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La Procreazione assistita costa 10 milioni l’anno per prestazioni effettuate in altre regioni

L’anno scorso quasi 6.000 coppie siciliane hanno fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA) ma il 40% di esse ha preferito sottoporsi al trattamento fuori dalla Sicilia perchè nell’isola, in concreto, non è previsto alcun sostegno pubblico.

Il sostegno economico pubblico, sulla carta, esisterebbe dal 2012 cioè da quando l’allora assessore regionale Massimo Russo ha emanato un decreto che per la prima volta ha previsto un contributo per le coppie che si sottopongono al trattamento. Sulla carta dicevamo perchè effettivamente i soldi non sono mai stati elargiti. Nel 2015 è stato emesso un nuovo decreto a firma dell’assessore Lucia Borsellino che regola il sistema di compartecipazione alle spese sanitarie per avere un figlio in provetta, da aprile a dicembre ancora nessun contributo è stato versato. Poi a dicembre l’ennesimo decreto, questa volta, a firma dell’attuale assessore alla sanità della regione Baldo Gucciardi. Si parla di 3 milioni e 800 mila euro che saranno distribuiti alle coppie ma in verità, a ben leggere la norma, queste ne benificieranno solo in minima parte. A farla da padrona le strutture pubbliche.

I finanziamenti statali ci sono sempre stati su previsione all’art. 18 della legge 40/2004 che dispone l’assegnazione alle Regioni al fine di favorire l’accesso delle coppie alle tecniche di procreazione assistita ma la Sicilia non ha mai sfruttato questo vantaggio economico andando a favorire altre regioni mentre le somme destinate all’isola risultano in accumulo e ferme da ben 12 anni.

In pratica le coppie siciliane decidono di partire e di sottoporsi al trattamento perchè in regioni come la Toscana e la Lombardia possono usufruire di un contributo statale, il cosidetto pagamento del ticket sanitario. Si sobbalcano spese di viaggio e tutto quanto ad esso connesso perchè possono usufruire di aiuti economici ma la Sicilia paga ugualmente per le medesime prestazioni. Infatti, la regione dove viene effettuato il trattamento poi presenta il conto alla regione di origine (in questo caso la Sicilia) per farsi rimborsare. Questo “gioco” a rimpallo costa ai siciliani la media di 10 milioni di euro l’anno. Già nel 2012 Russo la definì “Una situazione che ha un impatto negativo non indifferente sui conti sanitari regionali” ma nel tempo si sono ottenuti soltanto decreti proclami. Chi si è battuto energicamente è da sempre l’associazione catanese Hera impegnata nella ricerca, prevenzione e cura dell’infertilità.

Ad illustrare la situazione è il membro del consiglio direttivo dell’associazione, l’avvocato Nello Papandrea. Ad inizio dicembre infatti era giunta la reazione dell’Hera in risposta ad un articolo che in toni triofalistici annunciava che presto ben 4 milioni di euro sarebbero stati elargiti a favore delle coppie siciliane che si sottopongono ad un trattamento di procreazione assistita. L’associazione ha letto il decreto e lo ha ben analizzato, e da quanto ci spiega Papandrea qualora finalmente venissero sbloccati questi fondi – 3 milioni e 800 mila e non 4 – sarebbero anche mal ripartiti. I fondi dovrebbero essere così suddivisi per Asp: all’Asp di Palermo per le province di Palermo, Agrigento e Trapani 1.603.458 euro; all’ Asp di Catania per le province di Catania, Siracusa e Ragusa 1.374.811 euro; all’ Asp di Caltanissetta per le province di Caltanissetta ed Enna 335.354 euro e all’Asp di Messina 486.377 euro. Un contributo alle famiglie solo per quelle che dichiarano un reddito annuo inferiore a 50 mila euro e mentre in Lombardia il costo del ticket è di euro 40 circa in Sicilia sarà sopra i 1.000 euro. Ancora una disparità enorme tra cittadini dello stesso stato.

Ma c’è da ribadire anche che molti di questi fondi potrebbero andare non già alle famiglie bensì alle strutture che ancora non sono neanche attrezzate per poter eseguire il trattamento; di tal che si avrebbe ancora una volta il risultato di assistere alla solita diaspora di coppie con il disperato desiderio di avere un figlio e la Sicilia continuerebbe a pagare milioni di euro.

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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