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La poesia 2.0 di Franco Filice con La neve in tasca pur non avendo molta fretta

Napoletano d'elezione con radici in Calabria e lunghi trascorsi in Germania gioca su un titolo esistenziale

Franco Filice, è un intellettuale e studioso che ha diversificato la propria esistenza tra il sud italiano e la Germania, nello specifico napoletano d’elezione con radici in Calabria e lunghi trascorsi in Germania, ma anche altri luoghi. Studioso e amante della poetica e laureatosi in Germanistica all’Orientale di Napoli, da diverso tempo è visibile tra librerie e book store on line con la silloge La neve in tasca, pubblicata per Libereria edizioni.

 

Ermetismo e Neve

La poesia di Franco Filice è appassionata e poco incline a smielature letterarie che possano far breccia sul lettore: capovolgendo questa idea, l’autore triplica l’interesse degli appassionati e riesce anche a coinvolgere chi della poesia non è affezionato o interessato. Dunque un aspetto ermetico insorge in alcune, in altre invece scivola una lettura sgargiante e pregna di elementi che riportano alla semplicità, inviando un messaggio non indifferente. Il tutto senza avere la Neve in tasca.

 

 

 

La neve in tasca
La neve in tasca

Il ritorno alla giovinezza

Non che sia anziano, ma l’autore tiene bene le distanze dei periodi della vita. In ‘Mi ha aperto l’alba’, l’intreccio esperenziale tocca i tasti emotivi dell’ontologia: quei momenti che difficilmente passano, nonostante la temporalità è sempre uguale, oggettivamente. Mai lo è soggettivamente però. La notte durerà una marea di anni, frattanto l’adolescenza era fuggita troppo presto. La commozione e la forza nel fermare il tempo si coniuga bene con la locuzione della neve in tasca.

 

 

Franco Filice aka Franz Farn
Franco Filice aka Franz Farn

Estraneo

La scrittura di Filice, è anche un colpo al cuore. Una battuta d’arresto. Un languido movimento oculare che osserva introspettando le modifiche generazionali: non si faccia errore, l’autore indaga nelle modifiche dell’uno e non rigorosamente nel gruppo e nel sociale. La sua medesima estraneià avviluppa l’interesse nello scorrere sempre verso dinamiche percettive che la mente non può assolutamente sistemare in autonomia, quanto invece realizza e consegna senza alcuna fretta (ecco perché la neve in tasca) ciò che è e ciò che appare, e li la maestria del poeta è chiara, se da una parte si colgono ermetismi, da un’altra si colgo semplicità. Che scavano in profondità e emergono a goder dell’esistente.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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