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La trasparenza delle liberalizzazioni in Sicilia: la priorità di governo contro la politica dei monopoli

L’inchiesta giudiziaria recente sui trasporti marittimi che ha terremotato la politica siciliana, al di là delle regalie come presunti scambi di favore, fa emergere nella crudità dei fatti la guerra oligopolistica da 200 milioni di euro, di cui 100 di contributi pubblici, dei due armatori siciliani. (…) I trapanesi Morace (Liberty Lines) e i messinesi Franza (Caronte e Tourist) sono infatti i due armatori siciliani che detengono le rotte del mare isolano.
Un sistema di equilibrio imprenditoriale e commerciale che passa dalla politica siciliana che in questi anni si è fatta direttamente garante dell’attività oligopolistica delle due famiglie.
Tutti con i medesimi fini: spartirsi a tavolino contributi di sostegno pubblico e tratte; escludere il rischio che in questo sistema sarebbero potuti arrivare altri operatori, magari stranieri come il maltese Frank Portelli; ed evitare di perdere prebende personali ed elettorali.

La vicenda nei suoi dettagli giudiziari porta allo scoperto la connivenza di sistema da parte di tutte le forze politiche presenti all’Assemblea regionale siciliana, Movimento 5 Stelle incluso. Infatti risulta evidente come i grillini, benché per l’inesperienza, siano colpevoli di un gioco di triangolazione alla politica dei trasporti governativa.

Quale opposizione parlamentare è mai intervenuta politicamente per garantire le condizioni di concorrenza europea nel settore dei trasporti in Sicilia?

Tutti sono stati di fatto accondiscendenti al sistema oligopolistico che si è creato negli anni. Di recente poi, le cordate politico-imprenditoriali nel silenzio e spesso magari nella compiacenza dei meandri burocratici sono riusciti a gestire questa fetta di mercato, ma a scapito dei cittadini consumatori. Ciò che sorprende oggi è la mancata reazione delle associazioni di consumatori siciliani. Perché? Eppure il trasporto marittimo rappresenta uno dei principali servizi pubblici per l’Isola.

Questa inchiesta porta allo scoperto, per ultimo, solo uno dei settori regionali in cui emerge la gestione diretta degli affari da parte della politica e dei politici. Il vezzo è sempre quello di esercitare il proprio potere di scelta nella gestione diretta del settore economico. Finito il periodo delle aziende regionali, la politica grazie alla compiacenza imprenditoriale interferisce con le proprie funzioni sul mercato.

E’ il momento di cambiare rotta. Chi vuole oggi combattere il malaffare deve creare le condizioni per liberalizzare lo sviluppo della Sicilia. La liberalizzazione di tutti i settori dell’economia e del commercio siciliano è l’unico antidoto non solo all’illegalità diffusa, ma anche al risveglio del mercato a favore dei consumatori, siciliani disoccupati inclusi.
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