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Cronache

Gli effetti della movida e la mancanza di servizi, l’appello disperato dei pescatori all’assessore Cantarella

“Il mare non è più dei pescatori”. Un’affermazione amara, pronunciata in una città dove il mare è l’emblema della sua naturale vocazione turistica e culturale.

Oggi l’assessore all’Ambiente e Sicurezza Fabio Cantarella ha incontrato i rappresentanti della Federazione Armatori Siciliani, le altre associazioni rappresentative della piccola pesca artigianale e “TerraeLiberAzione” portavoce attiva delle istanze del comparto.

Obiettivo principale: creare una piattaforma di ascolto su i reali problemi di cui, da tempo, soffre il porto di Catania. Con lui, armatori e pescatori.

Le criticità

«I problemi al porto sono sempre i soliti – esordisce Alfio Fabio Micalizzi, leader della Federazione Armatori Siciliani della Pesca – oggi i pescatori si sentono sfrattati, tra il caos che c’è agli ingressi sia nord che sud e la movida che si trova la sera. Noi non ci schieriamo contro la movida, ma i pescatori che devono andare a lavorare si scontrano con le persone all’ingresso e all’uscita».

«Altro grande problema è la mancanza di cassonetti per la raccolta differenziata e non, mancano le isole ecologiche per il deposito degli olii usati. Lamentiamo una carenza di sicurezza della navigazione marittima interna portuale perché anche il lato dei pescatori è stato invaso da pontili galleggianti. Noi non siamo contro questo tipo di strutture che potrebbero portare turismo, ma il parcheggio delle barche di porto non può essere anche dal lato dei pescatori dove ci sono i pescherecci», prosegue il Presidente.

«Quindi noi oggi – conclude Micalizzi – con questo incontro chiediamo all’assessore Cantarella di farsi portavoce per dare ascolto ad armatori e pescatori. Le imprese rischiano di chiudere. Inoltre abbiamo avanzato un’idea durante l’assemblea del 12 luglio scorso. Vogliamo realizzare un mercato del pescatore open 24/24h. La mattina i pescatori vendono i prodotti ittici e la sera gli stessi prodotti ma già cucinati, pronti per essere consumati. In questo modo il pescato che loro prendono acquisisce più valore. Si crea un portale su internet, un’app e così accorciamo anche la tracciabilità della vendita».

La movida

Negli ultimi anni sono tantissimi i locali nati lungo il perimetro del porto, diventato ormai fulcro della movida catanese ogni giorno della settimana. Se da un lato si è riscoperto uno dei luoghi più belli di Catania, dall’altro i disagi che vivono i pescatori sembrano gravosi.

I pescatori vivano in queste zone limitrofe al porto, e molte volte per evitare di passare dalla parte dei locali, scavalcano i cancelli presenti di fronte ai Silos. Inoltre, si sono verificati diversi episodi di risse tra i pescatori e ragazzi che hanno bevuto qualche bicchiere di troppo. A detta di chi il porto lo vive come posto di lavoro, le tantissime persone presenti all’entrata, per via della movida, creano ostruzione ad armatori e pescatori. In più è facile imbattersi in bottiglie di vetro disseminate per strada, malgrado l’ordinanza. Ma non solo. Sembra che il porto sia diventato anche luogo di incontri bollenti durante la notte.

Un solo cantiere navale e zero dialogo

«Ci sono problemi di cantieri, c’è solo un cantiere navale che pensa a tutte le imbarcazioni di Catania – spiega Angelo Costanzo, associazione Pescatori – per un peschereccio dobbiamo andare fuori Catania, a Siracusa, Licata, Portopalo con rischio di navigazione e naufragi».

«Abbiamo presentato queste istanze sin dal lontano 2006 ma non è mai successo mai niente – continua Costanzo – non ci sono bagni, non c’è acqua, non c’è nulla per i pescatori. Come vedete ci sono delle reti fuori, abbiamo chiesto dei container, dei casotti  che sono stati accettati ma a spese nostre, la realizzazione è dunque impossibile per le nostre tasche. Ci vogliono più o meno 37-40 container per una spesa di più o meno un milione di euro. Per questa rete ci vogliono circa 30/40 mila euro e invece viene lasciata qui con i rischi che si bruci con acqua e sole. Abbiamo chiesto tante volte-conclude il pescatore- ma non abbiamo mai ottenuto niente».

Sempre Costanzo afferma, a malincuore, che i pescatori tra Catania, Ognina ed Acitrezza sono diminuiti circa del 60%, a causa delle condizioni di lavoro.

TerraeliberAzione e il suo appello per “L’isola senza mare”

L’associazione TerraeliberAzione reputa urgente l’istituzione di un vero “Tavolo Blu” della Regione Siciliana che promuova la semplificazione “a costo zero” delle “pratiche amministrative” e la diminuzione dei costi burocratici. Essi gravano pesantemente sulla redditività delle piccole e medie imprese del mare siciliano, producendo danni all’intera economia siciliana, al turismo e a tutti i consumatori.

Un altro punto fondamentale è sicuramente l’inquinamento dei mari che porta gravi danni ad armatori e pescatori. Le cause sarebbero la quasi totale assenza di collettori fognari in diversi territori e dal criminale smaltimento dei rifiuti tossici.

Come si esprime l’amministrazione comunale?

L’assessore Fabio Cantarella si dimostra attento alla questione:« Mi farò portavoce, non sono problemi la cui pertinenza è comunale, però certamente l’ente locale deve ascoltare. Avviserò il sindaco Salvo Pogliese, il Ministero, in particolare con i vertici della Capitaneria di Porto e della Regione Siciliana».

«Queste sono persone – continua l’assessore – che lavorano e vivono della pesca. Vedere i loro strumenti quotidiani esposti così al sole con tutti i rischi annessi ci fa capire che le loro preoccupazioni sono fondate e reali. Tecnicamente non possiamo sostenere le loro proposte, marginalmente solo quella del mercato open 24/24h».

E riguardo all’idea di un possibile trasferimento dell’attività mercantile al porto di Augusta: «Questa è un’idea, ma non passa dal Comune ma dai Ministeri. Queste sono scelte governative. Io penso che prima di arrivare a una decisione di questo tipo bisogni interpellare chi lavora e vive il porto, non è una decisione che può passare dall’amministrazione comunale. Certamente bisogna fare un tavolo con pescatori ed armatori, dopo questi tavoli tecnici si capirà cosa è più opportuno fare per Catania, fermo restando che tutto questo verrà poi inviato a Roma» conclude l’assessore.

 

 

 

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