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La caccia alla volpe: fra ipocrisia e torture

La sezione catanese dell’OIPA ha pubblicato una nota relativa alla caccia alle volpi.

L’OIPA Italia è una onlus che ha come obiettivo la tutela e la valorizzazione  della natura e dell’ambiente, l’abolizione della vivisezione nei vari paesi del mondo e la difesa degli animali da qualsiasi forma di maltrattamento: caccia, circhi con animali, corride, feste popolari con animali, randagismo, pellicce, traffico di animali esotici, zoo, allevamenti intensivi, macelli e per una diffusione dell’alimentazione vegetariana/vegana.

Come espresso nel comunicato, per l’OIPA la caccia alle volpi esiste per proteggere i cacciatori. Le volpi infatti si nutrono di lepri e fagiane ponendosi così in una situazione concorrenziale nei confronti dei cacciatori. Per l’OIPA in pratica la caccia alle volpi non esiste per preservare un equilibrio tra le specie, come dichiarato ufficialmente, ma per togliere un concorrente ai cacciatori.

Altro punto che tocca il comunicato è la violenza sugli animali. Nella caccia alla volpe si assiste spesso ad uno scontro fratricida fra i cani da caccia e le mamme volpi che difendono i loro cuccioli. Se le volpi muoiono e i cani rimangono feriti i cuccioli più fortunati muoiono sbranati, mentre quelli meno fortunati moriranno lentamente di fame.

Il terzo punto che si tocca nel comunicato è il mancato rispetto verso l’animale morto, spesso esibito come trofeo da caccia dai cacciatori, o meglio spesso usato come deterrente per non far avvicinare le altre volpi.

Questo per intero il comunicato redatto dalla sezione OIPA di Catania e provincia

 

“Il periodo degli amori per le volpi è tra fine gennaio e i primi di febbraio.La femmina ha una gestazione di circa 50 giorni e può dare alla luce un numero variabile tra 1 e 6 volpacchiotti. Facendo due rapidi calcoli,ciò sta a significare che ad Aprile le cucciolate sono già state partorite e messe al sicuro dalle madri dentro le gallerie scavate nel terreno. Le volpi si cibano di insetti,rane,topi,uccelli,lepri,conigli.Uccelli,lepri e conigli che costituiscono,guardacaso,anche le prede dei cacciatori per i quali le volpi,predatori naturali, rappresentano paradossalmente la “concorrenza”. La caccia alla volpe in tana ,pratica abietta consentita a dire dei suoi ideatori per salvaguardare l’equilibrio tra le specie,è una strage di innocenti. E ci chiediamo:ma chi censisce le volpi e chi stabilisce che esse siano in sovrannumero consentendo la crudele pratica della caccia in tana? Il vero e reale motivo è quello di proteggere fagiani e lepri affinchè possano abbatterli i cacciatori. In sintesi: la volpe è cacciabile nel corso di tutta la stagione venatoria anche nelle zone dove la caccia è normalmente vietata.I cosiddetti piani di controllo della fauna selvatica ,pur esulando dall’attività venatoria propriamente detta,ampliano de facto le previsioni contenute nel calendario venatorio,espandendo a tutti e 12 i mesi dell’anno il periodo in cui è consentita l’uccisione delle volpi.Il controllo della fauna selvatica è consentito dall’art. 19 della L.157/92 che individua come soggetti abilitati ad eseguirlo le guardie provinciali,i proprietari ed i conduttori dei terreni ove si attuano i piani medesimi e le guardie forestali purché muniti tutti di licenza per l’esercizio venatorio.
Ed ancora l’art. 13 della sopracitata legge elenca le armi utilizzabili alla scopo: fucile ad anima liscia o rigata o combinata.In termini generali,dunque,sono vietate tutte quelle modalità che causano strazio o gravi sofferenze agli animali coinvolti.
E lo norma sul maltrattamento? ci chiediamo tutti.
Seppur in teoria,i piani di abbattimento delle volpi prevedono anche l’utilizzo di cani “specializzati” che dovrebbero limitarsi a stanare gli animali nelle tane per poi farli sopprimere dai soggetti a ciò preposti a colpi di arma da fuoco.La realtà,purtroppo,è del tutto difforme in quanto la morte dei cuccioli avviene quasi esclusivamente per sbranamento.Quindi maltrattamento e uccisione con crudeltà non necessitati :la caccia tramite cani cagiona illecite lesioni e danni alla salute degli animali in palese violazione della normativa a tutela degli stessi,art. 554 bis e 544 ter c.p. .
Analogamente,tali condotte non sono espressamente previste e consentite neppure dalla normativa speciale sulla fauna selvatica in tema di contenimento.
Nella pratica ,tuttavia, la modalità di caccia alla volpe in tana emerge prepotentemente per la sua particolare efferatezza,violenza e crudeltà.
La sua diffusione deriva dal fatto che essa consente di ottenere risultati efficaci ed in tempi brevi,uccidendo i cuccioli quando sono ancora dipendenti dalle cure parentali.
Lo scenario è questo: si individua una tana,si sguinzagliano i cani,generalmente di piccola taglia,che riescono ad infilarvisi all’interno dove si riparano mamma volpe ed i cuccioli.Ne deriva uno scontro violentissimo :da una parte un cane ben addestrato ,dall’altra una madre che,come qualsiasi altro mammifero,lotterà fino alla morte per salvare i suoi cuccioli.Da questi scontri generalmente i cani escono fuori feriti,le volpi adulte vengono uccise e i cuccioli muoiono o di inedia o sbranati.
Una carneficina vera e propria, scriminata dalla legge speciale.
E siccome tutto il mondo è paese,scenario di queste atrocità è anche la Sicilia.
A San Cono,in provincia di Catania,il Sig. Angelo L. ci segnala l’uccisione di una volpe rinvenuta all’interno della sua proprietà agricola:un macabro rinvenimento che ha suscitato in lui orrore e pietà in quanto,non solo è inconcepibile l’uccisione dell’inerme animale ma,ancor più incomprensibile e raccapriciante è il trattamento riservato alla carcassa.
“Dov’è finita la pietà?” mi ha chiesto Angelo al telefono mentre,sbigottito ed amareggiato, mi raccontava quanto accaduto e mi rassicurava sul fatto che avrebbe di lì a poco provveduto a rimuovere la carcassa per collocarla adeguatamente.
La pietas:amore,compassione e rispetto.Si trovano nelle lacrime di chi non si rassegna alla crudeltà e alle ingiustizie.
E mi viene in mente Albert Schweitzer quando affermava che “ ..l’etica nel mondo occidentale si è in gran parte dedicata alle relazioni tra gli uomini.Ma questa è un’etica limitata.Noi abbiamo bisogno di un’etica senza confini e che includa anche gli animali.Coloro che antepongono i diritti degli umani a quelli degli animali non hanno compreso che la pietà è una sola come la compassione.”
Ringrazio il Sig. Angelo per averci contattato e per aver restituito alla volpe,seppur nella morte,quella dignità che non dovrebbe mai essere negata a nessun animale non umano.
Grazie a tutti e alla prossima.”

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Redazione

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