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La rottura di Macron con la “mediocrazia”: un modello rivoluzionario

Gira da qualche mese un libretto del filosofo canadese Alain Deneault, “La mediocrazia”. (…) Il Professore di Scienze Politiche traccia la genealogia dei “mediocri” affidata ormai al “centrismo” come politica dell’estremo centro, in cui il binomio “destra-sinistra” viene sempre temperato dalla congiunzione “ma”: “di sinistra, ma…” e “di destra, ma…”.

Con questo temperamento dei concetti si è arrivato a corrompere la definizione dei valori ideologici. L’avvento della “mediocrazia” si è realizzata in ogni ambito della vita umana attraverso la metodologia della standardizzazione professionale, dei protocolli di ricerca, dei processi di verifica, segnando un circolo chiuso, definito dalla prassi di chi ha creato lo stesso sistema. Chi vuole andare oltre il limite del “mediocre”, è tagliato fuori! Per fare politica, in ogni sua forma, non occorre altro che occupare “il punto di mezzo, il centro, il momento medio elevato a programma. La “Repubblica dei voltagabbana” di Pierre Serna si costituisce di esperti della politica caratterizzati dalla ponderazione e dall’equilibrio che per restare a galla usano e svuotano la parola delle proprie convinzioni in ripetuti voltafaccia senza scrupoli che le vicissitudini hanno reso possibili. Insomma sono lontani i tempi del “Politico” del filosofo Carl Schimtt secondo cui la politica era connaturata all’ autorità e al potere di decidere.

La rivoluzione del Presidente francese Macron, almeno fin’ora nelle intenzioni, si fonda su un concetto di rottura schumpeteriana che si esplica in un dinamismo fatto di nuove energie. Emmanuel Macron ha promesso un’emancipazione post-ideologica sul riconoscimento della scelta individuale che è potere di iniziativa e innovazione. La politica deve creare il contesto che permetta a ciascuno di trovare la propria via, di diventare padrone del proprio destino, di esercitare la propria libertà. Gli esempi vengono tratti dall’economia dei “disruptor” come Uber o Spotify. Già il suo movimento politico “En Marche!” nasce come una start-up che ha messo in crisi i partiti tradizionali francesi.

Chi, oggi in Sicilia, vuole leggere il risultato francese in termini centristi offre solo una semplificazione elettorale priva della potenzialità riformista della politica. In Sicilia il “centrismo” permanente ha permesso soltanto un regionalismo fondato sul potere burocratico, dedito esclusivamente alla produzione di clientele utili alla politica. La rottura del sistema oggi può avvenire o sulla rabbia fine a se stessa dei grillini oppure sul modello “Macron” rilanciato da Roberto Lagalla. Altra via non è data!

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