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La vita è un vorticoso viavai di incontri

Fortuiti, casuali, inevitabili o organizzati, la nostra vita è scandita da un vorticoso viavai di incontri.

Quante persone incontriamo lungo il nostro cammino? 

Mille? Diecimila? Un milione?

In primis nostri familiari, quelli che ci appaiono davanti agli occhi il primo giorno di vita, il loro ruolo nelle nostre esistenze è inesorabile, sono prodotti del destino, condanne o benedizioni quasi sempre imprescindibili.

Poi ci sono coloro in cui ci imbattiamo per caso tutto i giorni: il barista, il benzinaio, l’edicolante, l’impiegato delle poste, il personale che sta alla reception della palestra, gli addetti alle vendite dei negozi che frequentiamo, il parcheggiatore abusivo col quale discuti di metafisica, i pazienti con cui attendiamo il nostro turno dal medico e con cui scambiamo due o più parole o semplicemente osserviamo fantasticando sulla loro vita.

L’incontro con il prossimo incuriosisce, diverte, esaspera, arricchisce. Qualcuno ci resta impresso, qualcuno lascia tracce lievi, qualcuno addirittura segni che si cancellano dopo la prima doccia. Qualcuno rimane e, per piacere o per forza, si sedimenta, diventa parte integrante del nostro habitat emozionale.

La prossimità e la consuetudine con l’altro non generano mai indifferenza.

Ci sono poi gli incontri con quelli che diventeranno i nostri amici: quelli con cui ci scegliamo reciprocamente. I miei sono anime aperte, sensibili, che procedono con cautela, ma inesorabili, sono anime che ridono anche quando non dovrebbero, ironiche e auto-ironiche e che si pongono e pongono infinite domande. Anime la cui bellezza si insinua in me lentamente.

Sono i miei simili. Quando li vedo capisco immediatamente che la loro sostanza è simile alla mia. Capisco che ci somigliamo e nel farmi spazio nella loro vita gli faccio spazio nella mia sentendomi comoda. Sentirsi comodi nella vita degli altri offre un grande senso di benessere.

Camminare affiancati è più facile, meno doloroso e anche più divertente.

E poi ci sono gli amori…

Quegli amori che durano 3 giorni, 3 settimane, 3 mesi, 30 anni…

Ci sono amori giusti e quelli sbagliati. Gli amori dannati, quelli effimeri e gli amori veri. Gli amori “a scadenza” e gli amori eterni e quelli impossibili. Amori a distanza e amori disperati.

Amare è un mestiere, brutto da dire, ma è così. Si migliora esercitando amore. È una forma d’arte, e nessuna forma d’arte si sgrezza da sola” (Ettore Zanca, E vissero tutti felici e contenti, Ianieri Edizioni).

Gli incontri amorosi smuovono le corde e stravolgono la vita, hanno una natura densa e complicata e richiedono appositi contenitori di conservazione, smaltimento e volte anche di eliminazione.

E poi, dulcis in fundo, ci sono gli incontri con le persone dotate di superpoteri, quelle in grado di cambiarti la vita o di dirigerla in una direzione diversa e inaspettata. Sono quelle che ti guardano oltre, quelle che ti sorprendono con stupore.

Beato chi le incontra. Beato chi sa esserlo.

Bisogna essere immensamente grati a tutti gli incontri che hanno disegnato un tratto del nostro cammino con delicatezza e generosità.

Sarebbe bello se ognuno di noi tra i propri obiettivi avesse quello di giocare un ruolo illuminante nella vita anche di una sola persona: perché rapportarsi con le persone resta una pratica virtuosa e bellissima. L’unico lusso che ci è rimasto. Una delle cose per cui la vita merita di essere vissuta.

 

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