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Le baggianate di Pogliese sulla legalità a Sant’Agata

Premettendo che, il sindaco di Catania Salvo Pogliese fin dalla campagna elettorale non ha mai voluto rilasciare interviste all’Urlo “perchè offeso dal giornale”, siamo costretti a seguire le dichiarazioni del primo cittadino accordate ad altri organi di stampa.

L’ultima intervista viene rilasciata a Sarah Donzuso durante un programma in onda su video Mediterraneo. Le sue attestazioni ci lasciano oltremodo perplessi e ci spingono ad una doverosa analisi, talvolta anche logica, sulle affermazioni del primo cittadino.

Prima domanda sull’inchiesta giudiziaria del padre Antonio Pogliese

La prima domanda riguarda la vicenda giudiziaria che colpisce Antonio Pogliese, padre del sindaco. Il primo cittadino, visibilmente infastidito, si dice convinto dell’integrità morale del prossimo congiunto.

L’intervista si rivela “enigmatica” allorchè si cambia argomento e si parla di festa di Sant’Agata e legalità. La domanda posta dalla giornalista è: “C’è bisogno dell’inizio di un nuovo corso anche nella festa di Sant’Agata?”. A quel punto sembra che il primo cittadino racconti una festa patronale diversa da quella di Sant’Agata a Catania. Forse, lui ha assistito alle celebrazioni di Sant’Agata di Militello a Messina.

“Minoranze limitate ai limiti”

Risposta letterale di Pogliese: «Io credo che la strada imboccata sia importante e anche di grande valenza pedagogica. Il nuovo regolamento che è stato predisposto per quanto riguarda tutte le regole che devono essere rispettate, a differenza del passato, penso sia molto importante. Il segnale che è stato dato è assolutamente importante.
Vi sono delle minoranze limitate che sono state messe ai margini. È stato ormai tracciato un percorso di assoluta legalità di cui la nostra città aveva assolutamente bisogno».

Nell’ordine, il sindaco parla di “importanza pedagogica” il che ci lascia perplessi. Quale insegnamento educativo dovremmo trarre dagli ultimi avvenimenti agatini? Per approfondire gireremo la domanda per interposta persona ad altro collega giornalista.

Pogliese ancora parla del “regolamento”. È presumibile credere che lui faccia riferimento invece ai 7 regolamenti, non 1, che sono stati predisposti quest’anno a cura del comitato per i festeggiamenti agatini. Volendo entrare nel merito: in che occasione queste nuove regole – diremo genericamente – sono state rispettate dai devoti, dal capovara e dai suoi collaboratori durante quest’ultima edizione?

Ma l’affermazione più interessante si rivela essere “vi sono delle minoranze limitate che sono state messe ai margini”. Giusto! Il sindaco ha ragione, le minoranze limitate (si riferisce alla deliquenza) sono state messe ai margini proprio del fercolo di Sant’Agata. Come dimenticare Francesco Ragusa detto Franco ‘U Sceriffo appoggiato con le spalle alla vara agatina ed esattamente al baiordo anteriore sotto gli occhi del CapoVara Claudio Consoli e dei suoi passati (vedi Giuseppe Laudani) e presenti responsabili.

La “minoranza limitata” ai margini della festa. Francesco Ragusa, noto pregiudicato, indicato nel rettagolo in rosso è appoggiato al baiardo di Sant’Agata

La procura apre un’inchiesta, Fava parla di segnale inquietante, Orlando da Palermo si preoccupa e Pogliese sostiene la linea pedagogica della festa

Siamo assolutamente persuasi che il sindaco fosse in una città diversa da Catania anche quando ignora i capretti prepasquali – privi ahimè di costate – che vengono lasciati sul parabrezza di certe auto.

Siamo letteralmente più confortati dal sindaco di Palermo che a 200 chilometri di distanza ha una vista migliore quando intravede la testa di un capretto spiaccicata su un vetro. Anche il presidente della commissione antimafia regionale ha la stessa vista di Leoluca Orlando. Claudio Fava parla di “Un segnale inquietante e preoccupante” e il primo cittadino, con il padre gravemente indagato, sostiene una “linea pedagogica”(???). Manchevole di vista e forse di udito anche il presidente del comitato per la legalità dei festeggiamenti agatini Renato Camarda quando sostiene “che siamo sulla strada giusta”. Forse, come abbiamo già scritto, “dovremmo dire che tutto va bene?”.

Va tutto bene, anche se la procura di Catania apre un’inchiesta sulle scommesse nell’ambito della festa.

Ci dichiariamo confusi e infelici e siamo costretti a citare solo in parte la nostra amata cantautrice catanese Carmen Consoli.

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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