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Canapa light, nuovo input economico e Catania risponde

La canapa potrebbe risultare una vera ricchezza per il nostro Paese.

Ad oggi sono 250 le aziende che la producono, ma è un numero destinato ad aumentare. Il nuovo raccolto, il prossimo autunno, potrebbe far lavorare 800 aziende in più. Gli ettari coltivati saranno probabilmente circa 5.000. E parlando di affari, i 44 milioni per il 2017 sono solo un assaggio del guadagno che potrebbe riservare il futuro.

I rappresentanti delle aziende agricole, come Cia, Confagricoltura e Federcanapa saranno determinanti riguardo le regole di coltivazione.

Beppe Croce, presidente di Federcanapa, sostiene che l’Italia ha un grandissimo potenziale in questo campo: «Le regioni dove la coltivazione è più propizia sono storicamente l’Emilia e la Campania, con la miglior produzione di canapa da fibra. Ma dipende dal tipo di prodotto finale che si vuole ottenere. Per le infiorescenze sicuramente la Sicilia e il Sud in generale hanno ottime potenzialità»

Secondo Riccardo Randello, rappresentante dell’Associazione Giovani Imprenditori Agricoli della Cia, incentivare la coltivazione della canapa porterebbe un grosso beneficio: «Sicuramente noi andremo a togliere un business alla criminalità, che è un primo vantaggio. Non ci sono incentivi statali per la coltivazione della canapa – continua – perché con la legge 242 del 2 dicembre 2016 hanno dato disposizione per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa».

«Con questa nuova norma non è più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificata con contenuto THC con un massimo del 0,2% salvo l’obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate. Nelle piante utilizzate il THC può oscillare tra lo 0,2% e lo 0,6% senza che comporti nessun problema per l’agricoltore. La legge ha disciplinato che, al momento, si posso coltivare solo le qualità ammesse, per uso della biomassa o scopo ornamentale».

Ma il Consiglio Superiore della Sanità non si trova pienamente d’accordo, e ha detto “no” alla vendita della cannabis light.  A riguardo, Randello dice «Hanno demonizzato i prodotti venduti con queste inflorescenze di canapa. Io penso che sia una conclusione troppo forte, in quanto si tratta di un principio di precauzione. Si parla di una quantità di sostanza attiva molto bassa. Il Ministro alla salute, Giulia Grillo ha detto di non allarmarsi e che si tratta di una decisione che spetta al governo. Al momento non c’è nessuna chiusura dei canapa shop, nel caso, avverrà una loro regolamentazione».

La questione “growshop”

Nel Belpaese ci sono 500 “growshop” specializzati che la commercializzano, ma la cannabis “light” è disponibile anche in tabaccherie, erboristerie e parafarmacie. Catania si è unita da tempo al coro di città operative in termini di canapa-shop.  E se prima la questione cannabis “light” poteva passare inosservata, grazie ai distributori automatici 24h è una realtà che si è imposta prepotentemente nelle vie cittadine. 

Botanica Urbana, Grow Shop Cibali e Capa Napa. Sono alcuni dei nomi attivi nel settore. Sono tutti d’accordo riguardo l’impennata delle vendite da quando il prodotto ha iniziato ha circolare. Ma discordi sono i pareri in merito alla disincentivazione della produzione e della vendita illegale. «il prodotto in questione non ha le stesse proprietà di quello legale. L’idea di “sballo” che i giovani cercano non rientra nelle caratteristiche che la cannabis light offre» è il parere dei primi due growshop.

Mentre Capa Napa, che vende come grossista, è fiducioso verso l’abbandono dell’illegalità: «Il nostro prodotto ha una caratteristica: la sicurezza.  Invece di cercare lo spacciatore di turno, o di recarsi in quartieri malfamati avviene tutto in negozio. Ed è così semplice».

Sembrerebbe dunque che non siano i giovani i clienti di questi canapa-shop. O almeno non i giovanissimi. La clientela ha un’età media tra i 18 e i 45 anni. Ma Grow Shop Cibali vanta anche acquirenti molto longevi: «Persino alcune persone di circa 80 anni comprano la cannabis light».

Botanica Urbana sta per festeggiare i due anni di attività: «Quando ho aperto, le reazioni dei catanesi sono state parecchio diffidenti». E sembrerebbe proprio un dato comune.

Superato un primo scetticismo, è innegabile come il mercato della canapa sia una realtà commerciale concreta a larghi orizzonti. Già piccoli passi sono stati fatti dall’Italia verso di essa, sia nel campo economico che agricolo. Negli anni ’40 era la prima a produrre canapa in Europa, la seconda in tutto il mondo. Ora la situazione si è rovesciata e ci mostriamo come un Paese ancora molto indietro sull’argomento. Sarà possibile recuperare?

 

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