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La sfilata di Marco Strano evento mondano dell’ultima domenica di gennaio

Appuntamento Domenica 29 ore 18.30 al Palazzo Manganelli. Oggi è già ieri.16387447_10211819789400637_4513520072595121566_n

Ci siamo, in lontananza si scorge un gruppetto di persone -tutte donne- all’ingresso. Siamo in orario, nonostante qualche giro in più del previsto per cercare parcheggio. Mentre mi avvicino al grande portone del Palazzo barocco si ferma un taxi, ed ecco scendere giovani fanciulle dai tacchi colorati e vertiginosi. Hanno capito tutto loro!

Non c’è necesariamente un invito cartaceo da presentare, ma all’ingresso basta dire allo steward nome e cognome, per entrate se si è nella lista. Le sfilate nell’era del 2.0 sono oramai organizzate con altri sistemi, più immediati.

Salendo le lunghe scale, ecco subito gli abiti storici dello stilista Marco Strano, quelli che sono sempre presenti nel suo atelier, quelli che ricordano i successi appena passati e festeggiati per i  10 anni di carriera, e che sembrano esser lì come amuleti scaramantici.

Altro ingresso e nuovamente nome da dire. Qualcuno ha sbagliato l’indirizzo mail per confermare la presenza, qualcuno non ha specificato quanti posti, devono lasciare spazio a chi viene dopo e aspettare, in caso assistere in piedi, il tutto tra sorrisi, imbarazzo e molta cordialità. Nell’era dell’invito digitale, nulla è lasciato al caso, e nulla sfugge. Io ci sono, ma per ogni evenienza sono già pronta con lo screenshot dalla mail di conferma!

L’invito della sfilata di Marco Strano ha stampato in sottofondo fiori ricamati, nei colori del rosa e del verde, nelle sfumature che solo la natura sa regalare. La collezione presentata con questa sfilata si chiama Folra Fioriscono Ricami.

Il Palazzo Manganelli in tutta la sua bellezza è pronto ad ospitare la bellezza, prima di accedere alla sala, accompagnata da un hostess che mi consegna un originale cadeau firmato Garini Immagini Eventi Catania, un sorriso per i media e la prima foto di rito è scatta: occhi aperti o chiusi, sorriso accennato o a tutti denti, ormai è andata.

Le stanze una dentro l’altra, -la stoffa floreale alle pareti, gli specchi dorati enormi-, sono tutte piene di sedie, semplici e nere, tutte allineate e ordinante, come vogliono le tendenze delle ultime sfilate, ecco arrivare nella sala principale, un lungo tappeto bianco segna la passerella.  Ne avranno di strada da fare le modelle!

I lampadari barocchi -come tutto il palazzo costruito nel 1400- ricchi e carichi sono tutti illuminati, a catturare lo sguardo un arco di fiori nei toni del rosa e del bianco incornicia la grande porta dorata, il punto di uscita delle modelle, il backstage. Un tripudio delicato di fiori freschi.

Alcuni ospiti si sono già accomodati, molti ancora ne mancano. Si sa le sfilate non iniziano mai puntuali.

Mi guardo intorno e riconosco volti noti e non della Catania che non se ne perde una. In prima fila le giornaliste, accanto a loro le blogger, e si le blogger non mancano mai a questi eventi e sono li pronte con i loro smartphone, iniziano con i selfie di gruppo, ma ad onor del vero i selfie li fanno tutti -me compresa- e lo smartphone diventa un’appendice della mano in modalità ora foto ora video. Così da caricare tutto in tempo reale sui propri profili personali, su Instagram Stories, Snapchat, Facebook, necessarie le batterei extra!

La scelta del look per presenziare ad una sfilata non é sempre facile, -mi rendo conto-, ma in questo caso è stato quasi un tacito code dress tutti in total black, ad eccezione di chi ha osato con un dettaglio rosso -una borsa o un decoltè, rigorosamente su gamba nude- o bianco.  Un classico. Per un attimo mi sono sentita un pesce fuor d’acqua con il mio spolverino ceruleo e il mio abito con stampe floreali verdi e azzurre su sfondo comunque nero, è durato giusto un attimo!

C’è Marco Mirabella, T-shirt bianca, giacca nera, jeans vintage con strappo ad hoc, orlo arrotolato e scarpe senza calze. E si, le calze non le indossano le donne, e non le indossano gli uomini, par condicio modaiola! Anche Gigi Tropea, –anche lui senza calzino a vista- presente in prima fila in total black con la compagna Maria Giovanna che si fa notare per bellezza e per un ingombrante colbacco di pelliccia e la piccola Malena, incantevole e silenziosa spettatrice.

Arriva Barbara Mirabella, anche lei in total black, ma ad illuminarla oltre il suo sorriso contagioso, un gilet di ecopelliccia fucsia, accanto a lei il marito Gianluca Landolina, pure lui sceglie jeans e giacca nera, abbina una camicia bianca alle converse all star chiare. Dall’altro lato Andrea Perra, interior designer che si divide tra Catania e Parigi.

Salvo Presti, amico dello stilista da sempre, anche lui stilista, si aggira tra gli ospiti accoglie e saluta, controlla che tutto sia pronto, entra ed esce dal backstage, si intuisce che ci siamo quasi.

Sarah Spampinato, nota come founder del PopMarket, stavolta è in veste di interprete musicale della sfilata, suo l’arrangiamento musicale e il dj set, in un lungo abito da sposa bianco con piccole rose bianche applicate, anch’esso dello stilista Marco, potrebbe sembrare una delle modelle.

