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La doppia preferenza è solo scambio tra correnti e gruppi di potere, va abolita

Un plauso va a chi battaglia all’Ars per eliminare la doppia di preferenza, preferenza di genere la chiamano, che alle elezioni amministrative ci fa votare un uomo & una donna. Del resto, battagliare serve a scongiurare che un domani, in ossequio a qualche trans, spunti la tripla preferenza: la gender.

Ora, quello che le donne – femministe indignate dalla possibile abolizione – non dicono (o non capiscono) è, però, che la “doppietta” c’ha solo uno scopo: agevolare i travasi fra correnti di ogni lista. S’accoppiano e si scambiano, la femmina ce la metto io e il maschio ce lo metti tu… e vissero tutti felici, contenti e politicamente corretti.

Non è un caso che sia stato il partito democratico ad avere di un tale scempio il copyright, con Lupo e il pelorso, Cracolici, che con benaltrismo hanno alzato le barricate: “le vere emergenze sono altre”, ecco. Di che stupirsi? nella preferenza uomo & donna c’è tutta l’essenza della politica che diventa casta: bisognosa del gioco di coppia, lui & lei, dentro, appunto, ogni partito fa meglio coesistere bande, coabitare famiglie e coalizzare correnti, elegantemente definite anime o sensibilità.

Altro che pari opportunità!

E, a proposito di partito democratico, davvero c’è qualcuno così stupido da credere che se per eleggere i deputati nostrani, i regionali, ci fosse stata alle ultime elezioni la preferenza doppia, lo spiffero Villari&Raia non avrebbe tirato per la giacca e per il bavero la corrente Sammartino&Sudano? (come è accaduto alle nazionali nel collegio di Misterbianco, dove Sammartino era candidato). O, più semplicemente, Sammartino e Sudano non avrebbero cagato di striscio Villari e la Raia e, chissà, avrebbero fatto coppia con Barbagallo, Anthony detto Entoni, e una femmina sua, ad esempio Ersilia Saverino. Insomma, la doppia preferenza è l’esasperazione della cooptazione.

E il M5S, per non sbagliare, ci va con l’entra e esci: da un lato la pentastellata Ciancio, di nome fa Gianina, più confusa che persuasa recita il ruolo della grillina: dunque controllo del voto, quindi la follia del seggio unico e “bla, bla bla”; dall’altro Forello, l’Ugo che a Palermo a sindaco venne candidato, che firma l’appello perché l’attuale legge non si cambi. In fondo, fatta la legge, quella elettorale serve a trasformare il consenso in seggio, e trovato l’inganno: qui, signori & signore, si vuol far del belpaese di santi e poeti un “misto crusca” di presidenta, sindaca e navigatora.

Altro che prosa per le quote rosa: aveva ragione Orwell a scrivere che “se il pensiero distorce il linguaggio anche il linguaggio è in grado di distorcere il pensiero”. Sarebbe preferibile ci si interrogasse sulla qualità della classe dirigente piuttosto che parlamentare, appunto, sul niente. Si elimini la doppia preferenza per non far torto all’intelligenza delle donne che, come narra la mitologia, non hanno bisogno di spinte avendo sancito l’eterna sconfitta del carro di buoi.

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