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L’assemblea dei Prof si fa con un pubblico numeroso e non pochi spunti di critica

Enzo Bianco rimane fedele al comunicato stampa diffuso nel tardo pomeriggio di domenica 28 Febbraio, con il quale aveva preannunciato la sua assenza a “Il Sipario strappato” .

Un mancata partecipazione, che aveva da subito destato sorpresa da parte degli accademici Luciano Granozzi, Antonio Di Grado e Fernando Gioviale, promotori dell’iniziativa, già prevista per il 13 Febbraio, ma che era stata spostata al 29, proprio per venire incontro alle esigenze dell’amministrazione.

Alla fine l’assemblea sui teatri organizzata dai cattedrati al Coro di Notte del Monastero dei Benedettini ha visto la numerosa presenza di protagonisti del mondo teatrale ma anche di tanti cittadini.

«Questa non è una dichiarazione di guerra» dice Granozzi moderatore dell’incontro. Certamente discutibile la nomina del direttore dello stabile che rompe la tradizione, ma questo può essere un problema, ma non il problema.

“Una città piena di teatri è una città incivile” e Catania non è una città incivile. E’ una città nella quale le manifestazioni teatrali sono molto dense. Per questo si è voluta un’assemblea, perché si parlasse liberamente,  in un luogo come l’Università, sede naturale del dibattito, dove avviene la formazione del pubblico».

Che il perno dell’incontro non sia costituito soltanto dalla polemica circa la nomina di Giovanni Anfuso come Direttore artistico del Teatro Stabile, lo rimarca anche Antonio Di Grado: «isolare la discussione allo Stabile sarebbe un torto ad altri teatri. Bisogna ampliare l’orizzonte, non parlare solo di nomine, ma di programmi, di iniziative».

Il docente prosegue ricordando «il teatro di tradizione di Mario Giusti, il teatro d’avanguardia di Nando Greco, Sciascia, Fava, il Teatro Machiavelli recuperato dall’università, il teatro Coppola, esempio di attività autogestita. Quella di oggi – precisa il docente – è una proposta di confronto e ricomposizione. Un momento di riflessione comune. Non del Comune».

Sulla ristrettezza del tema, così come indicato dal comunicato stampa, Fernando Gioviale si dice sorpreso: «non basterebbe un pomeriggio intero per parlare di teatro, e la grande partecipazione di questo appuntamento testimonia la necessità di parlare del tema in oggetto».

Dopo gli interventi dei docenti, l’assemblea entra nel cuore della questione, dando inizio alle riflessioni.

Apre le danze Nino Romeo: «io non mi indigno, perché chi si indigna è un bugiardo. Bisogna fare una riflessione sul sistema dei teatri stabili e trovare un sistema alternativo, per dei teatri che hanno solo una parvenza pubblica. Parlare del sistema nazionale dei teatri stabili e dei sistemi teatrali locali interessa di più dei cartelloni e dei direttori artistici, elementi marginali. Parole chiave di riflessione sono per me rischio culturale e teatro diffuso. Bisogna trovare un sistema alternativo prima che il teatro stabile imploda per mancanza economica e per mancanza di funzioni».

Sulla carica di Giovanni Anfuso dice «è stato elogiato per la conduzione della manifestazione I Art. E’ la nefandezza più grande che sia atterrata in questa città negli ultimi 20 anni, visto lo sperpero di denaro gettato durante questa iniziativa. Anfuso ha fatto da vigile urbano del sindaco e dell’assessore della cultura. Quale la sua dote? Quella di essere uno zerbino testato che funziona bene. Bisogna andare oltre e non indignarsi. Citando Sciascia aggiunge: «“se ne sono viste di peggio” parliamo di qualcosa di meglio».

Esprime un riferimento esplicito alla mancanza del Sindaco, Ottavio Cappellani durante il suo intervento «Non si tratta di politica, ma di potere. Si parla di comunicati scomunicanti. Questa è un’assemblea di dissidenti e dico dissidenti nella maniera più nobile del termine. Voglio ringraziare di cuore Enzo Bianco, è riuscito a farci fare gruppo. Ogni tanto Catania riesce a stupire».

