fbpx
CronachePrimo Piano

La foto della discordia: Niko Pandetta si difende dalle accuse di Borrelli

La foto del rapper neomelodico Niko Pandetta con in mano due pacchi pieni di marijuana ha suscitato tante, tantissime polemiche. Il cantante catanese, infatti, non abbandona lo spirito provocatorio che da sempre lo contraddistingue.

Pandetta contro tutti

In prima linea a criticare la scelta di postare una foto di questo tipo, il politico Francesco Emilio Borrelli che accusa il cantante di spingere i giovani verso l’abuso di droga e la criminalità.

“Si può essere favorevoli o contrari alla legalizzazione delle droghe leggere, – afferma il Consigliere Regionale della Campania di Davvero Verdi- come ad esempio accade in Spagna. Ma qui il messaggio è un altro, qui si inneggia alla droga, all’abuso e di fatto allo spaccio e quindi all’illegalità criminalità».

«Pandetta non è certo nuovo a questo tipo di comportamenti. Già in passato ha avuto a che fare con la droga tramite lo spaccio per cui è stato anche condannato, oltre ad aver inneggiato a mafia e camorra e alla violenza. Continua a lanciare messaggi del tutto errati e fuori luogo inneggianti ai boss che possono deviare le menti dei giovani che, purtroppo, lo seguono. Invitiamo le autorità a controllare e verificare il contenuto dei suoi post sui social ed i sindaci dei comuni di tutto il Paese di verificare le organizzazioni dei suoi concerti in modo scrupoloso per controllare che vi siano tutte le autorizzazioni necessarie. Dato che molto spesso questi concerti sono stati organizzati in modo del tutto abusivo», conclude Borrelli.

La risposta del rapper

Non si è fatta attendere la risposta del neomelodico Pandetta, pronto a chiarire la propria posizione in merito, svelando inoltre che la marijuana in foto rientra, per basso dosaggio di Thc, nella categoria di prodotto in regola.

«Se Borrelli scorge un reato in quella foto allora lo denunci -sottolinea il rapper- altrimenti eviti i toni e i modi del moralizzatore, sfruttando invece la sua cultura e la sua intelligenza per contribuire positivamente al dibattito. Quella foto, che contiene una immagine tanto ironica -perché prendiamo in giro lo stereotipo di tutta la musica urban, rap, trap ecc., degli ultimi 20 anni- quanto provocatoria. Infatti quella che si vede è canapa legale, in regola con le disposizioni italiane. Potrebbe servire ad esempio per parlare di una pianta e dei suoi usi, come i tantissimi post che Borrelli stesso ha ricevuto su Facebook dimostrano».

«Invece -prosegue Niko Pandetta- sembra che gli interessi solo ed esclusivamente puntare il dito contro il mostro. Perché è senza dubbio più facile trovare un mostro e addossargli tutte le responsabilità della società, lavandosene le mani come Ponzio Pilato. È più facile sedersi sulla poltrona comoda di quelli che non sbagliano (o non ammettono di sbagliare)».

“Un attacco fondato sul nulla”

«Non sono orgoglioso dei miei errori, ma neanche così ipocrita da nasconderli. Non ho mai esitato a dire che ho sbagliato, ma la mia storia è autentica, non ho mai praticato l’arte sottile dell’ipocrisia e questa scelta, come anche quest’ultimo caso dimostra, la pago. Sto facendo un percorso di crescita, sia artistica che umana, perché le due cose coincidono quando si è sinceri con se stessi e con il proprio pubblico».

«E so che, come tutti, potrò ancora sbagliare (perché questa è la vita, potere sbagliare e rialzarsi e crescere), ma a differenza di tutti gli altri il mio essere personaggio pubblico amplificherà, e amplifica, ogni mio gesto, ogni mia azione. Questo lo accetto. Fa parte del gioco, lo so. Quello che non posso però accettare è di essere marchiato come mostro da chi sui mostri, e le mostruosità, ci campa. Per questo sento il dovere, verso me stesso e verso tutti, di rispondere, spero per l’ultima volta, a un attacco che trovo fondato sul nulla se non sulla promozione mediatica personale di chi lo ha scagliato».

«Sono una reazione alla vita -conclude l’artista- e sono autentico. Se Borrelli vuole condannarmi per le mie canzoni allora condanni prima e innanzitutto la realtà che le ha create. Soprattutto, chiarisca in maniera inequivocabile che etica e codice penale non sono la stessa cosa. A meno di trovarsi dentro l’incubo dittatoriale di uno stato etico che ti condanna a morte perché la tua arte o il tuo pensiero non coincidono con il suo. Chi vuole farsi pubblicità sulla mia faccia abbia almeno l’onestà di farlo senza queste inutili scorrettezze».

E.G.

Tags
Mostra di più

Redazione

Quotidiano on-line siciliano

Potrebbe interessarti anche

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker