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La storia dell’Inquisizione siciliana in una mostra

La storia dell’Inquisizione raccontata con undici percorsi tematici in una mostra a Villa Adriana a Palermo.

Documenti, manoscritti, libri antichi risalenti fino al XVI secolo per raccontare la storia dell’Inquisizione.

Undici percorsi tematici organizzati in ventidue postazioni che ricostruiscono così una delle pagine storiche più oscure. Una mostra che resterà aperta fino al 22 marzo a Villa Adriana a Palermo, dimora settecentesca con affreschi ricchi di simbologia esoterica.

La mostra rientra nelle iniziative in memoria del procuratore Antonio Scaglione e dell’agente Antonio Lorusso uccisi dalla mafia il 5 maggio 1971.

Un percorso il cui obiettivo è documentare l’evoluzione dell’istituzione ecclesiastica il cui compito era trovare e punire i sostenitori di dottrine diverse o contrarie all’ortodossia religiosa.

Particolare attenzione è stata riservata all’esperienza dell’Inquisizione in Sicilia che ebbe fasi, vicende e protagonisti diversi.

Uno dei momenti più spettacolari dell’Inquisizione siciliana fu l’esecuzione sul rogo degli eretici fra Romualdo e suor Geltrude a Palermo nel 1724. O ancora, la vicenda di fra Diego La Matina che nel 1658 uccise con i ceppi il suo inquisitore Juan Lopez de Cisneros. Un atto di tragica ribellione raccontato da Leonardo Sciascia in “Morte dell’inquisitore”.

Il tragico periodo in Sicilia si concluse nel 1782 quando il viceré Domenico Caracciolo, amico degli illuministi francesi e grande riformatore, si fece promotore dell’abolizione del “terrible monstre”.

Il 16 marzo 1782 Ferdinando di Borbone emise il decreto che aboliva l’Inquisizione siciliana a cui seguì la chiusura delle carceri, la distruzione di stemmi e insegne, l’eliminazione delle gabbie di ferro utilizzate per esporre le teste dei ribelli sulla facciata del Palazzo Chiaramonte di Palermo. Poco dopo, l’intero archivio inquisitoriale venne dato alle fiamme.

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