Ricorda la sua formazione al teatro stabile Elio Gimbo: «Ma anche che il teatro contemporaneo catanese ha esperienze che non vanno mai citate». E ricorda che cosa è per lui il teatro: «è un momento di tregua per lo spettatore. Bisogna carpire dallo spettatore conoscenze che nemmeno lui sa di avere».

Segue il breve intervento di Giuseppe Di Pasquale: «intervengo solo perché mi sento chiamato in causa. Fino a Giugno sono direttore del teatro stabile e rivendico con orgoglio questo ruolo. Secondo me una riflessione sul teatro pubblico non può nascere alzando degli steccati. Il teatro pubblico è teatro pubblico, non ho la tracotanza di cambiare. Il teatro segue delle regole ferree. I decreti possono anche non piacere. La domanda è: si devono rispettare le regole? Bisognerebbe dare anche una risposta».

Salvo Nicotra punta la sua riflessione sul rapporto tra committenza pubblica e creatività. «Mi interessa la creatività più che il consumo di teatro. Il teatro non è un bene di consumo, quando lo è tradisce uno delle sue funzioni. Perché la creatività non sia autoreferenziale ha bisogno di crescere. Da vent’anni manca il dialogo con la stampa e con l’Università. Cosa ha fatto l’università in tutti questi anni? Spero che ci sia un percorso di confronto e di crescita comune. Non possiamo affrontare un discorso che si limita al rapporto tra teatro pubblico e teatro privato. Bisogna approfondire».

«Il teatro come forma d’arte è innovazione, per questo il teatro dovrebbe essere sempre di ricerca» dice Salvo Gennuso.

«Sogno che il pubblico possa conoscere gli artisti che segnano la contemporaneità. A Catania ci sono delle belle sperimentazioni, ma sono troppo poche. E troppi pochi giovani anche in questa sala. Mi auguro che il pubblico possa conoscere la Scrittura di scena e la nuova drammaturgia. Ricordo un laboratorio di traduzione qui all’università che aveva ricevuto gli elogi dell’ambasciata francese. Un’esperienza che nonostante i risultati e nonostante si fosse realizzata a costo zero, si è conclusa qualche anno fa».

«Mi aspettavo qualcosa di più oggi» ammette Orazio Torrisi. «Il teatro è momento di confronto democratico, cosa che è mancata nel corso degli anni anche da parte dell’università. Si registra la deficienza di un continuo confronto tra i vari protagonisti del dibattito culturale e teatrale. Non si può cambiare il teatro pubblico, ci sono delle regole. Ci dovrebbe essere un confronto bimestrale o mensile sul teatro, non una volta ogni trent’anni. Un confronto che veda protagonisti anche l’Università e la scuola. Spingiamo la politica a seguirci su questa via. Il 17 andiamo tutti. Vediamo se c’è anche dall’altra parte questa volontà».

E sulla scia dell’invito di Torrisi di partecipare alla riunione organizzata il 17 Marzo da Bianco, si fa sentire forte la reazione di Ottavio Cappellani: «Ma qui che fai l’infiltrato? Fai il consulente di Bianco». Dall’altra parte secondo Torrisi, Cappellani non avrebbe compreso davvero il suo intervento».

Ciccio Mannino, di officine culturali inserisce nel dibattito il tema delle barriere nel teatro: «barriere di disabilità, barriere cognitive. Ma anche questioni che mirano a lavorare di più sul coinvolgimento del pubblico. Quanto è partecipativo il teatro?»

Per il consigliere comunale Sebastiano Arcidiagono «Oggi l’amministrazione con la sua assenza ha perso una grande occasione. Quella di lavorare sul tema teatro a partire dalla fatica del dibattito».

Presenti in sala anche L’onorevole Berretta e Notabartolo.

Conclude gli interventi Ferdinando Gioviale sottolineando che «spesso sono gli stessi promotori degli eventi culturali che non cercano le istituzioni».

Nota dolente secondo il docente è infine l’insufficiente investimento della cultura in Italia e l’importanza dei fondi per la promozione teatrale «Senza fondi non si canta messa».

 

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