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Landini e il tempo del noi

L’elezione di Maurizio Landini a segretario generale è una bella novità, dirompente, per la Cgil, per la sinistra e per il Paese. E riporta il sindacato e il tema del lavoro al centro del dibattito politico.

Il successo di Maurizio Landini

Il consenso ottenuto nella votazione (il 92,7%) e poi tra gli iscritti e i cittadini, che l’hanno accolta con un entusiasmo senza precedenti è, per chi come me e pochi altri compagni catanesi con i quali l’abbiamo sostenuta, in controtendenza rispetto alla maggioranza del gruppo dirigente della Cgil catanese che invece propondeva per l’altro candidato, Vincenzo Colla, la conferma della giustezza della nostra posizione.

Una posizione che oggi è condivisa e sostenuta anche da chi, prima del congresso nazionale, l’aveva legittimamente avversata. Al netto, ovviamente, di qualche tono un po’ scomposto.

Adesso, però, superata la dialettica precongressuale, occorre riprendere il nostro impegno, a partire dal messaggio principale che è uscito fuori dal congresso di Bari.

Il tempo del “noi”

È il tempo della Cgil collettiva, della Cgil del noi, che ribalti i vecchi schemi gerarchici. Non la Cgil dei segretari e delle segreterie. Ma la Cgil degli iscritti e dei delegati, partecipata, aperta, inclusiva. Perché dice Landini nel suo intervento programmatico: “senza gli iscritti e senza i delegati non saremmo niente”.

Maurizio Landini con i compagni in visita in Sicilia

La Cgil è oggi unita attorno al segretario generale, ma prima ancora sulle sue indicazioni programmatiche. Che adesso dovremo fare nostre, attuare.

Maurizio Landini nelle campagne di Mazzarrone

La Cgil, dice Landini, deve stare tra le persone, deve vivere nell’impegno di iscritti e delegati, tornare al sindacato di strada. Un’esperienza che, ad onor del vero, a Catania, con la Flai guidata da Alfio Mannino, abbiamo già sperimentato, con ottimi risultati, con il lavoro contro lo sfruttamento nelle campagne.

Landini stesso ci accompagnò qualche mese fa, tra le campagne di Mazzarrone, assieme al segretario regionale Michele Pagliaro, al segretario di Caltagirone Totò Brigadeci e al segretario confederale di Catania, Claudio Longo, e tra i migranti sfruttati nelle serre del ragusano o nei campi attorno a Mineo.

Foto di gruppo

L’esperienza del sindacato di strada adesso va generalizzata a tutte le categorie. Ma l’elezione di Landini è una buona notizia anche per la sinistra, intesa come insieme di valori che nella forza e nell’autorevolezza del sindacato può ritrovare, anzi ritroverà nuova linfa, nuovi codici, una nuova connessione sentimentale con quel popolo smarrito che ha cercato rifugio nelle opzioni sovraniste. Ed è, allo stesso tempo, una brutta notizia per un governo che per ottenere consenso punta sulla malessere e sulle paure dei cittadini.

L’opposizione intelligente di Sinistra contro il Governo

Non è casuale l’attacco concentrico che in queste ore stiamo vedendo sui social contro Landini e la Cgil da parte dei sostenitori del governo, degli esponenti leghisti e 5 Stelle.

Landini, con la sua credibilità e la sua storia, minaccia l’efficacia del discorso populista, oggi dominante, che per anni ha fatto leva sulla crisi della rappresentanza.

E infine, l’elezione di Landini è una buona notizia per il Paese. Perché restituisce protagonismo al lavoro, quel lavoro che a fondamento della nostra Costituzione ma che spesso non ha trovato ascolto nei governi che si sono succeduti, compreso quello attuale, che hanno basato la loro azione sulla disintermediazione e sullo svilimento del ruolo dei corpi sociali.

Da oggi, però, inizia un altro film.

di Massimo Malerba, Direttivo provinciale Cgil Catania

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