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La “Lara” perde metà della forza lavoro, lavoratori decisi a resistere

Con la prossima messa in mobilità di venti lavoratori e del conseguente licenziamento, la “Lara srl”, l’azienda confiscata alla mafia da tempo in crisi profonda, perderà la metà circa della sua forza-lavoro. Il disegno di affossare definitivamente questa realtà un tempo produttiva (fino a qualche anno fa portava un indotto di 400 mila euro sul territorio di Motta S.Anastasia) segna un punto quasi decisivo.

Dopo mesi di appelli, di incontri pubblici, di presunto interessamento delle istituzioni, la situazione per i 43 padri di famiglia rimasti a lottare per non chiudere è ormai disperata. Ma loro, i lavoratori, non mollano e sono pronti a difendere l’azienda e il frutto del loro sudore in tutte le sedi possibili, supportati da Chiara Barone di “Addiopizzo”.

Le ultime iniziative per denunciare il caso e trovare soluzioni sono state esposti alla Commissione Nazionale Antimafia e presto ne sarà presentato un altro alla Procura della Repubblica di Catania. Insomma, sulle dinamiche con cui questa azienda è stata messa in un…angolo, senza commesse c’è da indagare: anche perché la “lara” da tempo non riesce a vincere un appalto. E sulle gare dove l’azienda è uscita “sconfitta” magari ci si potrebbe dare un’occhiata, anche perché, ad esempio, quanto accade nella base di Sigonella nel settore appalti non è paragonabile a quanto succede in Scandinavia.

Indubbiamente, qualche forza politica, come “LiberaMotta” si è attivata: una mozione sulla condizione della “Lara” è stata votata in consiglio comunale a Motta S.Anastasia; molte belle parole, però e pochi fatti. Ricapitoliamo cosa prevede la mozione: “dare luogo ad un tavolo tecnico (o conferenza dei capigruppo) per  acquisire tutta la documentazione mancante sul caso “La.Ra.” in maniera tale da avere una visione d’insieme della vicenda; valutare la possibilità di affidare nuovamente una parte dei terreni alla “La.Ra”. o comunque pianificare una progettazione su quei terreni in partnership con le professionalità della ditta; inserire la “La.Ra”. tra le aziende fiduciarie del Comune; impegnarsi (e lo si farà per iscritto la prossima settimana) per la stesura di un regolamento sui beni confiscati alla mafia.”

Non c’è più da aspettare nulla, però, perché i tempi dell’economia non sono quelli della politica e soprattutto non sono quelli di questo Stato: dai lavoratori si rinnova l’appello ad azioni concrete. Altrimenti il disegno di fare chiudere questa azienda potrebbe andare definitivamente in porto.

 

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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