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La continua metamorfosi dei Mechanical Butterfly

Dopo due EP i Mechanical Butterfly approdano al loro primo full-lenght The Irresistible Gravity. Un album che esprime tutta la loro voglia di sperimentare.

Cosa racconta in musica The Irresistible Gravity?

«Non essendo un concept le liriche aprono una finestra su spaccati di diversa natura approcciandosi però sempre in maniera emozionale.
Con Suoni dalle stelle, psichedelia chitarristica nel segno della piena libertà apriamo il disco che ci auguriamo sia un viaggio denso d’emozioni; percorso che si fa più intricato via via che ci si addentra nel turbinio d’atmosfere mutanti che si snodano nel secondo pezzo strumentale: Labyrinth of doors. Proseguiamo con Marks of time che si sofferma sulla necessità di fare i conti con le proprie cicatrici sino ad arrivare ad una paradossale negazione delle stesse per riavvalersi delle proprie forze. The Alchemist si sofferma sul tema del senso d’oppressione che scontiamo sulla nostra pelle, succubi di terzi a tutti i livelli: dai potenti sistemi ai piccoli ingranaggi gerarchici che, troppo spesso, muovono le fila di cose, vite, persone e sistemi come burattinai o, in questo caso, “alchimisti”. Emerald tears arriva come uno spaccato intimistico ed autobiografico circa la profondità di certi rapporti umani “andati a finire male”. Con Sparks within a downpour si l10513504_10152507869529484_1416937512539757061_nascia spazio ad uno spiraglio positivo, miraggio di una luce che è possibile nuovamente scorgere mentre si attraversa la pioggia più fitta e battente. Ed ancora Gravity, loop strumentale che conduce ad una ritrovata calma dei sensi prima dell’acme finale: La Fenice, bonus track che abbiamo regalato ai nostri ascoltatori poiché crediamo ci rappresenti nel modo di affrontare gli ostacoli che s’interpongono fra un’aspirazione di vita, musicale, sentimentale o lavorativa che sia, e la sua realizzazione: se s’impara a permettersi di cadere, lasciare andare una rinascita è sempre possibile».

Cosa vuol dire fare progressive rock in Italia ed in particolare in Sicilia?

«Il rock progressivo italiano è la realtà più fertile dopo quella anglosassone, con poche etichette indipendenti ma molto attive nel settore. La Sicilia ha da sempre sfornato talenti in tutte le realtà artistiche: in ambito prog citerei Malibran, Fiaba, Conqueror e Bill in The Tea. Al sud più in generale non mancano strutture e pubblico, ma organizzare eventi sta diventando sempre più difficile; questa la ragion per cui spesso ci si aiuta a vicenda tramite collaborazioni tra le stesse band o associazioni no-profit per organizzare rassegne ricche e valide che diano spazio alle proposte più complesse e meno commerciali che spesso rimangono nella nicchia di un pubblico già estimatore del genere».

Dagli EP a un full-lenght. Com’è avvenuto il passaggio?

«Inizialmente l’idea dei chitarristi fondatori, Alessio Oranges e Dario Laletta, era quella di promuovere un progetto strumentale con l’intento di concedere massima libertà di interpretazione all’ascoltatore. Il successivo cambio di direzione avviene con l’ingresso di una voce femminile (Francesca Pulvirenti, autrice anche delle liriche) portando all’autoproduzione di un EP dal maggiore impatto comunicativo, che si avvale dell’ingresso definitivo della tastierista Laura Basile. Infine siamo tornati con un nuovo sound incisivo e ambizioso, ammaliante e potente ad un tempo: un prodotto indirizzato a un pubblico attento e curioso».

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Metamorfosi è la vostra parola chiave. Che trasformazioni mettete in musica?

«Semplicemente ci lasciamo la libertà di spaziare sperimentando tutto ciò che fa vibrare le nostre corde. Siamo in continua evoluzione e alla ricerca di suoni e tematiche, melodie e rotture che colorino tutti gli stadi dei nostri percorsi interiori ma anche esteriori. Il tutto senza confinare i nostri brani ad una dimensione troppo contestualizzata o delimitata: crediamo sia un obbiettivo cruciale mettere l’ascoltatore nella condizione di poter trarre una libera interpretazione personale dei nostri “viaggi”, facendoli così anche un po’ suoi».

Oltre al nuovo album, che progetti avete per il futuro?

«Dopo l’ultimazione del disco e l’uscita on line nel luglio 2014 ci siamo spesi tanto per trovare un’etichetta interessata alla produzione e/o distribuzione del nostro lavoro… dopo tanto cercare pare che qualcuno sia disposto a credere nel nostro progetto. Insieme alla promozione del nostro ultimo album c’è la voglia di continuare a sperimentare e di dar forma a qualcosa di inedito con i nostri nuovi bassista e batterista (Emanuele Maita, Gioele Gentile): le idee fortunatamente non mancano e la voglia di suonare è sempre tanta! Chi vivrà vedrà, o meglio ancora in questo caso… ascolterà!»

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Redazione

Quotidiano on-line siciliano

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