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La Crepanza apre la stagione di Palcooff

I Maniaci D’Amore portano in scena la loro danza della morte alla Sala Chaplin toccando le corde più profonde del carattere umano.

Una delle cose belle del venerdì è che dopo una settimana di lavoro puoi andare a teatro e staccare la spina soprattutto quando si tratta di uno spettacolo proposto da PalcoOff.

Un inizio di stagione davvero straordinario che quest’anno si propone di avere una attenzione particolare al teatro giovane, sia come linguaggio che come proposta teatrale. Giunto alla sua sesta stagione, il format PalcoOff che è una fucina di aria nuova per il pubblico che lo segue, ha reso chiaro fin dalla prima rappresentazione l’intenzione di guardare al futuro con la lucidità e l’attenzione alla qualità che lo ha sempre contraddistinto. Fuori dagli schemi tradizionali dei più acclarati titoli teatrali che popolano i cartelloni la direttrice Francesca Vitale ha la capacità di andare a scovare e portare a Catania, anche grazie al direttore organizzativo Renato Lombardo, il giusto equilibrio tra qualità e innovazione mettendo sotto gli occhi di tutti che il capoluogo etneo ha le capacità di competere culturalmente con le avanguardie europee. Sono poche le realtà in città che riescono a farlo e Palcoof è una di queste.

Dopo la chiacchierata mattutina all’interno del salotto della Libreria Fenice in diretta per la pagina Facebook dell’Urlo ( https://www.facebook.com/Lurloquotidiano/ ) la curiosità di andare ad assistere allo spettacolo era palpabile. Il compito di aprire il cartellone è toccato ai sorprendenti Francesco D’Amore e Luciana Maniaci con una produzione Maniaci d’Amore portando in scena uno dei loro ultimi spettacoli: La Crepanza, ovvero come danzare sotto il diluvio che sarà ancora in scena alla Sala Chaplin sabato alle 21,00 e domenica alle 18,00.

Due personaggi, Amara e Mio, quasi due stereotipi del mondo contemporaneo, si ritrovano conoscersi, per caso, nella bolgia sfrenata di un Rave Party, uno dei più famosi al mondo, quello del Burning Man nel deserto del Nevada, quando improvvisamente si risvegliano completamente soli in pieno deserto costretti ad interagire l’uno con l’altra. Mio, arroccato nelle sue certezze che sanno tanto di aforismi facebookkiani, verità assolute e superficiali alle quali non è necessario dare una spiegazione, si fa apostolo di una nuova tanto assurda quanto verosimile religione su una Aragosta di Plastica, magica e portentosa capace, se si ha fede, di salvarli. Contraltare a Mio è Amara, stanca della vita perché le hanno detto che la felicità non esiste si batte con forza, e forse anche contro se stessa, perché in fondo sa di essere una donna straordinaria, chiusa in una spirale isterica nell’unico momento in cui ricorda di essersi sentita al sicuro.

Un gioco di contrapposizioni tra razionalità e follia, fede in “qualcosa” e logica tagliente, tra il sole accecante del deserto e il freddo della notte i due si ritrovano in pochi minuti a vivere tutti gli stereotipi e le fasi di una coppia, come se rispettassero il copione imposto da una società che non c’è più, perfino le loro liti o i gesti di affetto sono vissuti con disagio da Mio o Amara in cui è più lo sforzo di volerli rendere autentici che la reale spontaneità dei sentimenti a governare il loro rapporto.

Assolutamente credibile, spontanea, genuina è la recitazione di Luciana Maniaci e Francesco D’Amore. Genuinità che oltre ad essere il loro marchio di fabbrica rende Vivi i personaggi in scena. Se lo scopo del teatro è fornire uno specchio profondo allo spettatore mettendo in luce, tramite la finzione scenica, le verità intime di chi vi assiste, La Crepanza ci riesce perfettamente, inoltre ti genera una incredibile esigenza di rivederlo o almeno sperare che il prossimo cartellone di Palcooff li riveda protagonisti.

Nonostante il temporale e il suono impetuoso della pioggia, quasi volesse prolungare gli accorati applausi dalla platea, l’incontro con gli Aut-attori, che tradizionalmente avviene dopo lo spettacolo, è stato piacevole ricco di domande e di espressioni di affetto e apprezzamento. La Crepanza, ovvero come danzare sotto il diluvio, è un titolo dai profondi significati umani e relazionali ma che, come nel grande teatro, più che cercati vanno goduti, vissuti.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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