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La metafora delle uova di Clemente Cipresso

Quando la malattia insorge per shock improvvisi vuole insegnarti qualcosa.

Clemente Cipresso ha pubblicato Il venditore di uova rotte (Algra Editore), un libro/metafora che è padre di tutti gli insegnamenti: non arrendersi. La caduta nel buio, la depressione, la malattia che incombe nella vita di un medico che diverrà venditore di uova. Uova scadute, come è ‘scaduta’ nel baratro la propria vita.

 

La politica dal dopoguerra ai nostri giorni nel romanzo di Cipresso?

68Nell’accezione politica di sessantottina memoria, se un rispettato professionista cambiava intenzionalmente lavoro, verso una professione molto più umile, due erano le risposte che si davano: o si trattava di un compagno militante che dimostrava il livellamento sociale, abbattendo gerarchie e meritocrazie abusate varie, così da essere al pari con quello che era il popolo del dopoguerra figlio di un’ignoranza dittatoriale, dunque esaltato per la grande prova o era un uomo caduto in disgrazia per chissà quale motivo e di conseguenza preso a simbolo del riscatto di chi la lotta la faceva per il superamento di baronaggi e supremazie che spaccavano il paese.

È questa una delle interpretazioni che ho sentito fortemente di dare alla conclusione della lettura del meraviglioso romanzo Il venditore di uova rotte. Ciò non è un incipit per consigliarvi un libro politico, perché non lo è… ma potrebbe esserlo!

 

Da medico ad artista di strada: a lezione da Cipresso

Il protagonista indiscusso del romanzo di Clemente Cipresso (non) è il venditore di uova Filuccio, un medico rispettato che subisce ritorsioni che gli cambieranno la vita fino a perdere il proprio lavoro e a ritrovarsi a vendere uova scadute porta a porta per sopravvivere, quanto la tenacia che lo stesso scoprirà di esserne rappresentante.

Vittima di una disperazione costante e itinerante, grazie al ritrovamento del proprio figlio, dopo diversi anni a non sapere più in quale manicomio fosse finito, ha sviluppato paradossalmente, grazie a estremi momenti di disagio, una forza che è lo stimolo a non cedere per ogni essere umano.

Raimondo, figlio di Filuccio, ha una malattia mentale, lo stesso padre, cadrà nel tormento della medesima malattia, anche se con patologie differenti, più socio psicologiche che prettamente psichiatriche. L’avallo della morte della moglie hanno distrutto la vita di Filuccio.

Bolle di sapone: quando l’arte è la ripresa dello spirito

"Clemente

Con la metafora delle uova rotte, Cipresso narra l’involuzione della vita di un rispettato professionista. Ciò lo annegherà verso stati depressivi, acuzie patologizzate che non fanno più capire la dimensione temporale, spaziale, la percezione di un suono, di un’immagine, insomma quel confine che porta al dislocamento dalla realtà.

Girovagando e per un motivo che non sto qui a spoilerare, l’arte di creare bolle di sapone per strada, sarà la mossa, senza che lo stesso protagonista lo credesse, che lo farà risalire da quel baratro devastante in cui quando si cade non vi è mai una superficie che possa fermarti, pertanto una caduta nel tempo per dirla alla Cioran.

Le bolle di sapone, e l’incontro con relativo ritrovamento del figliolo che gli racconterà che il manicomio altro non era che un lager che lo ha devastato più di quanto già la vita ingenerosa gli avesse regalato, sono la spinta alla ripresa, dimenticando, e questo è il messaggio straordinario dell’autore, che tutto ciò che accade può essere rivoltante, ma anche rivoltato per chi subisce, cosi da rinforzarsi e capire che la speranza non è vero che sia l’ultima a morire, piuttosto, non muore mai, forse perché non esiste, dato che se si parla di speranza quel quid dispetto e negatività è sempre presente rischiando di farlo diventare un’abitudine negativa della nostra mente.

Le quattro parti del venditore di uova rotte

Cover "Il venditore di uova rotte"
Cover “Il venditore di uova rotte”

Perché Clemente Cipresso abbia diviso Il venditore di uova rotte in quattro parti a noi non importa, sta di fatto che anche questa scelta permette di fermarsi alla fine di ogni parte a riflettere, pur avendo voglia di proseguire nella lettura per sapere cosa partorisce la geniale penna dello scienziato campano (Cipresso ha brevettato in Svizzera un sale iposodiato detto anche “sale che non sale”). Penna che non si è fermata alla metafora del non arrendersi mai, ma anche ha dimostrato una caratteristica scrivendi che lo colloca come scrittore di successo che mira al cuore con facilità e bellezza nelle forme della narrazione. Già nel precedente Frantumi di calma apparente, lo aveva dimostrato.

 

 

 

 

Paidéia: il ruolo essenziale del gioco

Infiniti gli spunti che il Cipresso pone ne Il venditore di uova rotte. Creare bolle attraendo passanti. Subire gli sguardi (anche di sberleffo) delle persone. Lo stigma sempre e comunque, senza mai guardarsi dentro, senza mai interrogarsi che tutto può accadere a tutti.

Riflettere che il lazzaretto che può improvvisamente coglierci non è detto che sia la sconfitta e la morte definitiva morale e mentale.

Tutto ciò non è all’ordine dei pensieri. O delle idee. Tutto è consumismo e figli di questo mercato dove siamo in vendita ci arrendiamo a superflue difficoltà.

Col gioco, elemento primario della paidéia, che ci ricorda che siamo fallibili, la vita possiamo rivoltarla e risalirla.

Fateci sapere la vostra

Incontro con Clemente Cipresso il 10 gennaio a Guardia - Acireale
Incontro con Clemente Cipresso il 10 gennaio a Guardia – Acireale

Venerdì 10 gennaio alle ore 17:00, Il venditore di uova rotte sarà presentato per la prima del 2020 presso la Biblioteca “Prof. Riccardo Di Maggio”, Via Sperlinga, 24 a Guardia (frazione) di Acireale (Ct). Oltre all’autore presenzieranno la responsabile della Biblioteca Antonella Di Maggio, l’Assessore alla cultura del Comune di Acireale Fabio Manciagli, l’Assessore agli affari istituzionali del Comune di Acireale Mario Di Prima, la Presidente dell’Associazione Culturale “Viva Voce” Valeria Barbagallo e lo psichiatra e psicoterapeuta Giuseppe Catalfo.

 

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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