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Interviste

La giovane italiana e l’araba fenice siriana

Con l’intervento russo, sembra ormai risorta l’araba fenice siriana.
La Turchia è impegnata ad incendiare il Nagorno Karabakh armeno e gli Stati Uniti sembrano troppo occupati ad eleggere il nuovo “mega direttore galattico” mondiale. Nel frattempo, un popolo, una Nazione – anche grazie ad Hezbollah e truppe iraniane – riconquista, passo dopo passo, un nuova libertà.
Qualcuno ha vissuto questa meravigliosa quanto faticosa risalita siriana, respirando il meraviglioso profumo della civiltà sulla barbaria.
Ho incontrato Ada Oppedisano. Classe 88, giovanissima presidente dell’associazione onlus Sol.Id., laureata in Storia con curriculum in Politica, Culture e Cooperazione internazionale, master in Project Management per la cooperazione internazionale e studente di farsi (persiano). Ada è una giovanissima cooperatrice che non ha nessuna medaglia sul petto, non sfila ai galà di beneficenza. Solo molta curiosità, molta intraprendenza, tanta sensibilità, tanta competenza e forse troppo coraggio.
E’ da poco tornata in Italia dalla Siria, terra martoriata da un conflitto certamente di matrice occidentale. Ha toccato con mano – non riscaldando pulpiti e poltrone in Italia – la sofferenza della stremata popolazione civile, il coraggio delle truppe governative, lo scempio di Palmira, la dignità di chi continua a non piegarsi a spietate logiche affaristiche internazionali e la voglia di riscatto di una Nazione nobile ed orgogliosa. La forza di una giovane leonessa italiana tra Palmira, Damasco ed Aleppo.

Ada, cosa ti ha spinto ad andare in Siria? La curiosità non basta…

«Ci sono due motivi fondamentali che innanzitutto mi hanno spinta a partire per la Siria. Il primo è quello che sicuramente coincide con il mio ruolo quale presidente della onlus Sol.Id., ovvero quello di supportare concretamente un popolo che oggi combatte il terrorismo per tutelare la propria indipendenza e la propria sovranità nazionale. In secondo luogo, il motivo è stato quello di vedere con i miei occhi e vivere attraverso la mia esperienza personale la verità. Siamo bombardati da notizie e opinioni attraverso televisioni e giornali che spesso non coincidono con la realtà dei fatti, molte cose vengono omesse oppure trasmesse attraverso i vetri deformanti del “politicamente corretto” o di una visione spesso semplicistica di un conflitto che riguarda anche noi, in quanto parte di una umanità che vive ormai il costante attacco del terrorismo internazionale. La Siria è l’unico luogo in cui veramente si combatte il fondamentalismo terrorista: con l’Esercito Arabo Siriano, non con i gessetti colorati e le lacrime dei politicanti.»

Dopo la singolare la vicenda di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, qualcuno potrebbe fare confusione o dare giudizi affrettati. Qual è il tuo ruolo in quella terra ?

«Il mio ruolo è totalmente differente da quello di Greta e Vanessa: lo dimostra il fatto che sono stata due volte in Siria durante questo conflitto e sono tornata in Italia senza subire alcun rapimento o altro del genere. E non è stata soltanto quella che molti potrebbero definire “fortuna”, ma credo che sia piuttosto una questione di consapevolezza. Mi spiego meglio, quando si parte per zone di guerra non si va mai all’ “avventura” come degli sprovveduti con in mano dei pacchetti vacanza utili a ripulirsi la sporca coscienza occidentale, ma è necessaria una preparazione. Ogni volontario Sol.Id. è invitato, se non addirittura obbligato, a partire con una conoscenza ben precisa del territorio e della situazione che si va ad affrontare. Inoltre, quello che è necessario e fondamentale, è possedere una rete di contatti certi e stabili: questo network non si costruisce attraverso i social, ma attraverso anni di attività, anche e soprattutto dall’Italia. Per esempio noi abbiamo una stretta collaborazione con la Comunità Siriana in Italia, che ci ha accompagnato durante la nostra missione in Siria. Greta e Vanessa sono partite per aiutare quelli che le nostre emittenti chiamano “ribelli”, le cui bandiere campeggiano al fianco di quelle dell’Isis»

L’italiano medio credo abbia da tempo la percezione che i media nazionali non sono un modello di completa trasparenza. Sulla Siria, però, tutto sembra esser diventato evidente, sfacciato. Quanto diverge la descrizione dei nostri poveri media italiani dalla situazione che tu hai trovato in quei luoghi?

«Oggi i media ci mostrano siriani che scappano dalla propria terra, bambini che piangono, famiglie distrutte, addossando la colpa al legittimo governo siriano del presidente Bashar al Assad. Andando in Siria si riscontrano morte e distruzione, è sicuramente vero. Ma quello che i media non dicono e che non sono in grado di mostrare è la fierezza di questo popolo. La situazione in Siria ad oggi è sempre molto tesa, dal mio punto di vista raccontare delle bugie dorate è sempre controproducente. Ma questa è una terra che pullula di trincee d’orgoglio e dignità. E’ una terra che sta lottando contro il terrorismo internazionale di matrice fondamentalista, i soldati che si incontrano per le strade hanno i volti provati da chissà quali esperienze di vita militare difficilmente comprensibili a noi che li guardiamo dall’esterno; la popolazione vive sotto la costante minaccia di attacchi per mezzo di mortai, bombe, rpg e altri ordigni. Però c’è da dire che la fierezza riscontrata nei caratteri sia di militari sia di civili è un qualcosa che sicuramente a noi manca: non un lamento, non un pianto, non un momento di incertezza quando si parla di Siria; i militari alzano sempre il braccio in segno di vittoria per salutarci; i giovani ci parlano di un futuro in questa terra, dove hanno l’intenzione di far crescere i loro figli e di far prosperare le loro famiglie; i bambini nei campi profughi interni del paese ci accolgono lanciando cori di supporto al governo, alla nazione e al proprio Dio (che sia esso cristiano o musulmano poco importa) -“Allah, Syria, Bashar w bas”; i più anziani ci incitano a tornare nelle nostre case e a raccontare la verità su quello che sta accadendo in Siria. Questo è un popolo di leoni. È questo che i media non dicono»

