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La festa di Sant’Agata e l’affare cera

Centinaia di operatori abusivi per migliaia di chili di cera vendute e accese. Durante la festa di Sant’Agata, la cera diventa un vero e proprio business che cammina in una linea sottile tra sacralità e illegalità. Un business che genera introiti per migliaia di euro e che le istituzioni non riescono a regolamentare.

“È per questo che Catania deve prendere spunto da altre città, come Siena e il suo Palio, per contrastare l’attività dell’abusivismo”.

Già ad inizio mese, il vicepresidente nazionale Cna Federmoda Lorenzo Costanzo, aveva presentato attraverso il nostro giornale la proposta di creare una licenza provvisoria per tutti i venditori di cera e medaglie. (v.link)

“Il problema della legalità – aveva dichiarato – non si deve solo circoscrivere agli interessi della mafia, ma in linea più generale gli atti illeciti e non inerenti alla festa che ne compromettono la religiosità e la sacralità. Poniamo l’esempio della vendita delle candele: i venditori ambulanti non solo non rilasciano lo scontrino, ma non sappiamo neanche da dove provengono i ceri e dove andranno a finire i soldi”.

La proposta, appoggiata anche da Fabio Micalizzi, consigliere della Camera di Commercio, è quindi giunta alla sesta commissione consiliare per le attività produttive.

“L’idea di regolamentare – spiega Micalizzi – è quella di porre maggior controllo sulla concorrenza sleale che durante queste feste i commercianti onesti affrontano”.

“Come presidente della Commissione – dichiara il consigliere Ludovico Balsamo – non posso che essere d’accordo con la proposta. È un modo, tra l’altro, di avvicinare anche gli abusivi più incalliti, a volte scoraggiati dalla lungaggine della burocrazia, ad avvicinarsi alle istituzioni. Con una procedura molto snella, potranno svolgere l’attività in maniera regolare”.

Come spiega Micalizzi, infatti, tra i requisiti non ci sarebbe bisogno di possedere la partita iva (con i conseguenti costi), ma si tratterebbe di prestazione occasionale.

Un business regolamentato che potrebbe agevolare l’abbassamento di costi dello stesso comune per la pulizia delle strade dalla cera.

Ma la cera raccolta nei diversi punti di scarico a chi viene successivamente consegnata, dato che non è di competenza del comune? Chi si occupa del suo smaltimento? Esiste un bando per questi compiti o è a chiamata diretta?

È questo il punto più “oscuro” dell’affare cera, che andremo presto ad approfondire.

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