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Lo spot “anti alcol” e sessista della Regione Siciliana

Ritirata dopo 24 ore, la campagna non ne è uscita illesa dalle mille polemiche

“Quali sono le dosi giuste di alcol per una donna?”

No non è una domanda retorica da porsi con tono sprezzante, chiedendosi per quale motivo dovrebbe esserci una dose giusta di alcol per un donna, e non per un uomo. Bensì il motivo che accompagna uno spot contro l’abuso di alcol sponsorizzato dall’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana. Ma a smuovere le polemiche che in questi giorni hanno infiammato l’opinione pubblica, costringendo così l’assessorato a ritirare la campagna, è la grafica altamente sessista che accompagna lo slogan.

Il volto di una donna con gli occhi chiusi, le labbra carnose e i capelli mossi dal vento. Il tutto in bianco e nero. Ma a rovinare l’apparente delicatezza dell’immagine è il rosso di due bicchieri di vino che mimano con la posizione delle coppe il seno, disegnando una profonda scollatura.

Tutte le componenti di una campagna a scopo sociale qui spariscono per fare posto ad una giovane eccessivamente sensuale, che ha ben poco a che fare con la battaglia contro l’alcolismo. Un’immagine erotica che lega, per l’ennesima volta, la figura della donna alla sessualità, confinandola nel degrado.

 

Un dissenso popolare

Lo spot, però, ha avuto vita breve. Infatti, a 24 ore dal lancio la Regione si è vista alle strette e ha ritirato la campagna dal sito istituzionale “Costruire Salute”.

Si mostra indignato il deputato Claudio Fava: «Quanto costa, chi l’ha autorizzata e come è stato scelto chi ha curato la “creatività” della campagna di comunicazione istituzionale della Regione Siciliana contro l’abuso di alcool, ritirata dal web poche ore dopo la pubblicazione perché accusata da più parti di essere sessista e volgare?».

Al dissenso si uniscono anche la Fondazione Bellisario: «Si continua a sperperare denaro pubblico in campagne istituzionali che degradano la donna ai soliti cliché. Ovvero o madre (non bere, perché altrimenti non ti puoi riprodurre bene) o… beh, il solito, anche li! Riteniamo di dover denunciare e monitorare sempre comportamenti disfunzionali come questo. Che ledono la dignità della donna e che contribuiscono a costruire un’immagine sessista di cui certamente non sentiamo la necessità. Fatto ancor più grave, perché si tratta di una campagna pubblicitaria istituzionale, anche se in un secondo momento rimossa dal sito. Ci auguriamo che l’assessore Razza, nel futuro, scelga di usare fondi pubblici per costruire un messaggio più consapevole e meno degradante», si legge in una nota.

Un passo falso per l’Assessorato.

 

 

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