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La ragazza di Borgonessuno di Monica Cimini

Aspettando l’estate con la finestra aperta

Per la rassegna Racconto da Urlo, Monica Cimini ci porta a Borgonessuno, dove Clarissa sta cercando di fare qualcosa.

Dice di se Mi chiamo Monica Cimini, sono nata l’8 novembre del 1979 e vivo a San Salvo. In attesa che il mondo cambi leggo per Nati per Leggere e scrivo per Dietro le Quinte.

La ragazza di Borgonessuno

Lei stava lì, davanti allo schermo del suo portatile. Con un fiume intestino di parole che non riuscivano a venire a galla. E mentre cercava un nome adatto alla sua prossima eroina, le vennero in mente tutte le volte che, per sfogare il suo bisogno di mettere insieme parole, aveva riempito la conversazione con suo marito di improbabili frasi e paragoni. In effetti, adesso le era più chiaro il perché della sua totale incomprensione di tanto astio. A lei non era mai sembrato di esagerare, anzi si era spesso compiaciuta di quanto fosse stato pungente e tagliente il suo modo di esprimersi. Dalla sua credeva di essere attraente; poverina.

Fissava quella pagina bianca ormai da trenta minuti. Stava per rinunciare, quando si ricordò di una vecchia storia che le aveva raccontato sua nonna. Nonna Tina ne sapeva una più del diavolo e non si lasciava sfuggire occasione per rifilarle consigli e pregiudizi. D’altra parte a chi avrebbe potuto darne se non a lei. Era la sua unica nipote.

Nonna Tina le narrava spesso che nel suo paese viveva una ragazza straniera. Non era frequente che gli immigrati si fermassero nei borghi più piccoli; di solito prediligevano la città perché c’erano più possibilità di trovare lavoro. Ad ogni modo, questa bellissima ragazza era arrivata nel suo paese in una romantica giornata d’autunno. Con il profumo di caldarroste nell’aria della piazza. Era lì perché la madre del fidanzato era originaria di Borgonessuno. La relazione finì, ma lei decise comunque di restare. Aveva trovato lavoro in un negozio di ferramenta e non se la sentiva di lasciarlo  per tornare in un posto che non l’aspettava. Si stabilì, e piano piano la sua vita prese la forma di tutte le altre vite di Borgonessuno.

Le mani di Clarissa cominciarono a danzare sulla tastiera costruendo una melodia lenta ma precisa: « Era autunno a Borgonessuno e Jina e Frederick Giovanni parcheggiarono la loro Golf del ’75 davanti una piccola casetta con un minuscolo cortile, all’interno del quale una vecchia corda per stendere il bucato si teneva su con un vecchio bastone ricavato da un ramo di acacia…»

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Redazione

Quotidiano on-line siciliano

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