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Il clan Laudani: i signori dell’hinterland

Arrestato Sebastiano Laudani , è bene tracciare una breve cronistoria del clan che per decenni ha insanguinato le strade dell’area nord etnea.
I Laudani , gruppo criminale esterno a Cosa Nostra , sono un clan originario di San Cristoforo , popolare quartiere catanese. Il pentito Antonino Calderone , fratello del noto boss di Cosa Nostra Pippo , parla delle origini umili dei Laudani e del primo business illegale su cui questa famiglia mette le mani intorno ai primi anni 60 , il mercato clandestino della carne. Originariamente allevatori di capre , i Laudani ben presto si appropriano di diverse macellerie ed allevamenti nella zona nord dell’hinterland etneo , scegliendo come base il quartiere catanese di Canalicchio ed i paesi di San Gregorio e San Giovanni La Punta.
Non trovando potenti consorzi criminali nell’area nord pedemontana, i Laudani così inglobano bande e piccoli gruppi criminali presenti nei diversi paesi a nord di Catania.
Il capo storico dei “Mussi di ficurinia” (Musi di ficodindia) è Sebastiano Laudani , classe 1926 , ex allevatore di capre e divenuto in seguito capo indiscusso di tale consorteria criminale. Durante gli anni 70 vi è un avvicinamento a Cosa Nostra etnea. Il tentativo di affiliare un “Mussu” alla famiglia Calderone sfuma ma i rapporti tra il gruppo Laudani e la famiglia mafiosa “ufficiale” catanese sono più che positivi. Nel 1977 i Laudani infatti intraprendono una sanguinosa guerra al fianco di Nitto Santapaola e Alfio Ferlito , luogotenenti del boss di Cosa Nostra catanese Giuseppe Calderone , contro i Cursoti, altro gruppo criminale catanese esterno a Cosa Nostra.
Rimangono in seguito estranei al conflitto tra i due rampolli di Calderone e nel 1981 tentano invano , insieme ad altri gruppi criminali , di “risolvere il conflitto” Santapaola-Ferlito tramite mediazioni e proposte. Diventeranno per molto tempo forti alleati militari di Santapaola , tanto da guadagnarsi il soprannome di “nittioti”.
Il successivo arresto di Sebastiano Laudani non rappresenta un indebolimento per gli affari della cosca che trova nei figli del vecchio boss dei validi sostituti (Gaetano ed Alfio Laudani ad esempio). La cosca pur affrontando diversi conflitti come la guerra contro i Cappello-Pillera-Ceusi , lo scontro con i Puntina e con gli Sciuto (questi ultimi responsabili dell’omicidio di Gaetano Laudani) , non smette di accrescere la propria potenza militare ed economica nell’hinterland.
E’ con il processo “Ficodincia” (775 anni di reclusione) e con il pentimento di elementi di spicco come Salvatore Buscemi , Alfio Giuffrida , Mario Torretti , Giovanni Romeo , Mario Demetrio Basile prima e Giuseppe Di Giacomo poi , che il clan Laudani riceve i primi duri colpi dallo Stato.
Faide interne , guerre e duri colpi da parte dello Stato costringono i Laudani , come altri gruppi criminali etnei , a siglare nella seconda metà degli anni 90 una pax mafiosa per tutelare gli interessi economici e non accendere ulteriori riflettori. A dire dello stesso Di Giacomo , per qualche anno reggente del clan , fu siglata una pax tra mafiosi. Di Giacomo mentre si trova in regime di 41bis a Cuneo si sarebbe incontrato con Ignazio Bonaccorso “u carateddu” con la benedizione di Salvatore Cappello che contemporaneamente si era stretto la mano con “u zu Iano”, cioè Sebastiano Laudani. Il patriarca della famiglia Laudani era detenuto al carcere di Secondigliano. Un patto, siglato anche da Turi Pillera, Gimmy Miano dei Cursoti milanesi e u zù Ciuzzu Mangion della famiglia Santapaola.
Ai Laudani sono stati attribuiti moltissimi gravi crimini verificatisi a Catania e provincia ; su tutti l’attentato alla caserma dei carabinieri di Gravina di Catania nel 1993 , L’omicidio dell’agente di polizia penitenziaria Luigi Bodenza , l’omicidio dell’avvocato Serafino Famà.
Dopo il disfacimento del clan Malpassoti , conseguente alla collaborazione con gli inquirenti del boss Giuseppe Pulvirenti “ U Malpassotu” , molti quadri e soldati di tale organizzazione pare siano confluiti nei Laudani.
Attualmente il clan controlla gran parte dell’hinterland nord catanese. E’ presente con propri gruppi nei comuni di San Giovanni La Punta , Viagrande , Aci Sant’Antonio , Acireale (con a capo Camillo Fichera) , Aci Catena , San Gregorio , Zafferana Etnea , Tremestieri , Mascalucia , Paternò (tramite il gruppo di Vincenzo Morabito e Salvatore Rapisarda in contrasto con gli Alleruzzo-Assinnata vicini ai Santapaola ) , Bronte , Maniace , Adrano , Piedimonte Etneo (tramite il gruppo di Paolo di Mauro) , Castiglione , Randazzo (tramite il gruppo Ragaglia-Rosta-Sangani) e Giarre-Riposto-Fiumefreddo tramite Rosario Muscolino. L’influenza del clan Laudani è stata accertata anche nel territorio di Giardini Naxos (ME) e Taormina (ME).

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B.F.

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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One Comment

  1. il timorato rispetto per un branco di parassiti della società catanese, agevolati dal diffuso e inconsapevole consenso al sistema parastatale affermato purtroppo nei decenni. Popolo sano che si arrende e scoraggia davanti a quattro prepotenti ignoranti che hanno capito come tenere in pugno un’intera popolazione omertosa e ancora piu’ ignorante di loro.

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