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La Cgil propone una nuova legge sugli appalti

”Gli appalti sono il nostro lavoro. I diritti non sono in appalto”, è la scommessa lanciata dalla CGIL lo scorso febbraio e che domani, in occasione della giornata nazionale di raccolta straordinaria di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti, vedrà per le strade della Sicilia banchetti e punti informativi sull’iniziativa del sindacato riguardo la garanzia dei trattamenti dei lavoratori impiegati negli appalti privati e pubblici, il contrasto alle pratiche di concorrenza sleale tra le imprese e la tutela dell’occupazione nei cambi di appalto.

«È un’iniziativa di legge che colma le lacune emerse nella gestione delle leggi relative agli appalti. Prevediamo in poco tempo di poter raccogliere le trecento mila firme necessarie per la formalizzazione della proposta», spiega Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil di Catania. «Soprattutto – continua – vorrrei puntare l’indice verso la normativa italiana in materia di appalti: sappiamo benissimo che con la normativa in corso tranne che per pochi settori di attività, laddove cioè queste lacune vengono colmate dalla contrattazione collettiva cioè da un accordo tra le parti, non c’è nessuna possibilità per gli altri lavoratori di poter seguire il destino del proprio lavoro in caso di cambio d’appalto. A differenza quindi di quanto avviene negli altri paesi dell’unione europea. In Inghilterra, in Belgio o in Olanda per esempio quando c’è un cambio d’appalto i lavoratori seguono il destino dell’appalto».

Dello stesso parere anche Saverio Piccione, segretario organizzativo della Cgil Sicilia. «Quello degli appalti – afferma – è un tema da tempo all’attenzione della CGIL e i fatti gravissimi di questi giorni ci dicono che abbiamo visto bene. È necessario intervenire subito e bene- aggiunge – lavorando innanzitutto per tre obiettivi: la trasparenza, la qualità dei lavori e i diritti di chi lavora. Sta qui il senso della nostra iniziativa».

Colmare il vuoto normativo in materia di appalti reso ancora più pesante dagli ultimi provvedimenti del governo. «Le norme attuali del Job act – continua Pistorio – precarizzano ancora di più il mondo del lavoro a 360 gradi e rendono ancora più appetibile la sostituzione di manodopera in caso di cambio d’appalto. Per un verso si precarizza ancora di più l’occupazione e per altri versi molti enti saranno tentati di farsi concorrenza ribassando sempre di più sui posti di lavoro in occasione dei cambi d’appalto». Le aziende, ottenuto un appalto in sostituzione di un’altra azienda, opteranno sempre più per la decisione di mandaranno a casa personale altamente specializzato per utilizzarne altro usufruendo degli sgravi contributivi e di tutti gli strumenti messi a disposizione dalla normativa vigente. «La normativa italiana – spiega il sindacalista – non tutela il lavoratore. Se l’azienda perde un appalto, l’azienda che se lo aggiudica può procedere con nuove assunzioni non tenendo conto di chi già ci lavorava. Questo per un verso indebolisce la professionalità, quindi la capacità del lavoratore italiano di operare specializzandosi sempre di più nel suo settore di attività e dall’altro precarizza ancora di più il rapporto di lavoro mettendo ancora di più le aziende in condizione di non valorizzare le risorse umane disponibili sul mercato».

giovanni pistorio

Obiettivo della legge di iniziativa popolare proposta dalla CGIL, è appunto quello di «intervenire complessivamente sugli appalti non soltanto per renderli più aderenti alla necessità del tempo ma anche per fare in modo che attraverso questa disciplina si possa contare sempre di più sulla qualità e sulla garanzia che il lavoro già fatto non venga disperso».

Tra le città interessate dalle manifestazioni, anche anche a Catania con uno speacher’s corner per interventi dei lavoratori in piazza Stesicoro. La situazione nel capoluogo etneo non differisce dal resto del territorio nazionale in particolare per ciò che concerne le aziende piccole e non strutturate e quelle che operano nei servizi, che siano servizi di pulizia, di ristrutturazione o call center. «Un esempio per tutti, la commessa Wind che in questi giorni rischiava di essere affidata ad altre aziende piuttosto che affidata nuovamente ad Almaviva Catania. Nel caso in cui fosse stata affidata ad altri i lavoratori di Almaviva Catania sarebbero rimasti fuori dalla porta e si sarebbe dovuto procedere a nuove assunzioni che molto probabilmente non avrebbero coinvolto il personale che già aveva lavorato presso questa commessa. Per noi è una battaglia di civiltà, quella dei call center è una realtà nella quale lavorano più di otto mila catanesi e coinvolge un’intera generazione di lavoratori per lo più di sesso femminile con un titolo di studio medio-alto che rischiano di trovarsi fuori da un giorno all’altro senza alcuna possibilità di ricollocazione.. rischia di essere bruciata la nostra migliore gioventù».

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Redazione

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