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La gravidanza e i suoi possibili disturbi

Cosa bisogna sapere per prendersi cura di se stesse e vivere in piena salute i 9 mesi di gravidanza

La gravidanza rappresenta un periodo lungo 9 mesi in cui la mamma impara a prendersi cura di se e del suo futuro bebè.

Ogni gravidanza è diversa dalle altre

Da un lato alcune donne trascorrono il periodo gestazionale senza alcuna preoccupazione, dall’altro, troviamo future mamme interessate da alcune manifestazioni “patologiche” tipiche dei 3 trimestri di gravidanza.

Saperle riconoscere e imparare e gestirle aiuterebbe ogni donna a sentirsi meglio e a godersi ogni singolo giorno di questo periodo magico.

 

NAUSEA E VOMITO

Nel corso del primo trimestre, a seguito dell’aumento dell’ormone beta-HCG, molte gestanti accusano nausea, vomito, ipersalivazione o avversione per alcuni cibi.
Tutti sintomi indicati come condizione di iperemesi.

Questi fenomeni tendono a regredire spontaneamente entro la fine del 3° mese. Ma spesso porta la futura mamma ad una perdita di peso a causa di un ridotto introito di cibo o di un assorbimento compromesso a causa del vomito.

Ciò può portare ad importanti carenze che possono essere prevenute adottando alcune semplici regole:

  • Fare pasti piccoli e frequenti
  • Ridurre i grassi
  • Bere a piccoli sorsi lontano dai pasti
  • Preferire cibi secchi (fette biscottate, crackers, grissini…)
  • Evitare cibi dolci
  • Ingerire verdure cotte e alimenti marinati con aceto
  • Utilizzare piccole quantità di zenzero come spezia o integratore e assumere vitamina B6 (farina integrale, carote…)

 

STIPSI

La stipsi (stitichezza) è dovuta ad una ridotta motilità intestinale legata in parte all’azione dell’ormone progesterone e in parte alla compressione dell’utero gravidico sul colon e ad una riduzione del livello di attività fisica.

Per contrastarla, sarebbe opportuno:

  • bere acqua tiepida con miele al mattino, e in generale aumentare il consumo di acqua
  • incrementare l’aumento di fibre preferendo vegetali ad azione lassativa (melanzana, peperoni, verza cotta) e ad azione epato-stimolante (zucchine, mela in pastella)
  • limitare alimenti che possono creare meteorismo e coliche (legumi – si consiglia di passarli in modo da eliminare la buccia esterna -, alcune verdure tra cui cavoletti di Bruxelles, cime di rapa, formaggi fermentati, riso)

 

PIROSI

Nell’ultimo periodo di gravidanza, la pressione dell’utero e del feto sull’apparato digerente può portare a fenomeni di bruciore e reflusso gastro esofageo.

È consigliabile:

  • rialzare testata del letto, dormire sul fianco, non sdraiarsi subito dopo il pasto
  • fare pasti poco abbondanti, riducendo i grassi
  • evitare cibi quali menta, cioccolato e spremute
  • prendere 2/3 cucchiaini di limone puro a fine pasto per aiutare lo svuotamento gastrico che in gravidanza è rallentato

 

GESTOSI

La gestosi, nota anche col nome di preeclampsia, è una malattia placentare dovuta a ipertensione, proteinuria ed edemi.

A volte, a partire dal 7° mese di gravidanza, potrebbe insorgere una epatogestosi (“prurigo gestationis”) che può portare a lesioni da grattamento nella zona addominale.

In questo caso è consigliata una disintossicazione alimentare.

Nonostante alcune donne abbiano già una predisposizione a sviluppare gestosi, sarebbe comunque opportuno:

  • seguire una dieta ipocalorica (per evitare un eccessivo incremento ponderale) e a contenuto di sodio inferiore a 7/8 grammi giornalieri
  • introdurre supplementi di sali di calcio e magnesio, vitamina C ed E ed alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi (frutta secca, cereali integrali, vegetali a foglia verde)
  • preferire carboidrati complessi e ridurre i dolci
  • ridurre i cibi proteici (latte, pesce, cipolle, cicoria, carciofi)
  • migliorare la viscosità del sangue: prezzemolo, ananas, melone, anguria, fragole
  • proteggere l’apparato cardiovascolare: fragole, noci, olio d’oliva
  • non stimolare il surrene: evitare carne rosse, e formaggi stagionati

 

DIABETE GESTAZIONALE

Il diabete gestazionale è una condizione patologica in cui i valori di glicemia si presentano oltre la norma durante la gravidanza in una donna che, prima della gestazione, non era diabetica.

Tale condizione può essere un fattore di rischio per il manifestarsi della gestosi e per un parto pretermine.

La placenta secerne ormoni iperglicemizzanti e l’organismo materno risponde aumentando la produzione di insulina.

Durante la seconda metà della gravidanza potrebbe manifestarsi resistenza insulinica che può sfociare in diabete.

I principali fattori di rischio per lo sviluppo di tale diabete sono:

  • età > 35 anni
  • obesità
  • familiarità per diabete
  • incremento ponderale > 1,2 kg nel I trimestre e > 400 g/sett nel II e III trimestre
  • pregresso diabete gestazionale
  • eccessivo accrescimento fetale nella gravidanza in corso
  • sindrome dell’ovaio policistico.

Le donne che presentano un peso normale prima della gravidanza e anamnesi negativa per alterata tolleranza al glucosio sono considerate pazienti a basso rischio.

Le donne a medio e alto rischio (valori di glicemia basali superiori a 95 mg/dl) devono effettuare un test di screening con carico orale di 75 gr di glucosio tra la 24° e 28° settimana.

Si tratta di un esame di laboratorio durante il quale, dopo un primo prelievo a digiuno (tempo 0’) alla madre viene somministrato per os 75 grammi di glucosio e sottoposta a nuovi controlli della glicemia a tempo 60’ e 120’.

Valori di glicemia superiori a 180 mg/dl (60’) e superiori a 155 mg/dl (120’) consentono di porre diagnosi di diabete gestazionale.

In tal caso è necessario iniziare una “terapia” alimentare mirata alla riduzione del peso, dando maggiore spazio alle fibre vegetali, a pasti piccoli e frequenti e poveri di zuccheri.

È importante anche incrementare l’attività fisica (anche delle lunghe passeggiate possono essere d’aiuto).

Nei casi più gravi, il ginecologo può ritenere opportuno somministrare anche iniezioni di insulina.

Ma tranquille, il diabete gestazionale può essere prevenuto mantenendo un peso corporeo sano, seguendo un regime alimentare equilibrato ed effettuando dell’esercizio fisico regolare prima e durante tutta la gravidanza.

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Francesca Lodato

Biologa Nutrizionista, Specialista in Patologia Clinica e Biochimica Clinica, Master Universitario in Nutrizione Clinica. Il ruolo del nutrizionista oggi è quello di migliorare lo stile di vita fino al raggiungimento di un obiettivo che può essere di peso o di salute, puntando su una attenta Educazione Alimentare. Questo modus operandi da i suoi frutti perché permette di acquisire più consapevolezza del significato della parola dieta (dal greco “dìaita”₌ stile di vita). Nutrirsi bene significa quindi: imparare a fare delle scelte alimentari qualitative e non quantitative, conoscere meglio i valori dei cibi che ingeriamo, conoscere se stessi e le proprie predisposizioni e abitudini. Partendo da questi 3 principi si può trovare la strada per la salute fornendo così al proprio organismo la giusta dose di nutrimento e di esercizio fisico. Francois de La Rochefoucauld ci ricorda: “Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte”. Buon cibo a tutti!

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