due settori: ristorazione e turismo. L’edilizia invece va sempre peggio eppure un tempo rappresentava la punta di diamante dell’economia etnea.
Non si costruisce più e restano in piedi, per chi ci può, le eccellenze che internazionalizzano riuscendo a ricavare un fatturato di oltre il 50% dalla vendita all’estero. Il siciliano però è scarsamente portato ad esportare il suo prodotto, vuoi per una sua naturale mancanza di propensione o per obiettive condizioni ambientali che glielo impediscono.

«La regione non ha mai avuto un quadro di insieme su come affrontare la questione – afferma Milazzo – sarebbero bastati pochi ma buoni interventi per dare rilancio all’economia sfruttando i fondi europei. Un piano straordinario per il lavoro, poche misure con molti soldi: completamento delle infrastrutture, piano del recupero del centro storico (con il risultato di dare lavoro alle imprese), messa in sicurezza del territorio, l’inserimento dei giovani nelle aziende per fare tirocinio e stage, senza iter troppo burocratici come quello di garazia giovani – che pure è servito – tra l’altro non si perdono saperi e competenze che piano piano vanno in disuso.»

Milazzo parla anche di un piano per il credito con l’immissione di nuovo contante nei fondi di rotazione «abbiamo la Crias, che è una cassa che eroga dei prestiti a tassi molto agevolati, ma la regione non li finanzia da una vita, oramai è un fondo di rotazione, se il governo siciliano non la alimenta, la ruota comincia ad incepparsi.»

«Avevamo chiesto una politica di patrimonializzazione dei confidi di patrimonializzazione ovvero i consorzi di garanzia fidi – se la banca che concede prestiti non recupera dall’imprenditore può rivalersi su queste strutture, ma la regione non ci aiuta a ripatrimonializzare e li abbiamo persi.»

 

 

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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