La musica cambia, e dal backstage al coro di “merda merda merda” si capisce che lo spettacolo sta iniziando!

Le modelle sfilano con sguardo fisso e fiero, portamento altero, hanno i capelli raccolti con trecce che incorniciano il viso e si raccolgono in uno chignon basso, molto attuale ed elegante,  a cura di Salvo Filetti e Roberto Napoli di Compagnia della Bellezza. La pelle luminosa, il trucco impeccabile è stato affidato a Orazio Tomarchio -makeup artist ufficale del Taormina Film Fest, e anima della Truccheria Cherie- che per l’occasione presenta il suo Velvet filler Flora, una sfumatura di rosa da indossare sulle labbra, delicata come pizzi, creata appositamente per la sfilata di cui porta il nome.

Si alternano abiti lunghi e corti, qualche pantalone, i colori dei fiori in tutte le sfumature, e i colori della terra. Fiori delicati e ricami preziosi si uniscono in modo armonioso con il rigore geometrico delle linee dritte e pulite, tutto in simmetria. Infatti questa dualità è sottolineata dalla scelta dei tessuti, quasi sempre due, a volte sovrapposti, a volte dove finisce uno inizia l’altro. I pizzi, i ricami fatti a mano – sono di Sofia Messina-, e ancora i fiori, applicati, appuntati, dipinti e stampati, tra colori a contrasto e toni sfumati che si fondono in creazioni uniche.

Gli abiti sono quasi 50, ma il ritmo scandito abilmente dalla colonna sonora, li fa scorrere velocemente. Arrivano gli abiti da sposa, e qui si riconosce subito l’estro e la creatività dello stilista, la sua attenzione per i dettagli, per i pizzi, i merletti i ricami, le trame che sembrano centrini delle nonne, in bianco, in crema, un inno alla ricercatezza.

Il tessuto plissettato in lunghe gonne fluttuanti, segue la silhouette della modella e sembra danzare con l’aria che incontra ad ogni passo. Piccole code, in tessuti a contrasto, appena accennate, stupiscono e arricchiscono il dietro di abiti già preziosi. Tutto magico tutto curato nei dettagli, anche i più piccoli dei dettagli.

Entrano anche due bimbe, mano nella mano e il brusio in sala si fa più forte, stupiti dalla tenerezza delle piccole modelle e dai loro abiti. Marco strano pensa alle spose, ma anche alle mamme, le sorelle, le zie, le damigelle, le testimoni, a tutte le donne che amano il bello,  che scelgono qualcosa di unico per le occasioni speciali che scandiscono la vita di ogni donna di ogni età.

La sfilata è fintia e l’applauso scatta immediato spontaneo e caloroso, si aspetta l’uscita dello stilista che lo accoglie visibilmente emozionato. Qualche minuto per i doverosi ringraziamenti e rientra nel backstage, gli ospiti si alzano e vanno tutti in un’unica direzione. Tutti vogliono salutare lo stilista, abbracciarlo, congratularsi soddisfatti dello spettacolo appena visto. È un’altra piccola sfilata, nella sfilata, tra giovani future spose e giovani donne che già si sono sposate scegliendo di indossare una creazione firmata Marco Strano, e che lo (ri)sceglierebbero adesso come 6 anni fa, o più o meno. E lui con lo sguardo vispo che supera la barriere degli occhiali da vista non si sottrae a lunghi abbracci, si concede a chiacchiere, a ricordi.

Nel salutarlo gli chiedo se il cuore ha ripreso a battere, lui mi sorride «adesso sì!».

Progetti per il futuro? Mi guarda sorridendo e stupito.«Ma quale futuro… Adesso devo riposarmi. Ho appena finito

Lo conosco il suo sguardo vivace e pieno di voglia di fare, e di creare, e lo incalzo… I creativi non si fermano mai, e sorridendo mi conferma: «mi fermo giusto qualche giorno e poi sarò concentrato su un nuovo progetto».

Mentre mi allontano c’è chi lo incoraggia a continuare su questa strada già segnata in questi 10 anni, con l’invito all’audacia di andare oltre i confini siculi, magari nazionali, e di puntare a Parigi, all’Haute Couture.

Che sia di buon auspicio caro Marco!

Ps: tra gli altri presenti, Daria Raiti, Simona Scandurra, Federica Di Chiara, Roberta Puglisi, Roberta Gennarino, Francesca Putrino , Andrea Gangi di Ibridi, Eleonora Aricó, Daniele Spitaleri, Giuseppe Reina. Qualcuno sono riuscita a salutarlo, qualcuno solo un cenno, altri non li conosco di persona ma solo tramite i social e non avevo  il tempo di presentarmi alla vecchia buona educata maniera!

 

 

 

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Giada Condorelli

Un incrocio di razze, culture e religioni, fa di me una curiosa cronica. Padre siculo normanno, da Lui eredito creatività ed amore per l'arte in tutte le sue forme. Madre libica di origine armena, da Lei eredito la forza di volontà ed il valore dell'arricchimento reciproco. Una Laurea in Politica e Relazioni Internazionali, un matrimonio d'amore, un Blog e infiniti sogni. Del multitasking ho fatto una filosofia di vita. Appassionata di moda senza esserne schiava, beauty addicted, amante del healthy food, per necessità, con mise en place chic! Foto e lifestyle sono parte integrante delle mie giornate...Pinterest ed Instagram la mia ossessione. Riesco a trovare la bellezza in ciò che vedo e la positività in ciò che accade. "L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai" ( Audrey Hepburn )

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