fbpx
LifeStyle

La verità della poesia: Vivian Ley

Vivian Ley, poetessa, ospite della rubrica “Un caffè con ” di Alfredo Polizzano, rivela la propria visione di poesia: a partire dal “peso” della parola stessa fino alle sue diverse sfumature.

La poesia come verità

«La poesia per me è una grande verità- esordisce Vivian Ley- La poesia non può permettersi di non dire niente, la verità poetica è questa. Inutile fingere che qualcosa dica o non dica o dica a metà, raccontarci che dice quando non dice. Se la parola non canta non c’è poesia, non c’è suono, non c’è melodia, non c’è verità. La condizione necessaria per la poesia è la verità».

Ma la poesia si esprime attraverso le parole, mezzo necessario per formalizzare le emozioni. La parola “poesia” assume, per la poetessa, un peso greve che non può, in nessun modo, essere mescolato con la finzione.

«Una parola poetica vale molto di più di una qualsiasi. Più che recitare, la poesia si può interpretare. L’atto recitativo è un’offesa all’arte perché è una verità così grande che se tu metti finzione la diminuisci. Se sei così grande da poterla interpretare accresci questa verità», prosegue la poetessa.

Poesia: chiave d’accesso a mondi sconosciuti.

“Poesia” è una parola alta proprio perché racchiude la straordinaria capacità di aprire le porte di mondi e universi che, altrimenti, rimarrebbero per sempre oscuri.

«È un’amplificazione sensoriale: la parola poetica parla all’intelletto, parla ai sensi, all’emotività della persona e ha più sfere. Parla al cuore, all’inconscio, ci comunica e ci trasforma. La parola poetica è questa: parlare al corpo, allo spirito e ai sensi. Non hai bisogno del passaggio intellettuale per comprendere la verità che ti comunica, è così forte la sua forza che sei investito di questa realtà», commenta Ley.

Altra grande caratteristica che contraddistingue il concetto di poesia è la nudità.

«La parola è nuda: non ti puoi nascondere nella poesia, questa possibilità non c’è. Il poeta quando scrive è disarmato: ha necessità di dire ciò che sente ma non può mettere filtri per esprimere al meglio le sue sensazioni. La nudità è questo liberarsi in maniera viscerale: le viscere sono nude, Tiresia interrogava proprio le viscere. La verità non come dogma, ma ci appartiene, è verità nella misura in cui è mia, tua, sua quindi non è una verità imposta ma così forte che è condivisa».

Passione o intelletto?

Il dibattito è aperto: la poesia deve essere vista come fuoco di passione o frutto di un alto intelletto? Per la poetessa, questa divisione non esiste, in quanto tutto deve venire dosato con equilibrio.

«Se prevale l’intelletto è una poesia più ermeneutica, sterile, troppo lontana da quello che è l’uomo. L’uomo non è intelletto, è subentrato molto tempo dopo. Diciamo che gli strumenti poetici sono la sensorialità, l’immagine tutti strumenti che c’erano già prima. Il linguaggio ci aiuta a veicolare ma è la parte più piccola, più povera, più esile».

Sono i propri i sensi altri grandi protagonisti della poesia. Il legame con il corpo e le conseguenziali tracce di sensualità che lascia il testo poetico permettono all’uomo di riappropriarsi del suo legame fisico con le parole.

«La poesia è erotica, va a toccare tutte le corde fisiche. Noi non siamo abituati a considerare il corpo come entità vivente, siamo focalizzati nelle mente io stessa amo la cultura, leggere, mi rendo conto che alle volte mi distacco. Ma mi rendo conto che tutto prima la sento e poi la penso, la conoscenza dell’esperienza prima la senti e poi la esprimi con le parole. Il linguaggio è l’ultimo step che noi abbiamo», conclude la poetessa.

Un caffè con…Valerialidiavalentina Valerialidiavalentina

Posted by L'Urlo on Friday, 14 December 2018

Mostra di più

Potrebbe interessarti anche

Back to top button