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Le borracce #PlasticFree Unict che sono fatte di plastica

Essere Plasticfree o non essere Plasticfree? È questo il dilemma dell’Università di Catania che per ovviare al quesito amletico ha ben deciso di optare per una via di mezzo, ossia il Tritan, deludendo centinaia di studenti.

Ma a cosa è dovuto l’immenso sconforto piombato nei cuori dei giovani universitari alla vista di questa “bottiglia” che non è altro che una borraccia che non ce l’ha fatta?

L’inganno di alluminio

Era lo scorso marzo quando una foto iniziò a circolare sui canali social dell’Ateneo, in concomitanza con il riconoscimento Legambiente ricevuto proprio per la campagna “Plastic Free”. Il cielo azzurro e il Palazzo dell’Università facevano da sfondo all’oggetto tanto bramato dagli studenti: una lucente borraccia in alluminio con il logo Unict. Alle tante richieste pervenute da parte degli universitari, però, la risposta era stata deludente.  Infatti, le 2600 borracce disponibili erano destinate al personale. Ma con la promessa che presto sarebbero arrivate anche per gli studenti.

Ed effettivamente queste borracce sono arrivate. Ma non come la bella foto che circolava e che per mesi aveva nutrito i sogni dei giovani. Stamattina, infatti, tutti i possessori della Carta dello Studente hanno ricevuto un “boccaccio” color zucca (tanto siamo in prossimità di Halloween) in Tritan e non in alluminio.

Ma perché?

La domanda sorge spontanea: perché pubblicizzare un prodotto di altra forma, colore e materiale per mesi? E cosa si cela dietro la scelta di distribuire una borraccia che dovrebbe essere Plastic Free ma è fatta di plastica?

Il fattore economico gioca un ruolo fondamentale. Un numero così elevato di recipienti in alluminio ha un costo nettamente più elevato rispetto al Tritan. Che dunque l’Ateneo abbia voluto spendere solo per il personale? I meno attenti, infatti, non sanno che in realtà le lucenti borracce in alluminio non sono mai state acquistate dall’Università di Catania. Esse, infatti, come previsto dal capitolato l’appalto per gli erogatori dell’acqua, erano incluse nel contratto a costo zero.

Ma le borracce per gli studenti, invece, il prezzo lo avevano. In totale l’Ateneo per oltre 40mila studenti ha speso oltre 110mila euro, pagando quasi tre euro per pezzo. Una cifra certamente più abbordabile rispetto ai 5 euro a borraccia se avessero scelto l’alluminio. E dunque la scelta è ricaduta su una “super plastica”, annullando totalmente tutti gli effettivi pregi di una borraccia per mantenere una bugia che odorava di promessa. Il Tritan, materiale prescelto, è un copoliestere di nuova generazione. Ciò che lo rende ecologico è la totale assenza di Bisfenolo A, una sostanza dannosa per la salute.

Sono stati mesi certamente difficili per l’Ateneo, colpito da scandali di qua e di là. Le borracce forse potrebbero sembrare l’ultimo dei problemi di cui preoccuparsi. E invece no. Vanificare ogni passo fatto verso il Plastic Free?Missione compiuta.

 

 

 

 

 

 

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