Facciamo un po chiarezza sul conflitto siriano. Molti i punti oscuri e moltissime le informazioni errate. Nessuno sviscera il casus belli, le prospettive, il coinvolgimento di altri stati. Chi approfondisce di più, tramite altre fonti di informazione, chi si lascia stordire da ciò che passa il tg nazionale. Tu hai approfondito la situazione, vivendo luoghi e persone coinvolte.

«Molti si ostinano a considerare la guerra in Siria come un conflitto civile. Non è affatto così. La Siria prima della guerra era un paese in cui convivevano nel pieno rispetto reciproco moltissime etnie e differenti culti religiosi, in piena pace, senza alcun odio e accanimento per le differenze, considerate, anzi, una ricchezza patrimoniale inestimabile. Basti pensare al fatto che il partito che guida il paese non ha una matrice religiosa che coincide con quella della maggioranza della popolazione. Il conflitto nasce sulla scia di quelle che sono state definite “primavere arabe”, guidate da sparuti gruppi di opposizione che sono in seguito diventati ISIS e fronte Al-Nusra (i cosiddetti “ribelli moderati” che di moderato hanno ben poco) grazie all’ausilio economico e militare dei paesi sunniti del Golfo. A gonfiare le fila di un’opposizione debole hanno provveduto i dollari, in uno degli ultimi paesi del Medio Oriente guidati da un governo “scomodo” e non allineato ai dettami economici e geostrategici dell’area. Quell’opposizione “democratica, ribelle” è ora quello spauracchio nero che tinge di buio le nostre serate di fronte alla televisione mentre guardiamo i telegiornali: i tagliagole, i rapitori delle ingenue Greta e Vanessa, che hanno creduto nell’abbaglio mediatico di un’opposizione moderata e ribelle, i distruttori della millenaria Palmira. Questo è quello che noi affermiamo sin dall’inizio della nostra attività in Siria, con o senza i riflettori mediatici puntati contro. Non ci stiamo ad accettare la visione dei più di un conflitto distinto tra i buoni della coalizione occidentale e i cattivi supporters del “regime” del “sanguinario” Assad. E’ per questo che, zaino in spalla, partiamo senza paura»

Quindi Assad non è un despota? Il Partito Baʿth Arabo Socialista non è l’URSS di Stalin? Eppure in Europa e Stati Uniti, ogni fonte di informazione lascia intendere il contrario. Cosa, quindi, secondo te, spinge la popolazione siriana a difendere colui che molti media occidentali descrivono come un sanguinoso ed ottuso dittatore?

«Il presidente Bashar al Assad non è un despota, è il padre della patria. Lo si capisce appena varcato il confine tra il Libano e la Siria: pochi metri più avanti comincia ad apparire il volto di Assad su ogni muro, insieme alle bandiere siriane, sugli spartitraffico, sulle serrande, ovunque sia possibile. L’Occidente non riesce a immaginare che un popolo possa amare fino a questo punto il proprio presidente, è talmente inconcepibile e lontano dal nostro approccio alla politica che l’unica giustificazione che possono trovare è etichettare Bashar al Assad come despota. La popolazione siriana ama il proprio “sanguinoso dittatore” perché è colui che, insieme al padre, ha saputo garantire uno stato sociale in Siria: dalla sanità al sistema di istruzione, dalla tutela delle minoranze al rispetto reciproco delle diverse religioni che hanno da sempre convissuto in Siria prima dell’arrivo dell’Isis.»

Vivendo la realtà siriana, ti sarai scontrata con grandi e profondissime emozioni. Dovessi sintetizzarmi la tua esperienza con un aneddoto?

«Ho conosciuto Ahmad durante la missione del settembre 2015. Aveva 11 anni ed era sudato per via dell’umidità di quel letto celeste d’ospedale. Un angelo senza gambe, stava giocando a calcio quando esplose un mortaio…ribelli moderati, dicono in occidente. Gli occhi gonfi, inenarrabili, braccia secche e viso scarno “Non avremo mai paura dell’Isis finché ci sarà il nostro presidente”, nessuna lacrima. La paura qui non esiste, nemmeno tra le vittime. Il male subìto alimenta la fierezza, schiere di anime dimenticate, in guerra contro tutto, anche per noi. Una trincea dello spirito, la consapevolezza del confine sacro si erge come un baluardo in questi piccoli cuori»

La tua visione riguardo il futuro siriano. La tua speranza?

«Non esistono speranze, sono vuoti contenitori di sospiri che non fanno al caso nostro. Esistono solo certezze. In questo caso la certezza della Vittoria del popolo siriano»

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B.F.

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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