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La lega si fa rappresentare ad Aci Castello dal più esposto nel caso gettonopoli

L’abbadono di Drago della lega e la mala gestio nella organizzazione delle liste

Sembra che su Aci Castello aleggi una maledizione sopra la lega. Come è ormai noto è passata agli onori della cronaca la scissione che ha visto protagonisti il sindaco Filippo Drago e gli altri rappresentanti provinciali della lega Fabio Cantarella ed Angelo Attaguile.

Una calda polemica che è culminata, negli ultimi giorni di novembre, nella decisione del primo cittadino castellese di lasciare il partito di Salvini (vedi link). In quei giorni Drago giustificava così la sua scelta “nella vita la dignità vale più di un salto sul carro del momentaneo vincitore – e aggiungeva – se fossi stato più accondiscendente ed asservito al vertice, avessi usato un po’ di ipocrisia mista a cinismo, magari avrei barattato uno strapuntino al sole in cambio di un’intera carriera e, soprattutto, della dignità mia e di coloro che in questo percorso mi hanno seguito”.

Il sindaco lasciava intendere parecchio di non detto sulla gestione catanese del partito. Un provvedimento, il suo, che meglio chiariva nell’intervista rilasciata qualche giorno addietro a Cataniatoday. È il modus operandi nell’organizzazione delle liste il neo più grosso individuato da Drago nella lega etnea.

E la Lega di Fabio Cantarella che si fa influenzare da Carrà (il sindaco della Senesi)

Fattosi fuori Drago dal partito salviniano viene ora il momento più caldo per Aci Castello. Le elezioni amministrative del 2019 sono alle porte e bisogna individuare candidati e rappresentanti di partito che possano condurre alleanze e comporre liste. La scelta di Fabio Cantarella è fortemente influenzata dal sindaco di Motta Anastasio Carrà. Quest’ultimo sarebbe forte di un’importante bagaglio di voti, preferenze elettorali utili per un aspirante candidato alle europee che forse difetta proprio di voti.

Il primo cittadino di Motta Sant’Anastasia, seppure lontano dalle Aci, non ha proprio intenzione di rimanere relegato al suo comune. Ad Anastasio Carrà non sono bastati gli “impegni mediatici” con cui si è dovuto confrontare quando è diventato protagonista delle cronache nazionali. Le Iene di Mediaset hanno ampiamente parlato di lui che per 27 mesi non ha pubblicato bandi pubblici affidando il servizio rifiuti in emergenza sempre alla Senesi, che tra le altre cose, si appoggiava ad una struttura abusiva di proprietà del nipote del sindaco per il deposito ed il lavaggio dei mezzi. Dicevamo, a Carrà non è bastato l’impegno per pararsi la faccia: dalla sua poltrona mottese ha imposto scelte. Così ha deciso che in cambio dei suoi voti dovesse essere Santo Grasso il portavoce della lega su Aci Castello. 

Santo Grasso malamente implicato su Gettonopoli

Il rappresentante della lega, colui che comporrà le liste e farà accordi per Salvini ad Aci Castello sarà Santo Grasso un aziano consigliere comunale. Un rappresentante della politica locale frutto di liste civiche e del pdl. Ma che soprattutto risulta tra quelli più strapagati dal comune.

Già nel 2016 L’Urlo individuava i consiglieri comunali che erano “costati” di più fino ad allora. Al secondo posto, dopo Nando Cacciola, si collocava Santo Grasso che nell’arco di 21 mesi, grazie a ben 268 gettoni multipli di presenza nelle commissioni consiliari, riusciva a guadagnare euro 22.989. Uno “stipendiuccio” di tutto rispetto che purtroppo però oggi contribuisce anche alla richiesta di rinvio a giudizio nel caso gettopoli Aci Castello. Senza ombra di dubbio la sua posizione è quella che appare tra tutti la più compromessa. Per gli altri consiglieri implicati si parla di un contezioso aperto modesto che potrebbe essere anche frutto di un puro errore amministrativo contabile, tenuto conto anche del basso numero di gettoni presenza contestati. Nel caso di Santo Grasso la querelle giuridica è più complicata. Per lui si parla di ben 37 gettoni “percepiti per la presenza a sedute consiliari cui non aveva effettivamente partecipato”.

La Lega allora non naviga ancora sotto una buona stella ad Aci Castello. Il lungo binocolo, che da Motta Sant’Anastasia, usa Carrà non mette bene a fuoco.

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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