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La Ragazza di Borgonessuno – secondo capitolo – di Monica Cimini

Vi ricordate di Clarissa, la ragazza di Borgonessuno? Per la rassegna Racconto da Urlo, Monica Cimini ci presenta il secondo capitolo della storia.

Dice di se Mi chiamo Monica Cimini, sono nata l’8 novembre del 1979 e vivo a San Salvo. In attesa che il mondo cambi leggo per Nati per Leggere e scrivo per Dietro le Quinte.

La ragazza di Borgonessuno – secondo capitolo

«Jina e Fredrick Giovanni parcheggiarono la loro Golf del ’75…».

Seleziona tutto canc un secondo e l’intero documento è sparito. Irma aveva sentito girare la chiave ed era stata presa dal panico. Mai e poi mai avrebbe voluto far leggere a qualcuno ciò che le passava in quel momento per la testa. Meno di tutti a lui, quel ragazzo dagli occhi profondi, che da troppo tempo era la sua unica ragione di vita.

«Mamma che fai ancora sveglia? Mi stavi aspettando? Lo immaginavo… ti ho portato un caffè!».

Giovanni era uno di quei ragazzi che resti a guardarlo e ti chiedi se esiste sul serio oppure è finzione. Tanto era garbato, bello e sorridente che spesso si era sorpresa a pregare che non soffrisse segretamente sotto quella coltre di neve fresca che ricopriva le loro vite. Finché si è bambini tutto diventa un gioco; passare intere giornate a giocare nel parco, mangiare la pizza sette giorni di seguito, dormire abbracciati guardando trenta volte lo stesso cartone animato. Poi, piano piano il tempo passa, inevitabilmente, e ti ritrovi da sola con un sacco di pensieri nella testa e nessuna buona idea. Perché tutto ti sembra una scemenza e tutto sembra troppo grande ed il motivo è uno solo: non sei cresciuta affatto e ormai sei più che sicura che non succederà mai. Continuerai a rimpiangere quei pomeriggi in cui portavi tuo figlio al parco e potevi giocare a nascondino senza vergogna, e potevi raccogliere le margherite per intrecciare ghirlande. Eh, no! Giovanni non doveva sapere che suo padre era andato via con Jina e l’aveva lasciata da sola a Borgonessuno perché lei non era in grado di prendere sul serio la vita. Un po’ si sentiva in colpa ma non così tanto.

«Cos’hai cancellato questa volta?», replicò secco Giovanni.

«Niente di interessante» risponde Irma, cercando di nascondere l’agitazione.

«Avevo provato a scrivere di una ragazza che a sua volta raccontava qualcosa, come una storia infinita, volevo provare a spiegare che non sempre le cose vanno come vorremmo, però… c’è sempre un motivo per vedere il mondo a colori».

Giovanni ci pensa su, poi inaspettatamente: «Mio padre lo sa che esisto?».

In effetti non lo sapeva, ma come confessare?

«Non ne sono sicura! Una sera litigammo tantissimo per questo o per quello, non ricordo, ogni scusa era buona; in fondo al cuore volevo solo che se ne andasse via… poi un giorno andò via davvero. Pensavo mi sarebbe mancato e, invece, non mi mancava affatto! Forse è stata colpa mia, ma non mi sono mai interrogata abbastanza per scoprirlo».

«Grazie per il caffè amore mio adesso è tardi andiamo a dormire; ti voglio bene».

«Anch’io».

Giovanni non era sicuro che la madre riuscisse a capire quanto fosse felice, però adesso era davvero troppo tardi per parlarne ed in fondo non interessava nemmeno a lui. Sapeva benissimo chi era suo padre, aveva visto delle foto in casa di sua nonna; l’aveva comprata un suo amico e insieme l’avevano svuotata. Immaginate la sorpresa nel vedere un piccolo lui vestito anni Settanta!

 

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Redazione

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